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SSS: Stasera solo Scialo!Il mio space si stava riempiendo di bei pensieri,
ma impoverendo di raccotni veri,vissuti,aneddoti di vita
goduta appieno...
Da quant'è che non parlo,anzi,scrivo di viaggi,feste nottate...
Troppo!
Non che non ce ne siano state,l'ultimo San Valentino per esempio e un vivo
ricordo li nella mente che mi dice che la vita va benone...
Però ci voleva qualcosa di più forte,che da un pò non accadeva...
E allora stasera si,stasera si spacca,i deve spaccare.
Perchè la festa di compleanno di BJ&Simo non è mai qualcosa di banale.
E dopo aver riempito il pick up 2 anni fa con 196 persone e dopo il tram ristorante
riservcato per noi l'anno scorso...
Quest'anno abbiamo voluto superarci...
Siete pronti?
Io si.
Io non vedo l'ora.
Perchè ho un pò di rivincite da riprendermi con lo stress.
Ma stasero lo affogo. Sul serio. Lo affogo.
Che torni pure a galla quando ce la fa.
Lunedi? Lunedi.
Ma stasera no.
Unici indizi per gli invitati (una trentina) che ancora non sanno cosa li aspetta:
portare 10 euro,un documento,costume/ciabatte/asciugamano.
E poi via...
Stasera Solo Scialo.
SSS Party.
Per una sera sarà già estate...
- Will Smith,"Party Starter" Quanto manca?Non so cosa sia questa fottuta voglia di estate che mi riempie le vene in sti giorni.
Da dove arriva?
Non da fuori,dato il freddo.
Arriverà da dentro.
Per forza.
Sarà questo accavallarsi frenetico e quasi fuori controllo di date,di viaggi,concerti,progetti.
Sogni.
Realizzabili o meno,comunque sogni.
Sarà che mentre mi dibatto come un orso in una gabbia fra lavoro e locali e banche affamate
e clienti e scatoloni riesco comunque a ritagliarmi una fetta di nuvola attraverso la quale vedere il cielo?
Sarà questo?
Non lo so...
So che sento il cuore pompare forte.
Energia. Calore. Estate.
Pompa proprio estete.
Che estate?
Non lo so,non la vedo,è troppo lontana.
La immagino.
E' una voglia.
Voglia di sentire l'alba in spiaggia.
Sentirla,sentirla nascere,bruciare,accendere il mondo.
Vedere il sole saltare fuori dal mare frusciando come un fiammifero sulla minerva.
Fffffssshhhhh! E via! Buon giorno!
Senza quell'odore odioso e goloso di zolfo.
Salsedine,tutt'al più.
Sentire la sabbia fredda e appiccosa che sbadiglia sotto i miei piedi per la notte insonne.
E i miei piedi nn darle tregua,sotto il peso dei miei pensieri.
Voglia di divorare con gli occhi quel colore indefinito che parte dal mare e si incastra nel cielo.
Col cielo.
Non è mare,non è sole,non è cielo. Sarà l'aurora?
Sarà.
Voglia di ascoltare il mare che accarezza morbido e gentile la terra.
Muoio dalla voglia di queste cose. La sento impellente. Dentro.
Come cammianre lento,senza affanno,distrutto nel fisico e immortale nei pensieri,verso un unico dovere: dormire.
Invece che correre per forza,distrutto dentro anche se fresco,di rado,nel fisico,verso un unico dovere: il dovere.
Vorrei essere già li,su quello che vedo come un traguardo e aspettare che l'infinito finisca,prima di tagliarlo e farlo mio.
Vorrei sentirmi addosso l'odore delle notti,del sale,dei tuffi,degli spruzzi,dei baci.
Vorrei avere le orecchie che ballano ancora nel momento in cui toccano il cuscino.
Vorrei che i miei sogni ed il mare si incontrassero al largo da ogni mio obbligo,dove il dovere non tocca
e l'ansia non osa spingersi,lei pessima nuotatrice di acque tranquille.
E tutto questo non so da dove arrivi,in questo freddo febbraio.
Tutto questo che è estate,è caldo,è sole. E' pace. E' me sdraiato senza pensieri.
E' me in una dimensione dove il tempo ha un peso diverso e nessuna unità di misura.
Vorrei più di ogni altra volta nella mia vita averlo qui,ora,adesso.
Vorrei essere già in vacanza.
Ma mi basterebbe anche solo non dovermi svegliare domattina alle 8.00 .
Di nuovo.
Ancora.
San Valentino e gli eroi romanticiIo quel giorno,quel San Valentino di qualche anno fa,lo ricordo ancora come fosse oggi.
Non un lontano ricordo sbiadito dai colori spenti,rosicchiati dal tempo. No. Lo ricordo come fosse ieri,oggi,adesso. Colori,suoni,profumi,volti. Il cellulare che suona,il freddo fuori,il freddo dentro. La corsa a cercare una tv,poi una radio,fino a finire in macchina,da solo.
Di San Valentino da solo ne ho passati tanti e quello odierno è solo uno in più fra questi tanti,
che non farà la differenza. Nè la somma.
Nè nulla. Uno in più. Ma non mi sono mai sentito solo come in quell'occasione.
Solo in macchina,al freddo,in un piazzale di montagna semideserto,poca luce e unica triste compagnia una radio. Con le sue voci metalliche che sembravano provenire da un'altra galassia,anch'essa fredda,asettica,distaccata. E dopo tutte quelle voci,guardar fuori dal finestrino era come guardare dentro me: buio,freddo,vento,silenzio. Il vento gelido a sottolineare il concetto che qualcosa si era rotto per sempre. La vita,va da sè,è la somma di diversi momenti.
Belli,brutti ma comunque vissuti. Poi ci sono i momenti "pubblici",quelle date,quelle occasioni,quei momenti,appunto,che tutta una nazione, se non tutto il mondo,vivono insieme,tristemente o appassionatamente insieme.
Momenti che segnano la Storia che,a sua volta,lega e intreccia sotto la sua ala protettrice tutte le nostre piccole storie.
Un nodo unico. L'11 settembre,per dirne una.
Ognuno di noi,sicuro,ricorda dov'era,che faceva,come stava. O il 9 Luglio 2006. Campioni del mondo. Urla,gioia,caldo,corse,auto,cori. Una gioia che prosciugava forze e divorava ugole e voci. Quel San Valentino rientra nelle date a metà,che han scosso gran parte di una nazione
e tante piccole storie nella loro forma più piccola,riservata.
Privata. Perchè nel silenzio appiccicoso della notte degli innamorati,in quel silenzio calmo e tiepido che puoi quasi toccarlo,
moriva un mito,un eroe... almeno per una parte d'Italia.
Almeno per quella parte d'Italia che amava sognare su due pedali,attraverso le imprese e le fatiche di piccoli uomini in grado di domare grandi,enormi montagne.
Attraverso le loro smorfie,il loro sudore,il loro non arrendersi di fronte a salite,discese,trionfi e destini crudeli. Il 14 Febbraio 2004 moriva Marco Pantani.
Lo ricordo come ieri,oggi,adesso,dicevo. La sala giochi di Sauze d'Oulx,le solite 4 facce annoiate dalla routine di mezza stagione montana.
Il cellulare che suona,un amico di vecchia data che apprende la notizia davanti alla solita TV e,subito,mi chiama. "E' morto Pantani". Non so quante espressioni avrà potuto cambiare la mia faccia...
Stupore,incredulità,tristezza. Poi via di corsa... le scale,la porta scorrevole,la piazza vuota,silente,fredda. La macchina,l'autoradio. E quelle voci di giornalisti più tristi di me. Moriva con lui qualcosina di me.
E non mi dilungherò sul raccontare cosa significasse per me,appassionato nato di ciclismo,Marco Pantani. Perchè certe cose o le vivi o non le capirai mai. Hanno provato a spiegarmi che la Gioconda è un'opera d'arte straordinaria,figlia di una mente geniale senza pari nella storia. Io ho continuato a vederci un quadro,dentro una cornice di legno,dietro una teca in una stanza di un museo a Parigi. Non posso descrivere le gioie ad ogni suo scatto.
Le emozioni. Come fai a descrivere le emozioni,quelle emozioni? Quelle emozioni per interposta persona. Non le tue. Le sue. Anzi le tue attraverso lui. Ad ogni suo scatto... quando la strada diventava impossibile e lui buttava il berretto,
poi diventato bandana,e partiva.
Dal mezzo del gruppo. Come l'asso di cuori che ti mancava per fare il poker,così,d'improvviso,dal mezzo del mazzo. E giù a rilanciare sul piatto già pieno di fisches. Quando ero su un letto d'ospedale vittima di un male che ancora non si capiva cosa fosse...
E vedevo lui volare fra i tornanti di un inferno terreno. Lui che dicevano,dopo quel terribile incidente alla Milano-Torino,che non avrebbe più corso... Quanta forza mi ha dato,Marco. Mi ha insegnato un concetto semplice,tanto semplice da essere indispensabile alla vita: ogni volta che cadi,se ci credi,puoi rialzarti e tornare a correre più forte di prima.
L'araba fenice che rinasce ogni volta più forte dalle sue stesse ceneri. Nel corpo e,soprattutto,nello spirito. Con le sue orecchie,gli occhi schivi,lo sguardo basso e il sorriso malinconico.
Romantico. Un eroe romantico d'altri tempi,glielo leggevi negli occhi.
Felici e malinconici,allegri e tristi. Contemporaneamente. Un eroe romantico che ha lottato,sempre.
Contro montagne,tempeste,salite,avversari,incidenti,sfortune. Fino ad arrivare,letteralmente,in cima. Fino a smettere di combattere. Fino a morire per aver smesso di combattere. Perchè l'essenza degli eroi romantici era,anzi è proprio questa:
vivere per combattere e combattere per vivere. La lotta,la battaglia, è quella fiamma che brucia,e bruciando scalda,e scaldando tiene a galla,tiene in vita. Spenta la fiamma,vinta o persa la battaglia,finito di lottare col destino,si muore. Si muore soli e solitari la notte di San Valentino. Pensate se a morire il 14 febbraio fosse stato Leopardi,o quel giovane Werther personaggio icona del romanticismo...
Invece ci è morto Pantani Marco da Cesenatico. Romantico allo stesso modo. Solo un pò più eroe.
Ciao Marco,oggi non è un giorno come gli altri. Stato d'animo: Figlio di un cane"Questo pezzo è per tutti quelli che sanno che è difficile non avere un padrone,e allora si adattano ad avere un padrone...
Si adattano a portargli le ciabatte,il giornale... Ma non si adatteranno mai a stare su due zampe o a far delle piroette per avere un osso perchè a quel punto,l'osso,se lo andranno a cercare da qualche altra parte! Questo pezzo è per tutti questi!
Bastardi,randagi,rognosi,ma tutto sommato ululanti e soprattutto... Vivi!" La neve se ne fregaLa neve se ne frega.
Non guarda cosa succede quaggiù,non le interessa. Se ne frega.
Lei semplicemente scende,seguendo regole e logiche tutte sue,a noi nascoste.
Arriva e detta legge. Sempre e solo la sua.
Non importa cosa sta succedendo in città,o al mare,o in campagna,o in montagna.
Non le interessa sapere se quell'appuntamento era proprio importante,se quella corsa era salutare,
se il traffico sarà un bene o un male...
Se ne frega.
Scende e se ne frega.
Piccoli fiocchi come bigliettini ad annunciarne l'arrivo,e poi via con lo show.
E noi tutti col naso all'insu a guardare.
Ad aprire la bocca per assaggiarne la rabbia. O il candore.
Coi nasi ad appannare i vetri delle finestre calde che ci separano dal bianco.
Ruba la scena a tutto: alberi,colline,monumenti,auto,albe,tramonti,vie...
Sempre,costantemente,fregandosene.
Non le interessa sapere se domani il sole o la pioggia o un po' di sale e qualche pala la spazzeranno via,
facendola sciogliere altrove,in luoghi angusti a lei ma più consoni per noi.
Si gode il presente,una lunga picchiata verticale fra le carezze del vento e i baci degli angeli.
Per atterrare su un soffice materasso bianco innocienza.
Cade sulle cose così come sui sentimenti.
La neve se ne frega anche di quelli.
Non le interessa sapere se tramuterà la tristezza in gioia o la felicità in malinconia.
Scende e copre i rumori dei pensieri,che si aggrovigliano troppo spesso in troppe menti.
Li copre e li lascia li a riflettere su se stessi.
Sciogliendosi domani,o il giorno dopo,o quello dopo ancora,avrà portato via con se
anche quelli.
Belli o brutti.
O,semplicemente,reali.
Le menti,allora,libere dal fardello,ricominceranno ad aggrovigliare gomitoli di paure,
come una Penelope al contrario.
Fino al prossimo fiocco di neve.
Che,ancora,se ne fregherà... |
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