| Giuseppe's profileBJ CHIAMA ITALIAPhotosBlogLists | Help |
Un sogno chiamato MaratonaMi ci era voluto l'ospedale.
Un anno intero di ricoveri,alla media di uno al mese.
7 giorni su un lettino fra flebo ed esami e 20 giorni a scuola,fra esami e libri. E poi d'accapo.
Mi ci era voluto il dover saltare,per la prima volta in 12 anni,una stagione di calcio,
di allenamenti,di attività fisica,eccezion fatta per un pò di palestra.
Un anno intero,o quasi,senza mai poter correre.
E si che come calciatore non ero esattamente uno di quelli che sul campo di allenamento
si ammazzava di fatica. Anzi.
Ricordo gli escamotage per correre il meno possibile.
Nascondersi dietro i cespugli,sdraiarsi al buio nelle sere d'inverno,cercare gli spazi
piu' improbabili dove l'occhio del mister non potesse arrivare e poi hop,saltar fuori
come se nulla fosse quando i giri di campo erano finiti.
Perchè va bene il pallone,i dribbling,i tiri in porta... ma correre... correre... correre...
No,non mi andava proprio.
Ma,storia vecchia come e piu' del mondo,il valore delle cose lo riconosci solo quando
non le hai.
E quell'anno senza correre mi insegnò che la corsa è sentirsi vivo,io che incatenato a quei
lettini,a veder passare la vita da una finestra,mi sentivo morire.
Un giorno un medico,decantando una delle tante diagnosi poi rivelatesi sbagliate,parlò di un morbo
strano,a causa del quale per questa,questa e quest'altra ragione avrei dovuto chiudere con
lo sport.
Una mazzata pazzesca,ricordo lo sforzo disumano che feci per non scoppiare a piangere come un
bambino davanti ai miei genitori...
Però,subito,mi venne in mente un piccolo paragone,una storia o,forse,più una leggenda.
In quei giorni di ospedale e riposo forzato,l'unica mia distrazione era la piccola TV appoggiata
al davanzale della finestra della mia stanza,che proiettava ogni giorno le immagini del Tour
de France e di Marco Pantani.
Uno cui una macchina aveva spezzato una gamba,uno cui avevano detto che non avrebbe mai piu'
potuto correre in bici... Uno che,invece,aveva appena staccato in salita Lance Armstrong sulle "sue" strade...
Alla faccia dei medici,degli esami,del Destino stesso.
Così mi ripromisi una cosa: se il medico,come altri prima di lui,avesse sbagliato,io sarei tornato a correre.
Più forte di prima,molto più forte.
Proprio come Marco.
Domenica 19 Aprile
Sono già sveglio,e non da poco,quando la sveglia suona le 6.59.
Non ho quasi chiuso occhio nel mio girarmi e rigirarmi fra le coperte,teso,nervoso.
Giusto il tempo di un paio di sogni confusi.
E' buio,piove e fa freddo,troppo freddo per essere metà aprile.
Ma soprattutto piove,piove piove.
Quel ticchettio di gocce che mi ha accompagnato tutta la notte non accenna a diminuire.
Dà i brividi al solo pensarci.
I vestiti,la divisa,le scarpe,tutto è già pronto.
La colazione è un rito veloce che si consuma subito.
Poi via.
Piazza Vittorio è semi deserta alle prime luci del mattino.
Solo le transenne a bordo strada lasciano presagire ciò che sarà.
E piove... piove,piove,piove.
Passeggio velocemente e nervosamente lungo via Po.
Più mi avvicino a Piazza Castello,più aumenta il numero di persone,curiosi,atleti
che gironzolano in attesa dell'ora "X".
E il tempo che mi separa dalla partenza della mia prima maratona,letteralmente,vola.
All'interno dello stand trovo un angolo dove sedermi,togliermi la tuta,legare il chip alle
scarpe e via.
Poso nell'apposita zona lo zaino e sono fuori.
Solo,al freddo e sotto la pioggia.
Manca più di mez'ora.
Siamo tanti,tantissimi.
Faccio un po' di riscaldamento,un pò di corsetta,qualche esercizio di stretching più
per rilassarmi e per passare il tempo che non con la convinzione che mi servano per il "dopo".
Anche perchè,amara verità,io del "dopo" conosco veramente poco...
Però funziona. Mi rilasso.
La tensione mi scivola di dosso,cade giù,proprio come l'acqua che un cielo più grigio del solito
non smette di rovesciare su di noi.
Quel poco di paura ed apprensione che sentivo sulle spalle,pesanti,non c'è più.
Ora c'è spazio solo per la voglia. Di partire,di correre. Di mettermi alla prova.
L'annuncio dello speaker è un fulmine a ciel sereno,anche quando di sereno c'è ben poco.
Ci ammassiamo alla bene e meglio in diverse migliaia dietro la partenza.
I top runner davanti,noi dietro,la gente intorno e l'acqua ovunque.
Decido di tenere fino all'ultimo il K-way,lo toglierò al via o più in la.
Qualche scambio di battuta coi vicini,poi un rapidissimo susseguirsi di eventi.
L'elicottero della Tv che passa sopra di noi.
La banda che comincia a suonare.
Un lunghissimo applauso di incoraggiamento che sgorga dal centro del gruppo.
Lo sparo dello starter.
Il via.
Tolgo il K-way,ma l'impatto delle braccia nude con la pioggia non è dei piu' promettenti.
Decido all'ora per una via di mezzo: lo tengo a mo di Ravanelli,ma con la testa fuori...
Passano almeno un paio di minuti dallo sparo a quando,lentamente,molto lentamente,
riesco,passettino-passettino,a prendere il via.
Schiaccio "start" sul cronometro al mio polso sinistro. Si va.
Piazza Castello,via Po.
Piano,pianissimo.
Un po' la ressa,un pò il trovare il ritmo e la concentrazione,un pò la voglia
di preservare le forze.
Solo dopo il primo Km scopro una cosa che mi sarà di fondamentale aiuto: esistono i "treni".
Ovvero gruppi di istruttori preparatissimi pagati dall'organizzazione per creare e guidare gruppi di
persone fino al traguardo stando dentro un certo tempo,scritto su dei palloncini che tengono legati alla
schiena.
C'è il treno delle 3 (3 ore per finire la maratona),il treno delle 3h30',quello delle 4h,delle 4h30' ecc.
Insomma tu ti accodi e sai che tenendo il loro ritmo farai quel tempo li,preciso,al secondo.
Bellissimo.
Peccato che io,essendo alla prima maratona e non avendo riferimenti personali nemmeno dal poco
allenamento che ho fatto,non sappia proprio che treno prendere...
In Lungo Po Diaz mi sfila accanto il treno delle 4h.
Li lascio passare,non mi ritengo all'altezza.
Il mio unico scopo è finire,figurarsi in 4 h.
Probabilmente 4h30' è più realistico.
Proseguo allora in attesa del treno successivo.
Molta gente mi sorpassa,molta gente la passo io.
Mi sento bene,sto andando piano,leggero,ma il treno delle 4h30' non arriva,mentre quello delle 4h
è sempre li,poche decine di metri davanti a me,non si allontana.
Chissà,forse sono ancora in tempo per fare il biglietto e trovare un posto a bordo.
Al km3,corso Massimo D'Azeglio,rompo gli indugi,tolgo il K-way,lo incastro nei pantaloncicni e via,
con un piccolo allungo riaggancio il treno delle 4h.
Non so se sarò in grado,ma,penso,sto con loro finchè posso e poi vedrò.
I "capotreno",gli istruttori coi palloncini,fanno "show".
Animano,urlano,incoraggiano,scherzano,ridono.
E' tutto un susseguirsi di "hip-hip... urrà!!".
Coinvolgono la gente a bordo strada,ci danno infirmazioni sui tempi e sul ritmo di gara. Unico scopo,non farci pensare alla fatica,che,comunque,è ancora ben lontana dall'arrivare.
Procediamo a 5'40" al km,una media che mai,nemmeno nel piu' ottimistico dei sogni,avrei pensato
di tenere.
Ma finchè la barca anzi, il treno,va... lasciamolo andare. Andiamo.
Al km 5 il primo rifornimento.
Non ho nè fame nè sete,ma i vecchi insegnamenti dei miei primi compagni-maestri di mountain-bike
mi vengono in mente:" Bevi quando non hai sete. La sete è sintomo che all'organismo manca qualcosa,
quindi bevi sempre prima di arrivare ad evere sete".
Ok,vada per il gatorade.
Siamo ancora tanti,tantissimi,io rallento per prendere il bicchiere di gatorade ma da dietro spingono,non
riesco a fermarmi e salto il rifornimento... penso già di aspettare il km 10.
Poi ci ripenso,torno sui miei passi,torno indietro,controcorrente e finalmente acchiappo un bicchiere al volo e bevo.
Ho perso qualche metro,ma sto bene,sto da Dio e rientrare è un attimo.
La pioggia continua a cadere,abbondante,copiosa,antipatica,ma ormai siamo in ritmo,siamo in ballo e
non la sentiamo nemmeno un pò.
Moncalieri,e tutto va bene.
Al km 10 altro rifornimento,stavolta non mi fregano e va tutto liscio.
Sto davvero bene,il passo del treno delle 4h mi sta stretto,avrei voglia di forzare ma riesco a tenermi a bada.
Siamo a 1/4 e nemmeno so cosa può succedere dai 30 km in su.
Sto buono,tengo il passo.
Rido e scherzo e lancio gli urrà "chiamati" dai nostri capi.
Al km 11 attraversiamo la campagnia.
Siamo lontani dai centri abitati,probabilmente andiamo fra Nichelino e Beinasco.
Lontano dal riparo dei palazzi si alza un vento freddo e fastidioso.
Mi rifaccio ancora agli insegnamenti derivanti dal ciclismo,abbandono il lato destro del gruppetto
e mi sposto in mezzo,cercando riparo nei corpi altrui.
Ma il vento è forte,tanto che anche i nostri capi,gente che di Maratone ne ha corse a diverse decine,bestemmiano
un po'.
C'è addirittura chi,per scaldarsi,aumenta il ritmo.
Rischioso tanto quanto prendere freddo...
Io rimango nel mezzo e aspetto la città successiva.
Sto bene,la gamba c'è,di fiatone nemmeno l'ombra.
Comincio a realizzare che potrei,con tanto tanto tanto condizionale,potrei,dicevo,chiudere la mia
prima maratona in meno di 4 ore.
Un sogno. Piu' di un sogno,un'impresa.
Un'impresa eccezionale,come quella che cantavano gli Articolo 31.
Commincio a pensare alla tattica,manco fosse una gara.
Sto bene,il passo mi sembra leggero,quasi facile.
Potrei stare in gruppo con loro e poi a 35/37 o 38 km staccarli e andare all'arrivo
magari in 3h e 50'...
Sogni.
Ma già che ci sono,perchè non sognare??
Al km 15,per la prima volta,mangio qualcosa.
Il rifornimento offre,oltre ai soliti liquidi (acqua e gatorade),anche frutta,biscotti,fette biscottate,caramelle,barrette.
Per non saper nè leggere nè scrivere mi butto sulla cioccolata... due barrette e via.
C'è anche lo spugnaggio... spugne imbevute d'acqua per sciacquarsi,come non bastasse tutta l'acqua che stiamo prendendo,
oppure asciutte... per asciugarsi,appunto,e ri-inzupparsi 10 passi dopo... mah..
Le evito e le eviterò per tutta la gara. Ma c'è chi si ammazza anche per quelle.
Dal km 16 il ritmo aumenta.
I "capi" ci parlano di una salita che troveremo piu' avanti che ci farà perdere tempo,tempo che dobbiamo
recuperare sin da ora e,poi,in discesa.
"Cmq,ragazzi,siamo in perfetto orario!" fa il capo gruppo...
"Cazzo,siamo l'unico treno in orario in Italia!" esclamo... e giù a ridere.
L'unico under 30 del gruppo (se non dell'intera maratona... dove sono i giovani??),Fabio,
mi fa i complimenti per la battuta.
Ridiamo un pò,poi aggiunge "Chissà se saremo anche l'unico treno in anticipo...".
Intanto,già dal km 17 cominciamo a recuperare un pò di gente...
Gente che molla,che cammina o che,semplicemente,era partita troppo forte e ora arranca.
L'invito,per tutti,è quello di fare il biglietto e salire a bordo del nostro treno.
Km 22.
Siamo a metà strada.
L'orologio,che guardo il meno possibile,dice che siamo sotto le 2h.
1h58' e spiccioli.
Non male,considerando che l'unica volta che avevo percorso questa distanza ci avevo impiegato 2h03'.
Solo che ora,oggi,adesso,me ne toccano altrettanti.
Però,grande consolazione,da qui comincia il conto alla rovescia.
Non sembra,ma è una grandissima spinta morale ed emotiva.
Al km 24 comincia la salita.
E fa selezione,altrochè.
Il nostro treno perde passeggeri,in molti non ce la fanno a reggere il ritmo.
La salita è tosta,lunga e tutta dritta,non dà pause nemmeno allo sguardo.
Non una curva,un falso piano,niente.
Un nastro di cemento che punta al cielo e stop.
Ancora una volta mi viene in mente la bici... guardo a un metro davanti alla punta
delle mie scarpe,non oltre. Non un millimetro più in la.
Non voglio vedere se la salita finisce o continua.
Non voglio saperlo,non mi serve saperlo.
Devo solo correre.
Il km 25 è quasi tragico.
C'è il rifornimento in mezzo alla salita.
Si rallenta,gioco forza,per prendere da bere e da mangiare,e si riparte.
Ma ripartire in salita è diverso,è piu' duro,specie se mentre cerchi,stanco,di bere e di mangiare.
Il nostro treno si spezza sostanzialmente in due tronconi... e ovviamente mi trovo dove non si deve
stare mai,in nessuno sport.
A metà strada.
A "bagno maria",come si dice nel ciclismo. Col dubbio se accelerare o aspettare.
"Nella terra di nessuno",a metà fra il fondocampo e la rete,in gergo tennistico,facile bersaglio
per il passante avversario.
Impiego qualche secondo per decidere che fare...
Dietro sono lenti,davanti vanno.
No,non posso perdere il treno.
Non ora e,soprattutto,non in salita.
Non in salita,cazzo,io che da sempre mi definisco,sui pedali,uno scalatore.
Getto la bottiglietta d'acqua dopo averne rubato un ultimo sorso,stringo nella mano destra le barrette che
mangerò piu' in la e via,vado.
Allungo la falcata a costo di sprecare qualche energia e,non senza fatica,riaggancio quel che rimane del mio treno.
Gli altri,dietro,non ci riprenderanno più.
Intorno al km 28 mi riprendo,la gamba va,la coscia destra è leggermente affaticata,ma niente di preoccupante.
Ora,a preoccupare,è il "muro".
Così viene chiamato il km 30.
"Il muro dei 30 km".
Il muro dove i più vanno a sbattere,fino a farsi male.
Il muro che solo chi ne ha riesce a tirare giù.
Eccolo,fatidico,il cartello dei 30: "Qui comincia la maratona".
30,31,32,33.
Corso Francia non finisce mai.
Anche quando lo guardi da Superga,di notte,illuminato,non puoi non riconoscerlo.
Una lingua arancione che taglia la città in due,per raggiugere le montagne e,oltre quelle,
la Francia,appunto.
Affascinante.
Ma,che tu stia correndo o pedalando,una strada tutta dritta toglie il fiato,picchia forte sul morale,
non fa respirare nemmeno l'immaginazione.
Non puoi illuderti che dopo la curva migliori,perchè non ci sono curve...
Vedi solo quello che ti aspetta,e che faresti volentieri aspettare ancora a lungo...
Ancora km,ancora corsa,fatica.
Acqua e sudore.
Al km 34 mi accorgo,per la prima volta da quando ho tolto il K-way,che piove per davvero.
E fa freddo. Molto freddo.
L'acqua,che fino a poco fa era un sollievo,ora è un fastidio.
Le gambe,d'improvviso,sono dure,legnose.
Stanche,stanchissime.
Da un metro all'altro cambia tutto.
Come se si spegnesse una luce o,peggio,se ne accendesse una... quella della riserva.
Il passo è pesante e gli altri cominciano ad andare troppo forte.
La strada è lunga,anche se il traguardo è sempre più vicino.
Maledettamente vicino.
Fra un km un altro rifornimento,il penultimo,il più importante.
Non posso mollare adesso.
Comincia nella testa una lotta fratricida.
Sembro Jack Sparrow,mi immagino parlare con 2 piccoli me stesso che si nascondono
dietro le mie orecchie...
"Rallenta... che te ne fraga? Pensavi di fare 4h30',se molli ora fai 4h15',va bene lo stesso no?
Cammina... fai riposare le gambe e poi riparti... Non ti consumare.. va bene così..."
"Non puoi mollare ora. Meno di 10 km. Hai preso tutta quest'acqua per cosa?
Per mollare al 35°? Tira fuori le palle,il cuore,tutto. Chiudi in meno di 4 ore... Vuoi mettere?
Siamo uomini o caporali??????"
Le due voci lottano,e mi rendo conto che da qui in avanti è e sarà solo una questione di testa.
Solo una questione di testa.
Le gambe non c'entrano,ormai vanno per inerzia.
Fanno male,i polpacci soprattutto,ma se gli dici di andare,vanno ancora.
Dipende solo dalla testa.
Devi solo volerlo,devi voler NON mollare.
Mai.
Non un metro,non un passo.
Stringi i denti,fatichi,muori ma rimani li.
Ti attacchi ad ogni idea,ad ogni pensiero buono.
Perchè ogni metro è buono per lasciarsi andare.
Ogni passo può essere l'ultimo...
E ad ogni passo devi rispondere no,devi trovare argomenti,idee,speranze,appigli.
Pensi ad altro,cerchi di non pensare alla fatica.
Penso a Pantani,alla sua sofferenza a Montecampione,al suo "o salta lui o salto io" nel
duello con Tonkov,penso all'ultimo scatto che gli valse il Giro.
Penso a Bettini in lacrime sull'arrivo del Giro di Lombardia 2007,a come vinse quella gara
solo con la testa,senza le gambe,senza allenamento,solo per dedicarla al fratello scomparso
in un incidente d'auto...
E penso a me.
A quanto voglio quel traguardo in meno di 4 ore.
E poi,penso,fra un km c'è un rifornimento...
Il rifornimento arriva.
Si rallenta,si beve,mi illudo di riprendermi.
Ma dal 35 km e 100 metri riprende l'apnea.
Smetto persino di urlare gli "urrà" dopo gli "hip-hip" dei capi,che fanno casino per incitarci e
per coinvolgere il pubblico,sempre piu' presente con l'avvicinarsi del centro città.
Corso Francia è eterno.
Mollo.
Sento che sto mollando.
Perdo un metro. Poi due,tre,quattro.
Reagisco.
Non so dove,trovo la forza per rimanere li agganciato agli altri con le unghie.
Corriamo da3ore e mezza,sotto l'acqua,sono stremato ma non voglio perderli.
Un altro ragazzo,avrà sui 35anni,è nelle mie condizioni.
Ci guardiamo negli occhi.
Non abbiamo la forza di parlarci,ma capiamo entrambi.
Ci stacchiamo a turno.
Perdo qualche metro,rientro,si stacca lui,poi rientra...
37,38.
Sono ancora li,coi denti...
Guardo il ragazzo che sta mollando per davvero,riesco a dirgli solo "Dai!!".
Rientra,strizza l'occhio.
Mi avvicina l'istruttore,si chiama Mauro.
"Come va,ragazzo?"
Cotto,Mauro,sono cotto,cazzo.
Chiedo "Il 39 l'abbiamo passato?"
Di di si,Mauro,dimmi di si... ti prego.
"Sei alla prima maratona,vero?
Perchè lo sai che dal 38 in avanti non passano... sei tu che li prendi.
Non loro a passare.
Quindi non chiedermi se è passato,chiediti se l'hai preso".
Fabio,l'altro under 30,esordiente anche lui,allunga.
Ci stacca e se ne va.
Sta andando a prenderselo,il suo 39esimo km.
Mollano in 2/3,gli istruttori uralno ed incitano,la folla applaude.
Ma è durissima.
Corso Vittorio Emanuele.
I piccoli vantaggi di correre una maratona in casa,nella tua città.
So che siamo intorno al 39esimo,è chiaro che è quasi finita,è quasi 4 ore che corriamo.
Ma solo quando realizzo che siamo in corso Vittorio,capisco quanto Piazza Castello sia vicina.
39 km.
Poi svolta a sinistra in Corso Re Umberto.
Succede qualcosa.
La testa prende il sopravvento.
La grinta,il cuore.
Non sento la pioggia,il freddo,nulla.
Sento il profumo dell'arrivo.
Sono nel bel mezzo del gruppo.
La gamba,durissima,va.
Corso re Umberto. 40.
E' finita. E' finita.... Dai che è finita.
Vado.
Improvvisamente vado.
VAdo forte.
I capi danno il rompete le righe.
Al km 41 dicono che,chi ne ha,deve dare tutto.
Io do tutto. Parto.
Parto che nemmeno io so come sia possibile.
Vedo il cartello,piazza Solferino "Ultimo km".
Comincio a ridere.
Spingo a tutta e rido.
L'ho finita....
l'ho finita,cazzo...
L'ho finita,cazzooooooooo!!!
Via Santa Teresa.
Riaggancio quel Fabio.
Lo affianco,strizzo l'occhio e urlo,urlo con tutta la voce che ho,mi sentissero
anche all'inferno,che ho sfiorato: "L'unico treno d'Italia... in anticipo!!!!".
Lo passo a velocità doppia.
Volo e non so perchè,percome,ma volo.
Svolta a sinistra.
VIA ROMA.
Laggiu' il cartello... "ARRIVO".
Sotto i portici la gente applaude.
Ho il cuore che scoppia... e non so se piu' per la gioia o per lo sforzo.
Sulla destra un fotografo.
Faccio il gesto di Ronaldinho,il saluta da surfista....
Lui ride.
Io quasi piango...
100 metri.
Piazza Castello. Arrivo...
Il cronomentro non riesco a decifrarlo...
Vedo che comincia per 3 e non ci credo!
Rido,rido,rido.
Sembro un bambino,un pazzo,uno scemo...
Una signora distribuisce medaglie.
Me ne porge una,ma un altro si infila e me la "ruba".
Poi lei si gira e ne consegna un'altra.
Si rigira verso di me.
Rido ancora e ridendo,stremato,le dico "Dammene una o ti uccido!!!". Ride.
Ridono tutti o quasi.
Piove,piove piove.
Ora si,fa freddo,freddissimo.
Ho la mia medaglia al collo.
Mi giro.
I miei compagni di avventura arrivano,uno dopo l'altro.
Sono abbracci,feste,congratulazioni con gente che,tutt'ora,non so nemmeno che nome abbia,
a parte Fabio.
Arrivano i vecchi,poi gli istruttori.
C'è chi piange....
Sono foto,di gruppo,da soli,con la medaglia e con il cronometro.
Piove,fa freddo,ho la medaglia al collo.
Ho realizzato un sogno.
Non ho più forze,e rido,rido rido...
A stento,trattengo le lacrime di gioia.
Vorrei piangere,ma riesco a non farlo.
Come quel giorno,lontano,in cui mi dissero che non avrei piu' potuto correre...
La vigilia del gran giorno.Non ho sonno.
C'è un sentimento,un'emozione,un qualcosa dentro nello stomaco che non so definire che
mi tiene li,qui,sveglio.
Gli occhi che si chiudono per riaprirsi un secondo dopo.
E' un misto di paura,attesa,curiosità,senso dell'impresa,voglia.
Soprattutto voglia,senso di sfida.
Lo zaino è li,pronto,vicino alle scarpe,in attesa anche loro.
I vestiti anche,piegati alla benemmeglio sul pouff color panna.
La canotta,i pantaloncini,la felpa.
La roba per la colazione è al suo posto.
Prosciutto,sottilette,pancarrè,succo d'arancia,marmellata,fette biscottate.
La sveglia è puntata,ore 06.59.
Fuori piove.
Ma non è il rumore dolce della pioggia che batte sulle tegole e sul lucernaio a
tenermi sveglio,a impedirmi il meritato riposo.
E' proprio qualcosa che arriva da dentro.
E non si può battere.
E' la notte della vigilia.
Come prima di una partita importante,o dell'esame di maturità.
Solo che qui non c'è nessun giudice,nessun avversario,nessun premio.
E' una "passeggiata" senza pretese,42 km e spiccioli tanto per provare,senza
ambizioni particolari.
Non ho obiettivi da centrare,l'unica vera vittoria è tagliare il traguardo.
E allora cos'è?
Forse c'è che è una sfida con me stesso.
Con il mio io,il giudice piu' severo che conosca.
Allora,in bocca al lupo Beppe...
Vai BelloL'umanità di una persona la vedi dai piccoli gesti.
Da quelle cose piccole,insignificanti,da come questa o quella persona
riescano a dedicare cura e attenzione anche nel fare la più banale delle cose,
soprattutto quando potrebbero tranquillamente evitare di farle.
Invece no.
Fanno con tutto l'impegno (l'amore?) di cui possono anche il piccolo insignificante gesto.
Per esempio quel CD lanciato sul palco da una delle prime file,durante una canzone.
Il pezzo non è un lento e siamo verso la fine del concerto,quando le emozioni hanno ormai
preso una velocità difficile da arrestare,come un fiume che si appresta a spiccare il salto
di una cascata,senza sapere quanto piu' in là sarà il momento di ritornare fiume.
J.Ax canta a squarciagola,è in delirio primordiale e si porta dietro tutti i ragazzi del club.
Ma con la coda dell'occhio vede il cd atterrare sul palco.
La copertina èè quella di "Messa di Vespiri",anno 1994.
Chissà quante volta anche lui avrà guardato quella copertina.
La foto ritrae lui,Dj Jad ed altri 3/4 membri della sua "squadra" a tavola,intenti a mangiare un'abbondante
spaghettata tutta italica.
E sul bianco e nero dell'immagine spicca,in un angolino,un 31 rosso.
Chissà che pensa quando vede quella copertina che nonpuò non riconoscere subito.
Perchè quello è l'album che gli ha cambiato la vita.
Ax,dicevo,potrebbe tranquillamente tirare dritto come un TIR in autostrada.
E' sul suo palco,con la sua gente e ci sta dando dentro di brutto.
Ma non si è idoli di migliaia di persone per caso.
Senza perdere un solo beat,una sola nota,una sola rima,si china,raccoglie il cd e lo passa al suo
fido scudiero,col quale ha diviso tante avventure e altrettanti palchi,Space One.
Raccoglie anche il pennarello,atterrato a pochi istanti e a pochi centimetri dal CD.
E,sempre continuando a cantare,saltare,urlare,apre la custodia,autografa il CD e si dirige verso le transenne.
Evita un paio di braccia protese verso di lui,qualcuno che cerca di rubargli anche solo una carezza.
Li evita e con un gioco di sguardi "becca" il proprietario del cd e glielo porge.
Risale sul palco e,come se niente fosse,continua il suo show che,comunque,non ha mai interrotto.
Un grande,J.Ax.
Uno alla buona,"uno di Noi",come canta incessantemente il pubblico prima,durante e dopo il concerto.
Glielo leggo nello sguardo quando appare così,all'improvviso,da dietro una porta scassata che dovrebbe
fungere da barriera fra lui e il mondo.
La porta del suo camerino.
Una stanza piccola e male arredata,con 4 divanetti messi li a caso ed un tavolo imbandito per la cena imminente.
Niente maxi schermi o mega PC.
L'unica TV è un 7 pollici che trasmette non so quale razza di telefilm,e il solo Fabio B dispone di un portatile.
Grazie a qualche sotterfugio e soprattutto grazie a Miriam che Ax e i suoi li segue da una vita,mi trovo li anche io.
Ax mi viene incontro e mi si presenta come una persona normale.
Stringe la mano e da i 2 baci sulle guance sibilando un banalissimo "piacere".
Io rimango li... basito,impietrito,bloccato.
Non so per quanti anni avevo sognato quel momento.
Nel '94 avevo si e no 12 anni quando quel CD che era atterrato sul palco passava fra le mie mani.
"Messa DiVeSpiri".
12 anni.
Ero un ragazzino talmente ingenuo e immaturo che ricordo ancora il peso del mondo crollarmi addosso quando
un mio amico piu' "sgamato" mi rivelò il vero significato della canzone "ohi Maria".
Detto tutto.
Ero discretamente sfigato,senza nè capo nè coda,e cercavo me stesso la fuori nel buio,a caso.
A volte negli altri,a volte nella tv,a volte mi stufavo talmente tanto da non cercarmi nemmeno piu'.
Stanco di non trovarmi mai.
Omologato agli altri,capacissimo di passare inosservato,che non c'era davvero nessun motivo
perchè ciò non dovesse accadere.
Poi...
Poi la svolta,che coincide con l'ascoltare ed il riascoltare per ore e ore quel CD.
Quel RAP che nemmenoo capivo tanto bene cosa fosse.
Ma capivo che mi piaceva.
Non piaceva agli altri.
Ai miei,agli amici,alle amiche... solo a me.
E,prima grande differenza col passato,cominciavo a farmi bastare questa sola credenziale: piace a me.
Punto.
Di li i primi pantaloni larghi (Levi's neri,li ricordo ancora),il primo cappellino al contrario e via discorrendo.
Non era la nascita di un nuovo B-Boy,solo i primi passi di un ragazzo che,stufo dell'anonimato
a cui sembrava condannato per l'eternità,cercava una sua strada.
E quella strada l'avevo trovata.
Non mi interessava dove potesse portare,non me lo chiedevo,non ci pensavo.
Mi bastava aver trovato una strada nuova e averla fatta mia o,quanto meno,sentirla mia.
Di li una serie di cambiamenti tanto rapidi quanto sorprendenti.
Simpatico,bene o male,lo ero sempre stato.
Ma piano piano diventavo estroverso,coinvolgente e,addirittura,cominciavo a piacere alle ragazze.
Le "mise" erano sempre piu' improbabili,pantalone largo,bandana,canotta,smanicato,scarpe da basket...
Ma mi trovavo bene.
Mi piacevo,mi piacevo davvero.
E,di conseguenza,piacevo.
Ed il motivo era uno ed uno solo...
Avevo cominciato ad avere fiducia nei miei mezzi.
Avevo smesso di avere paura.
Non so di cosa o di chi. Forse di me.
Non so per come o perchè.
Forse un motivo nemmeno c'è.
Semplicemente,credevo in me.
E,che sia vero oppure solo suggestione,Ax e quel CD qualcosa centravano.
12 anni avevo quando uscì quel cd.
27 ne ho quando Nico,fido autista della Spaghetti Funk,scatta la foto.
Io di fianco a J.Ax.
15 anni di storia,della mia storia,riassunti in un click.
Non sarebbe bastata la decina di minuti che ho trascorso nei camerini di Ax
per spiegargli tutto questo.
Cosa significa,cosa ha significato lui per me.
Forse per questo non ho nemmeno tentato di dirglielo.
Forse per questo,quella foto,la terrò stretta per tutta la vita.
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