| Giuseppe's profileBJ CHIAMA ITALIAPhotosBlogLists | Help |
Passato,presente,futuro.Non si può cambiare il passato.
Il passato è dietro,è superato,lontano,vicino,lontanissimo che sia.
Era,è e rimane passato.
Può avere insegnato molto o troppo poco.
Attraverso viaggi,avventure,lacrime,sorrisi,dolori.
Può aver regalato vittorie o sconfitte.
E la solita,inevitabile,infinita quantità di pareggi.
Può essere una serie di ricordi splendidi.
Pagine e pagine di diario di vita da incorniciare e appendere alle pareti del nostro presente.
Per sorridere,quando fuori piove e il buio viene giù un pò troppo presto.
Oppure può essere carta da stracciare,cancellare, da buttare nel camino che scalda la
nostra anima affinchè la nostra rabbia ne faccia fuoco e fiamme,da riciclare per
rischiarare un pò il domani,che non potrà essere peggiore.
Non dovrà essere peggiore.
Che a volte,per fortuna,peggio non si può.
Può essere questo e molte altre cose ancora,il passato.
E qualunque sembianza possa prendere o rappresentare,non abbasserà mai lo sguardo,
perchè non potrà mai farsi vittima o bersaglio di facili giudizi a posteriori.
I giudizi e i commenti di oggi non lo riguardano,non gli interessano.
Lui,indenne o meno,è passato.
E allora rimane una sola cosa da fare.
Guardare dritto negli occhi il futuro.
Senza paura,senza abbassare lo sguardo,mai.
Solo così il Passato,lui si in grado di giudicare,potrà darci la sua approvazione.
Sarà...Sarà che oggi il buio ha fatto capolino tardi,
costringendomi ad accendere la luce di casa mia solo alle 19.00.
Sarà che lavorando di notte,va da se che di giorno,volendo,il
tempo libero non manca.
Specie se si considera che il 90% dei miei amici di giorno è impegnato
fra lavoro,studio,finto studio,partners,impegni o presunti tali.
Sarà che l'estate si avvicina.
Sarà che nemmeno,o soprattutto,quando sono solo riesco ad arrendermi al
divano,alla tv,ad una piatta giornata,parte integrante e base solida su cui
poggiare una piatta settimana.
Sarà questo o altro,ma da un paio di settimane ho impostato una vita che,ma va?,
definire frenetica è riduttivo.
Ma,e qui viene il bello,è tutto alla luce del sole.
In senso concreto,non metaforico.
Mille attività infilate come in un antico mosaico a comporre
quella che da qui all'estate sarà la mia settimana modello.
Tenendo ben presente che da sera a notte fonda un impegno ce l'ho,e si chiama lavoro,
AmbharaBar.
E senza nulla togliere allo sport che pratico e che mi accompagna dall'infanzia
al quale molto ho dato e dal quale molto ho ricevuto,il calcio.
Ma ero stufo di elemosinare presenze fra sms,messenger e mail di amici o conoscenti che
avevano altro da fare.
Per cui,come sempre nella mia vita,piuttosto che rallentare,adagiarsi... via,si rilancia.
Ed ecco allora l'iscrizione in palestra.
La cara vecchia Tawaka,del buon Mauro.
Uno di quelli all'antica,che crede negli elettrostimolatori e nei corsi stile "tai-box" come
un adulto puo' credere a Babbo Natale.
"Non ottieni nulla senza spaccarti il culo".
Lo ripete alla nausea,farebbe prima a tatuarselo. Mitico.
Ecco l'idea della Maratona.
Vecchia di anni,rispolverata per l'occasione della Turin Maraton,al dì 19 di aprile.
Eccomi allora a correre almeno una volta a settimana col fido Gianlu,fino allo sfinimento
attorno a quel percorso da 1,2km.
Ecco,ultimo passo,la bicicletta.
Tolta dal muro del garage al quale era stancamente appoggiata da troppo,troppo tempo.
E via andare,fino a perdersi (metaforicamente e non) nelle campagne piemontesi.
Dove il Piemonte,come regione,esiste ancora.
Gli 87 km di ieri sono stati solo il primo passo di un passo che,appunto,non
voglio smettere nè rallentare.
Ricapitolando...
Lunedi palestra.
Martedi' calcio
Mercoledì palestra
Giovedi bici
Venerdi corsa
Sabato relax
Domenica calcio.
Era pressappoco il programma che avevo 10 anni fa,età 17 anni.
Sarà che proprio non voglio arrendermi mai.
Nemmeno al tempo che passa.
Chissà,magari a furia di correre,un giorno,lo riprendo...
Concorso: un film sulle canzoni di LigabueHanno indetto un concorso: "Racconta un ricordo che ti lega a una canzone di Ligabue".
Ecco il mio racconto...
"Una storia?
Ce ne sono mille... mille e una,come le notti.
Come Certe notti. Come quelle notti. Potrei raccontare di notti passate da solo,in macchina,
coi cd di Luciano a farmi compagnia. Li,di fianco a me,a farmi riflettere su me,sul mondo,sulla notte,sulla vita. Sulla mia vita. Potrei raccontare di viaggi improvvisati per gioco,con la scusa di
raggiungere una non meglio definita meta,con l'unico intento,vero, di cantare un po'. Di dare libero sfogo a quella voce che da dentro spinge verso l'alto, quell'energia che non puoi trattenere per sempre e che Luciano tanto bene descrive,rappresenta,vive. Soprattutto Vive. Potrei raccontare di capotte scoperchiate anche a -10°,in inverno,
solo per urlare contro il cielo,per restituire a qualcosa lassu' almeno un poco di quella merda,passatemi il termine, che ogni tanto mi sento piovere addosso.
E,anche quando sai che non stai restituendo un bel nulla,viverne almeno la sensazione. Illudersi. Crederci. Liberarsi un po' da quel senso di oppressione,da quell'impressione di non esserci. Notti passate a urlare contro il cielo... ci sono,ci siamo. Mi senti? Ci senti? Potrei raccontare di donne conquistate sulle sue note,
baci rubati per mezzo delle sue parole,incroci di sguardi magici resi ancora piu' magici dalla sua musica sapientemente dosata li,a pochi passi dal divano,sottofondo... Potrei raccontare di dediche inventate,improvvisate,testi riadattati
per questa o quella situazione,questa o quell'amica,quel gruppo di amici, quella vacanza... Potrei raccontare mille aneddoti.
O piu'. Ma,su tutti,vince uno. Stravince uno,li straccia tutti. Lo ricordo come fosse ieri.
Piazza Vittorio non mi era mai parsa così vuota e spenta.
Lei,la mia piazza preferita fra tante di una città che vivo e che amo,Torino. Eppure le luci erano tutte al loro posto,accese.
I lampioni a centro piazza,imponenti e regali. Quelli sotto i portici,raffinati e romantici. La Gran Madre di Dio laggiù,maestosa. Le piccole luci della e dalla collina,a illuminar lo sfondo,per render notizia della sua presenza in una notte buia, nè più nè meno di tante altre.
Perfino le stelle erano li. E dove,se no? Non mancava nemmeno la luna,nel suo girin-girare fra la Mole Antonelliana e la Basilica di Superga, regina incontrasta della scena.
Eppure la sensazione era quella.
Buio,silenzio,inquietudine. Che,e ci sono arrivato solo dopo un po',non erano la fuori,sparpagliati fra i portici e i cubetti di porfido della piazza,ma dentro. Chiusi in me.
Dentro un piccolo uomo,in un piccolo abitacolo di una piccola macchina,piccola fetta di una piccola vita. Una piccola vita che difficilmente potrà lasciare tracce in quell'altra Vita,quella grande. Che naviga in altre piazze,più grandi anche della mia Piazza Vittorio. L'inquietudine che mi gravava addosso era una di quelle che la vita e i suoi
giochi bizzarri,beffardi e misteriosi ti servono su un piatto d'argento così... Non quando meno te lo aspetti,ma quando meno lo vorresti. Perchè l'imbarazzo della scelta non solo è un imbarazzo,ma può essere anche doloroso. Se non per te,per qualcun'altro. Che magari non ha nemmeno il diritto di sindacare sulle tue scelte... Perchè tu una vita,una tua vita,l'hai ormai tirata su. E non è un fatto di età.
Non è per quei 26 anni che la carta di identità ti sputa in faccia ogni volta che la apri, anche solo per sbirciare velocemente chi sei...
E' per i sacrifici. E' per tutte le lotte che hai sostenuto,prima ancora che vinto o perso. O pareggiato o,con tutta la codardia di cui puoi,rimandato,allontanato,fuggito. E' per le passioni che hai coltivato e tirato su. E per tutte quelle che hai visto morire,essicate al sole della vita senza essere a sufficienza bagnate dal tuo impegno. E' per te. Per te stesso. Allora,mentre tutte queste considerazioni mi ronzavano fastidiosamente in testa,
mentre la notte andava lentamente a morire con la piazza sempre piu' deserta per tomba,
ricordo di aver fatto una cosa talmente semplice da lasciarmi sorpreso dei miei stessi gesti. Ho preso la custodia dei CD,i suoi,quelli di Luciano Ligabue. Ne ho preso uno a caso,senza guardare. Non per il buio nè per la paura. Solo per la voglia di vedere il fato,o chi per esso,fin dove avrebbe osato spingersi nello scherzare con me,con la mia vita, coi miei sentimenti...
Ho infilato il CD nell'autoradio.
Ho acceso l'auto. Coscientemente e allo stesso tempo con tutta l'incoscenza del mondo,o,almeno,del mio mondo per piccolo che sia,ho pigiato il tasto che in pochi secondi e col minimo rumore indispensabile scoperchia la mia piccola auto. Poco mi importava che fosse febbraio. Ho pigiato il tasto che,sul palco del teatro della mia auto radio,recita la voce "random".
Ho dato gas e ,al contempo,ho dato gas allo stereo.
Ho dato volume alla mia rabbia. Ho dato energia a me,che ne avevo bisogno,e alla notte,che ne necessitava quanto me. Ho dato voce all'istinto. E ho dato la parola a Luciano. "c'è chi mi vuole come vuole
un po' più santo più criminale e un po' più nuovo un po' più uguale mi vuole come vuole c'è chi mi vuole per cliente chi non mi vuole mai per niente e c'è chi vuole le mie scuse che ciò che sono l'ha offeso di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada" Ricordo come fosse ieri il tragitto percorso in quei pochi minuti.
Piazza Vittorio,Il ponte,Corso Casale,Strada Comunale Antica di Superga, Piazzale della Basilica,dove dall'alto puoi osservare tutta la città,fino ai suoi confini, fino a poter fantasticare di abbracciarla tutta,fino a credere di poterla fare tua. Ricordo di aver deciso in quel momento cosa fare. La decisione da prendere. Prendere. Perchè era li,a portata di vita. Andava solo presa. Mi mancavano pochi centimetri. Luciano mi ha preso in braccio,come fossi un bimbo che non arriva al
barattolo delle caramelle,e mi ha sollevato. Non dico molto. Solo un pochino. Quel tanto che bastava,però,per regalarmi,o per farmi regalare a me stesso,
la caramella più buona che,fino ad oggi,io abbia mai mangiato. Grazie Liga.
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