Giuseppe's profileBJ CHIAMA ITALIAPhotosBlogLists Tools Help

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    Caro Babbo Natale

     
    No.
    Non mi sono dimenticato.
    Non è stata colpa della fretta,del lavoro,dello stress o delle corse.
    Niente di tutto ciò,Babbo.
     
    Se quest'anno non ti ho scritto la solita lettera,anzi,se quest'anno non ti ho scritto proprio,
    non è stata nè dimenticanza nè neglicenza,Babbo.
    E non è un caso nemmeno il fatto che ti scriva ora,il 26 dicembre.
    A festa finita.
     
    Dopo cene,cenoni,veglie,pranzi,regali,pensieri,parole,opere e omissioni.
     
    No.
    Questa volta è tutto calcolato.
    Ed è andata esattamente nel modoo in cui doveva andare.
     
    Perchè caro Babbo,
    la letterina dell'anno scorso io non l'ho scordata.
    Le mie richieste forse ti saran sembrate piu' preghiere,ma comunque erano sincere.
    E tu ci hai scherzato su.
     
    Ti chiedevo solo una cosa... una su tutte,Babbo: del tempo.
     
    Tempo per me.
    Tempo da dedicare a chi volevo io,senza correre,senza rincorrere,senza scappare o
    essere inseguito.
    Tempo.
    Solo ed esclusivamente quello.
     
    Ma tu ci hai riso su,Babbo.
    Hai capovolto la mia letterina come una clessidra ed hai cominciato a rubarmi l'unica cosa che avrei voluto.
    Hai fatto correre il tempo ancora piu' velocemente.
     
    Hai trasformato le mie corse da frenetiche a vertiginose.
    Le mie giornate da pazzesche a infernali.
    I momenti di relax sono state oasi in un deserto di ritardi.
    La sabbia,tutt'attorno,era quella della clessidra impazzita.
     
    Sono stato al gioco,però.
    E' un anno che sto al gioco.
    Che corro,Babbo,senza Renne che mi scortino fra i tetti della città.
     
    E correndo correndo sono arrivato qui.
     
    E cosa ti chiedo,ora,Babbo?
     
    Ora che vivo esattamente dove ho sempre sognato.
    Piazza Vittorio 1.
    Ora che ho la macchina che ho sempre sognato.
    Ora che faccio quel lavoro che mi piaceva tanto,che ho fatto diventare tale andando contro tutti e tutto.
    Anche contro me stesso,a volte.
    Ora che ho quella donna che rincorrevo da anni e,spesso,rincorro ancora,anche quando dorme al mio fianco.
    Ora che ho imparato a valutare le persone per quello che sono,circondandomi di pochissimi amici
    ma che proprio in quanto tali valgono per 500.
     
    Ora che ho guadagnato tutto questo,cedendo in cambio l'unica cosa che volevo,dimmi,Babbo...
    Cosa avrei dovuto chiederti,Babbo Natale?
    Con cosa avrei dovuto farti giocare,questa volta?
     
    Non ti ho chiesto niente,Babbo.
    Niente lettere,niente elfi,niente renne.
    Niente Natale,forse.
     
    Ma ho avuto le mie rivincite,e non sei stato certo tu a regalarmele.
    Dimenticami,per quest'anno,perchè la cosa piu' importante che ho imparato
    in questo 2008 è che si può davvero ottenere ciò che si vuole,anche senza chiedere aiuto ad altri,
    nemmeno a te.
     
    Questa consapevolezza è l'unica cosa che mi hai dato in dono.
    Te ne ringrazio.
     
    Al prossimo anno,Babbo.
     
    Con affetto,
     
    BJ.
     
     

    Il ballo del freddo

     
    Ci sono sere in cui fuori fa freddo,molto freddo.
    Ma dentro molto di piu'.
     
    Sono quelle sere in cui il cuore della notte batte all'unisono col tuo,
    in cui le nuvole che passeggiano in faccia alla luna sono uno specchio dei
    tuoi pensieri,uno specchio in cui la città si riflette piu' per noia che per vanità.
     
    Sono quelle sere in cui torni indietro di anni,e anche se è cambiato tutto ti accorgi che non è cambiato nulla.
     
    Il freddo lo trovi nelle strade,quelle strade che hai percorso mille volte,le conosci a memoria
    eppure in certe sere ti riescono a stupire lo stesso.
    Il freddo è quel manto stradale patinato di ghiaccio... parte dagli occhi e attraverso i nervi
    tesi giunge alle ossa.
    E non si stacca piu'.
     
    Hai cambiato magari casa,lavoro,attitudini,pero' arriva lo stesso quella sera in cui
    ti ritrovi a passare col rosso quei pochi semafori che ancora non si arrendono al lampeggiare
    giallo e confuso che la notte impone.
    Per strada come nella mente.
     
    L'occhio stanco ha la peggio,non ti convince a rincasare,perchè in quelle sere la solitudine è
    la peggiore delle compagnie nel silenzio vero  o presunto della tua cameretta,che non
    basta nemmeno lo stereo per metterlo a tacere.
     
    Allora ti fai del male,rimani a ballare col freddo che c'è fuori,offrendo in dono il freddo che hai dentro,
    sperando che basti a scaldare almeno l'abitacolo della tua macchina.
     
    Balli come hai ballato mille altre volte,ogni volta promettendo a te stesso e al cielo e
    a quei pochi angeli che speravi ti stessero a sentire che sarebbe stata l'ultima.
    E invece sei di nuovo in pista.
    E balli,appunto.
     
    Balli con Superga che è sempre li,anche se avvolta nella sua sciarpa di nebbia.
    Balli con la Luna e le stelle,coi lampioni,con le prostitute,sempre le stesse,agli stessi angoli bui,
    forse piu' freddi del freddo che vedi dentro e fuori.
     
    Decidi di dedicare un ballo alla notte,e allunghi la strada per prendere quel panino in quel posto
    che prima ti correva incontro nel tuo tornare a casa,mentre ora si allontana,costringendoti
    a pigiare sul gas per andarlo a riprendere.
     
    Scambi quattro chiacchiere con gli amici che trovi li a caso,perchè la notte ha sempre qualche sorpresa,
    basta saperla riconoscere e accettare.
    Bella o brutta che sia.
     
    Mandi giu' piu' le chiacchiere che il panino,sperando che le une o l'altro servano a lenire un po' di quel freddo.
    E poi ancora via,sempre saltando i semafori come paletti dello slalom per lo sciatore
    che è in te.
     
    Scambi quattro chiacchiere con la collina,col fiume lento e grasso d'inverno,con la saggezza dei ponti,
    che ne han vista passare di acqua...
    Continui a girare e girare e girare,perchè la notte ti culla,quando non sei tu a tenere in braccio lei.
    E ti piace farti cullare,ogni tanto.
     
    Poi arrivi a quel punto in cui capisci che comunque,anche questa volta il ballo va verso la fine.
    Il freddo rimane,tu parcheggi e scendi e prometti che comunque non ballerai piu'.
    Sogghigni,tristemente divertito,allegro della tua malinconia.
    Sai che prima o poi tornerai a ballare.
     
    Il freddo che separa la macchina dalla casa è reale come quello che separa la mente dal cuore,
    ma è piu' tangibile.
    Alzi il colletto della giacca a vento.
    E continui a camminare.
     
    L'immagine riflessa nello specchio dell'ascensore ti rassicura un po'.
    La faccia stanca,il pantalone sempre troppo largo,un cappuccio consumato e quella giacca
    che proprio con la moda non c'entra un cazzo. Per fortuna.
     
    Ancora poche pratiche da sbrigare e poi ti arrendi al piumone.
    Per qualche secondo ti illudi possa fare finalmente un po' piu' caldo.
    Il tepore parte dai piedi,risale,risale,risale...
    Forse ci siamo.
     
    Ma,spenta la luce,capisci che anche il piumone non basterà.
     
    E riprendi a ballare...
     
     

    La neve e i suoi giocattoli

     
    Ci sono cose che non cambiano mai.
    E poi ci sono le piccole cose che invece cambiano,mutano,a volte
    semplicemente crescono,e non sono nient'altro che lo specchio
    del tempo che passa,al quale bisogna affacciarsi prima o poi,di
    tanto in tanto,per vedere l'effetto che fa.
     
    Prendi la neve.
    Anzi,il rumore che fa la neve.
     
    Non ne ricordo il rimbombo fra i mille tetti di Porta Palazzo,
    quando abitavo in un piccolo bilocale... ero troppo piccolo.
    Ricordo solo la sensazione di eccitazione,divertimento e gioco che quei milioni
    di fiocchi bianchi mi regalavano.
    Loro a giocare a cambiare il colore della realtà,per qualche minuto,ora o giorno...
    Io ad appannare e poi pulire per appannare di nuovo lo schermo della mia realtà,
    quella finestra che per me era proiezione dell'unico mondo possibile.
    Per qualche minuto,ora o giorno...
     
    Il senso di eccitazione,divertimento e gioco non è cambiato
    quando la neve si accumulava nel giardino di casa mia a San Mauro.
    Lo schermo si era allargato,non era piu' una finestra che si appannava
    ma qualche metro quadro di cortile tutto mio nel quale tuffarmi per
    condividere dal vivo la gioia bianca e fredda di quei giorni di inverno.
    Guanti,cappello,sciarpa,giubbotto pesante quanto ingombrante e via.
    Da solo,con un pallone,con Hollye,il miocane,con mia sorella.
    A volte addirittura con mio padre io mia madre.
    Ricordo che usavano legare una sciarpa ad una vecchia sedia di legno
    che per l'occasione diventava "slittino" e mi trascinavano a spasso
    per il cortile per minuti e ore e ore...
    La neve aveva il potere magico di liberarli dalla schiavitù del lavoro per qualche ora.
    Come se fossero loro a pulire dalla patina di condensa la finestra della loro vita
    per godersela un attimo,prima che il fiatone tornasse a coprire di doveri e
    responsabilità il loro tempo,la loro finestra sul mondo.
     
    Ricordo distintamente il rumore della neve san maurese.
    Era il rumore della pala arancione di Angelo,il mio vicino di casa
    che sin dalle prime ore del mattino,in caso di neve,scendeva in strada
    e spazzava quel che trovava.
    Ed io sotto il piumone mi godevo il sonno e il caldo conscio del fatto
    che,una volta aperta la finestra,avrei trovato un nuovo mondo la fuori,
    fatto di colori ed emozioni semplicemente diverse dagli altri giorni.
    Era il suono delle auto che "scricchiolavano" sul manto bianco.
    Era il suono degli alberi che si scrollavano di dosso i fiocchi di troppo,
    come un cane dopo il temporale,per tornare poi a scodinzolare.
     
    Ancora non so bene che rumore faccia la neve vista da vicino
    da un lucernaio che bacia i tetti di Piazza Vittorio.
    E' scesa,ma il volume della vita che sto conducendo ne ha coperto i passi...
     
    Le sensazioni,pero',sono le stesse.
    Sono le stesse che mi inchiodano in auto a girovagare senza meta per godermi
    uno spettacolo tutto per me,da condividere con la mia città e quelle poche anime
    indiscrete ancora in giro alle 4 di notte.
    Le stesse emozioni che mi fanno alzare la radio,tirare il freno a mano per far scivolare
    la macchina come se fosse una vecchia sedia di legno,in un piccolo cortile
    qualche anno addietro.
    La neve ha il potere di farmi sorridere allo stesso modo di allora.
    Forse perchè la neve ha il potere di mettere in risalto le tue impronte,
    i tuoi passi,in modo da farti vedere chiaramente da dove vieni,prima ancora
    che dirti dove stai andando.
     
    Un vecchio adagio dice che un uomo,un vero uomo,non cresce mai,cambia solo
    il prezzo dei suoi giocattoli.
     
    Forse per questo la neve è magica,perchè rende qualsiasi cosa giocattolo e,quindi,
    qualsiasi uomo bambino.
     
    E,quindi,più vero.