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    Altre notti

     
    Certe notti la macchina è calda,dove ti porta lo decide lei...
    Certe notti la strada non conta...
    Certe notti è la strada stessa a decidere il dove... Lei sa...
    Certe notti è il cuore...
    Certe notti è la testa...
    Certe notti è lo stomaco...
    Certe notti la strada la decide una stella da inseguire,noi piccoli remagi...
    Certe notti è la musica a guidarti verso boooh...
    Certe notti è la luna e il suo nascondino fra monti e colline e nuvole e pensieri...
    Certe notti sei tu e solo tu a decidere dove andare a pensare un pò...
     
    Altre notti,invece,decide Eleonora.

    Spinaceto caput mundi

     
    Non tutte le ciambelle riescono col buco,si dice.
    Ma nessuno spiega mai il perchè.
    Ammesso,e non concesso,che ci sia.
     
    Così capita che in un momento un pò giù uno decida di cambiare aria.
    Cambiare città,regione,area,facce,palazzi,contorni vari e assortiti.
    E dove ci si butta?
    Anzi,dove si pensa di buttarsi?
     
    Dove portano le strade.
    E tutte le strade portano a Roma.
    Quella Roma che il buon Faletti,in un libro stagionato ormai un paio d'anni,descriveva così:
    "... e,mescolata a tutto ciò,la gente che stava in quella città o che ci arrivava in cerca di qualcosa,senza sapere che qui non c'era,come non c'era da nessun'altra parte.
    Semplicemente,qui c'erano più posti dove cercare."
     
    Che,per uno che aveva posato il culo sul treno proprio per scappare dai problemi ed in cerca semidisperata di un qualcosa,è una descrizione perfetta.
     
    Così eccomi ad affrontare un improbabile viaggio notturno in uno scompartimento da 6 senza aria condizionata con il buon Harley.
     
    Dovrei scrivere un capitolo a parte su Harley,perchè è proprio quel tipo di
    personaggio che in una vita come la mia... no... non può proprio mancare.
    Ed infatti c'è.
    Non sempre,ma c'è.
     
    C'è quando non te lo aspetti ma come te lo aspetti.
    Anche se è meglio non aspettarlo mai.
    C'è ed è con me su quel treno,diretto anche lui a Roma,nel suo bunker che diventerà anche casa mia per il weekend,in quel quartiere dal nome improbabile: Spinaceto.
     
    Ora,un pò per il sottile gioco di coincidenze che mi accompagna sempre,un pò
    perchè il mondo è davvero troppo piccolo,scopro che la mia adoratissima infermiera romana Margherita sta a...
    Spinaceto.
    Come anche Massimo,il romano che venne a portarmi via la cara vecchia Leon.
     
    Insomma,tutte le strade portano a Roma ma passando per Spinaceto.
     
    Quella spinaceto che alla fine sostituirà Roma nel mio week end - fuga.
     
    Niente Colosseo,ma casermoni semi popolari;
    niente dolce vita romana,ma un fantastico pub dove alcolizzarsi con Melissa (maledetto Harley);
    niente trambusto e caos,ma tranquillità provincialotta e un  pò coatta ( o burina?);
    niente ristoranti VIP,ma gli spaghetti della nonna di Margherita;
    niente "nuove conoscenze",ma riabbracciare vecchissimi amici dai ricordi ormai impolverati (Alex!!);
    niente nuovi amori,ma vecchie fiamme che scottano ancora;
    niente Ferrari o Porsche a noleggio,ma la mitica Panda Cabrio...
    Insomma volete mettere??????
     
    Non tutte le ciambelle escono col buco.
    E nessuno spiega mai il perchè...
     
    Forse perchè,a volte,è quel buco che non ha proprio voglia di confinarsi,o di farsi confinare, in una stupida ciambella.
     
     

     

     


     
     

    L'ultima carezza.

    Il principe Antonio De Curtis,per molti "solo" e semplicemente Totò,la chiamava " A Livella",
    perchè,diceva, la morte è l'unica cosa che mette tutti sullo stesso piano,senza guardare in faccia a nessuno.
    In un mondo in cui nulla,nemmeno e soprattutto la legge,è uguale per tutti,Lei appiana le differenze.
    Livella i valori. "A Livella",appunto.
     
    Io non sono mai stato d'accordo con questa teoria, e non me ne voglia il Principe della Risata,l'ultimo re di Napoli
    prima di Maradona.
    Io credo che,al contrario,la morte sia semplicemente una lente di ingrandimento di ciò che la tua
    vita è stata.
    Un qualcosa che non fa altro che aumentare le differenze.
    Altro che livellarle.
     
    Un soldato che muore in guerra è un eroe,il povero carabiniere che muore nelle vie della sua città
    per inseguire un bandito no.
    Non avrà mai una piazza o una via intitolata a suo nome.
    Eppure era membro delle forze armate,proprio come quel soldato che avrà i funerali di stato.
     
    Mio nonno era una persona normale,con una vita normale.
    Ha avuto una morte normale.
     
    Ayrton Senna è morto schiantandosi ai 200 all'ora contro un muretto in un maledetto week end italiano
    di una decina d'anni fa.
    Se già era un eroe,quella morte l'ha reso immortale.
    Ne ha amplificato il mito.
     
    Altro che Livella...
     
    I ricordi antichi del liceo mi riportano alla mente le parole di un antico scritto inglese...
    Un po' la loro prima pietra della letteratura nazionale,"Beowulf".
    Uno dei personaggi diceva questa frase,che mi è rimasta impressa da allora ad oggi attraverso questi
    10 lunghissimi anni: "Il più grande trionfo per un uomo è quando il suo nome sopravvive alla morte".
     
    Ed è così che la vedo.
     
    Non so se queste parole valgano anche per i cani.
    Loro non hanno una letteratura.
    Solo sentimenti da esprimere in altro modo.
     
    Però mi riaffiorano alla mente ora,mentre la veterinaria,dolcissima,ha appena addormentato Hollye,
    il mio cane.
    O meglio,ciò che resta di lui,compagno di 15 anni di vita.
    Poi,chiedendo scusa,finisce di fare ciò per cui viene pagata.
    E la pressione di un pollice mette fine alla parte più bella della mia vita.
     
    La morte di Hollye è un po' quella di tutte le persone normali.
    Niente mito,niente eroi,niente di niente.
    Solo un padroncino lasciato solo a casa dalla famiglia a fargli le ultime coccole,le ultime carezze.
    Nessuno se la sentiva di fare ciò che io mai avrei rinunciato a fare.
    L'ultima carezza.
    Ed un paio di mani esperte e gentili ad indicargli la via.
     
    Poi un sacchetto nero,di plastica,si porta via con se una storia lunga 15 anni.
    E mezzo.
     
    Una storia che parte da un lontano febbraio,quando quel batuffolo di peli era per me,
    ragazzino di 10 anni,un gioco nuovo.
    Una gioia in più per riempire quel cortile che mi pareva immenso.
    Non bastavano le bici,il canestro,la piscinetta d'estate,gli amici.
     
    E' partita da li e da li è continuata.
     
    Io in quel sacchetto non ci ho visto solo gli avanzi di una scorpacciata di tenerezza.
    Ci ho rivisto un film.
     
    Ci ho rivisto me dodicenne che lo sgridavo quando mi impediva di volare a canestro.
    Voleva sempre togliermi la palla,io che già solo contro nessuno,in quei pomeriggi d'estate,
    facevo una fatica boia a far canestro.
    E' sempre stato un ottimo difensore. Anche a calcio.
     
    Scartarlo con la pallina da tennis non era poi così semplice.
    Mentre nella mia testa il cortile era il San Paolo ed io ero sempre e comunque Gianfranco Zola,
    lui cambiava casacca tutti i giorni.
    Grazie a lui ho fatto tunnel e mirabolanti dribbling a Maldini,Bergomi,Nesta,Cannavaro,Stam...
     
    Lui mi ha visto crescere e passare da normalissimo bimbo di 10 anni,viziato e capellone,
    a sfigatissimo tredicenne negli anni delle medie.
    A far la corte al boss della classe di turno,a sgomitare per ritagliarmi un pò di visibiltà agli occhi del mondo.
    Ha visto passare di qui tutti i compagni della mia vita.
    Anche gente che ormai non ricordo nemmeno.
     
    Le feste dei tempi del liceo le viveva come un incubo.
    Per evitare che scappasse in quel continuo apri il cancello/chiudi il cancello lo chiudevo
    in garage,e lui passava la notte ad abbaiare.
    Voleva partecipare anche lui alla festa.
    Perchè tanto ormai,dopo 5/6 anni si sentiva già uno di noi.
    E lo era.
    E mentre io continuavo a cambiare lui rimaneva sempre uguale.
    Affamato,coccolone,giocherellone e rompipalle.
     
    Alle 14 non c'era santo: cominciava a fare un casino tale che per forza poi qualcuno lo doveva portare ai giardinetti.
    Era la sua ora d'aria,e ci teneva,era suo diritto.
    Come tirava quel guinzaglio per inseguire odori che io nemmeno tutt'ora immagino.
    Allora lo lasciavo libero e partivano corse infinite,magari senza inseguire libellule su un prato,
    anche se comunque col passato stavo rompendo,giorno dopo giorno...
     
    Coi suoi primi "capelli" bianchi mi ha scortato nel difficile passaggio da adolescente sfigato
    a qualcosa che,piano piano,cominciava ad avvicinarsi a ciò che sono.
     
    I primi cambi di look,la ricerca di un proprio stile...
    Chissà cos'avrà pensato la prima volta che mi sono presentato ai suoi occhietti con quei pantaloni larghissimi.
    Le prime ragazze.
    Le ha conosciute tutte.
    Anche quelle che non ho mai conosciuto veramente nemmeno io.
     
    Ed era ancora li quando quel cortile che sembrava immenso cominciava a diventare troppo piccolo per farci
    stare sia la macchina di mio padre che la mia.
    La mitica Golf 1.6.
     
    Per mio padre aprire il cancello senza far scappare il cane era una formalità.
    Per me,18enne neo motorizzato,l'inizio di un'avventura.
    E di tante,tante,tante corse a perdifiato dietro quelle quattro zampe motrici.
    Maledettamente motrici.
     
    Coda alta,sguardo curioso e fiero mi ha visto diventare altleta maturo.
    Chissà come ha rosicato quando per la prima volta no... non è riuscito a fregarmi sullo scatto.
    Preso dopo pochi metri di fuga.
    Mi ha leccato tutta la faccia.
    Forse era il suo modo di farmi i complimenti... "bravo Beppe,ora si che sei il mio padroncino".
     
    Intelligente come pochissimi cani,capiva sempre tutto.
    Ordini e stati d'animo.
    In quelle notti d'estate in cui non tutto filava per il verso giusto,
    mi capitava di passare intere ore con lui a chiacchierare...
    Io parlavo,lui ascoltava,scondinzolava,mi rincuorava a suo modo fra baci e qualche mugolio.
     
    Avesse potuto parlare,ne avrebbe avute di cose da dire...
     
    Poi si cresce e si invecchia.
    Il tempo passa per tutti,ma non per tutti allo stesso modo.
    E i giorni che stavano facendo diventare grande me han fatto diventare vecchio lui.
    Lui che grande lo è sempre stato.
     
    Qualche acciacco,qualche malattia,l'inesorabile vecchiaia.
    Ma l'orgoglio era sempre quello di 15 anni fa.
    Vigile,attento,presente più di quanto potesse sembrare.
    Triste,perchè non poteva più starci accanto come avrebbe voluto.
    E allora ha cercato quanto meno di non recar disturbo a noi,alla sua famiglia.
    Gli ultimi due giorni li ha passati nella sua cuccia,quella che con tanto sudore gli avevo
    artigianalmente costruito una domenica di dicembre fra cartone,colla e polistirolo.
    Chiedeva scusa per non peter più ringhiare ai gatti,abbaiare al vento e correr dietro agli uccellini.
    Gli dispiaceva proprio.
    Aveva capito che era la sua ora perchè i cani lo sanno.
    Ma con una carezza lo sguardo,per un attimo,ritornava quello che era un tempo.
     
    Glielo leggevi negli occhi.
    Il corpo era quello che era.
    Quello che ancora il tumore non aveva abbastanza appetito per mangiare.
    Per finire.
     
    Lui con gli occhi ci ha fatto capire che,per orgoglio,voleva almeno fare il signore...
    Alzarsi subito dopo il caffè e andare a pagare prima che fosse il cameriere a portare il conto.
    "No grazie,offro io. Faccio da me".
    Non voleva farsi offrire anche la cena,dopo essere stato pasto e commensale allo stesso tempo.
    Un signore.
    A suo modo...
     
    Allora la decisione.
    L'appuntamento con l'autore del romanzo per mettere la parola fine a questa bellissima
    storia.
    Che non sarà mai un best seller.
    Ma la mia preferita,si.
     
    L'ultima notte,ieri notte,l'ho passata con lui,quanto possibile.
    Di ritorno alle 3 da una serata "Finta",in cui ho cercato di non far capire,per evitare di rovinare la serata agli altri.
    Che avevo comunque bisogno di uscire.
    Bisogno di cercare casini la fuori per scappare,almeno un pò,dai miei.
    Al ritorno lui dormiva.
    Non si era manco accorto del mio arrivo.
    E' stata una lunga,lunga,lunghisima chiacchierata silenziosa.
    Non ho voluto svegliarlo,così beato....
    E non so nemmeno quanto sono andato avanti a star li,mentre il cielo cambiava colore...
    E io seduto in terra,troppo triste per piangere,guardavo lui e pregavo il cielo,e guardavo il cielo pregando per lui.
     
    Tutto questo era dentro quel sacchetto.
    Nero,di plastica.
    Freddo.
     
    L'ultima carezza.
    L'ultimo scambio di sguardi.
    Poi tutto è un attimo veloce e eterno.
    Una stretta di mano e lei che se ne va.
    In una mano i medicinali,nell'altra il sacchetto.
    Nero,di plastica.
    Freddo.
    Pieno.
     
    Nell'uscire non ha chiuso bene il portoncino,leggermento difettoso.
    Si è riaperto,ma non ho dovuto affrettarmi a chiuderlo per evitare che lui scappasse.
     
    Perchè era già lontano.
    E lontano è mai più.
     
     
    Ciao bello...
     
     
     
     

    Il Mio Fuoco

     
    C'è chi lo chiama orgoglio.
    Chi amor proprio.
    Chi forza di volontà.
    Nel bene,sia chiaro.
     
    Perchè può avere (ha) parecchie connotazioni negative.
    A seconda del lato della medaglia che si vuol guardare.
     
    C'è chi lo chiama egoismo,narcisismo,egocentrismo.
    E via di seguito...
     
    Quella spinta che ti viene da dentro e ti fa reagire alle sventure.
    Che ti fa ridere quando tutto è triste.
    Quella forza vitale che quando tutto va male,ti fa andare più forte,che ti fa pedalare più
    veloce quanto più la strada si fa in salita.
     
    Ma non solo.
     
    E' quel qualcosa che ti fa mettere in gioco la faccia quando potrebbe esser facile perderla.
    Che ti fa fare un passo avanti quando c'è da prendersi la responsabilità.
     
    Quel senso di onnipotenza che ti viene da giù... dal profondo...
    Da non si sa bene dove,che potrebbe essere il cuore come lo stomaco.
    Comunque da dentro.
    E che ti fa alzare le spalle quando qualcosa va male.
    Quando qualcosa fa male.
    Ti fa alzare le spalle e via.
    Quelli del "chissenefrega" facile.
    E rigorosamente tutto attaccato.
    E via... via,andare.
     
    C'è chi lo chiama orgoglio,dicevo.
     
    L'orgoglio di quelli sempre in pista,a fare,disfare,cucire,ritagliare,incollare...
    Piccoli sarti del proprio destino.
    Fermi con le mani in mano,mai.
    Nemmeno quando sarebbe logico,conveniente. Sensato.
    No,mai.
     
    Perchè c'è quel qualcosa... che spinge dal basso. Da dentro.
    Cazzo,se spinge.
    Quel qualcosa che in alcuni momenti arrivi quasi ad odiare,che non ti lascia in pace mai.
    Dannazione divina del dover sempre rincorrere,cercare,ricercare.
    In eterno. O,almeno,per tutta la vita. Senza fermarsi mai.
     
    E che poi ti ritrovi sempre a ringraziare... perchè non ti lascia riposare. Mai.
    Gratificazione divina della tua smodata voglia di correre,cercare,ricercare.
    Magari,trovare. Che a volte capita.
     
    Quel qualcosa che ti fa maledire i tuoi amici che non sono come te.
    Come se fosse colpa loro...
     
    C'è chi lo chiama orgoglio,tutto ciò.
     
    Per me è,è sempre stato,una sorta di "fuoco",un'energia vitale che ognuno ha dentro di se.
    E non è uguale per tutti,grazie a Dio.
    O forse per colpa sua.
    Bah,fatti suoi...
     
    E' un fuoco che arde in ognuno di noi.
    Per alcuni è solo un lumino.
    Illumina solo fin li,fino dove può,tremulo di fronte le folate della realtà.
    Ma a loro va bene così,e,chi lo sa,magari sono i piu' fortunati.
     
    Per altri è un incendio,e il casino è che l'incendio rischia di divorarti,se non lo sai domare.
    Ma anche li,a volte il bello è farsi divorare... E accettare quel che ne deriva.
    Quello che capita.
     
    E poi ci sono le milionate di vie di mezzo,capaci di accostarsi ad entrambi gli estremi.
     
    Capaci di alimentare i tanti lumini,quanto di sparire di fronte agli incendi.
    Magari rari,però pur sempre incendi.
     
    Io?
    Il mio fuoco è stato lumino per anni.
    Decenni.
    Poi...
     
    Poi "Non so nè quando nè perchè,nè come m'è preso... so solamente che un giorno s'è acceso".
     
    E da allora solo disastri...
    E ancora non so se fu di origine dolosa.
    Oppure no.
    Magari era solo cambiato il vento.
    O il destino ha buttato un pò di benzina... chi lo sa?
    Io so che ho smesso da anni di chiedermi i perchè... i per come...
    Lo lascio bruciare,che va bene così.
    Anche col rischio che mi divori.
    Che mi bruci.
    Che non faccia rimanere di me altro che cenere.
    Almeno,nel mio piccolo potrò dire di non aver patito il freddo.
     
    Nè il buio.

    JOINT VILLAGE 2005 - CORFU'

     
    Nei giorni in cui si decide del futuro,dell'estate imminente...
    Nei giorni in cui l'aria cambia profumo...  e sa di mare...
    Nei giorni in cui ci si guarda indietro per decidere cosa trovarsi davanti...
    In questi momenti non posso ripensare agli scorsi villaggi JOINT.
    E non posso esimermi dal pubblicare la canzone simbolo della vacanza di Corfù,2 anni fa.
     
    Sovrapponete le mie parole a quelle dei Gemelli DiVersi e il gioco è fatto.
     
    Quanti ricordi,quanto ridere...
     
     
     
    FOTTO RICORDO
     
    E allora eccomi qui
    In quell'ufficio resto sempre solo
    Meglio cosi'
    Almeno posso riveder le foto
    Voglio restare PC acceso a guardare
    Saro' seduto e fermo, ma ancora mi sembra di viaggiare
    Una foto di guai
    Porta il mio sguardo ancora in quel salone
    Ricordo sai
    Il greco che mi dava del coglione
    Un caos infernale,un viaggio con cento persone
    Quel vestito un poco sporco stando senza poltrone

    E ancora eccole qui
    Tra mille foto masterizzate
    Vedo cosi
    Le mie vacanze immortalate
    Troppi ricordi,momenti incancellabili
    Mentre una lacrima disegna un solco
    Tra i miei lividi....
     
    Siamo gia' a Ipsos ragazzi,siam partiti ieri
    Ora ci si divide Theo,Dimitri Floga e Pieri
    Le faccie un po' sconvolte,"Ma tu guarda che stanze"
    Prima sera non ci credo son gia' aperte le danze e...
     
    Vedoo
    Ogni volto
    Un po' sconvolto
    E sembra che un camion ci abbia travolto
    E' un brivido
    Un poco alcoolico
    Ho alzato il gomito e so...
    Sono emozioni normali di Joint...
     
    Quanta gente con noi
    Sversa sempre fino a far mattino
    Giuro che mai
    Avrei sperato tutto sto casino
    Che avvenimenti
    Tutti felici e contenti
    Con la Pyta calda in mano e gli occhietti un po' spenti
    Mi fermoi un attimo qui
    O meglio mi si ferma il cuore
    Quando a un tratto cosi'
    Ritrovo l'unico mio amore
    Resto senza parole
    Lo sai ch'eri bellissima
    Guardando meglio ci vedo
    Due corna ed una dedica...
     
    Andiamo insieme alla festa
    Da me sei salita
    Fai di no con la testa
    Perche' non me l'hai data?
    Troppo eccitati ma poco sobrii
    Sul tuo cuscino m'addormento
    E non ho alibi...
     
    E provo felicita'
    Quando ripenso a quei casini
    E zero tranquillita'...
    Vacanza per ragazzi attivi
    Guarda questo era l'Hector
    Bevevo con  Umberto
    E poi finita la festa
    Bagno di notte in mare aperto e...
     
    Vedoo
    Ogni volto
    Un po' sconvolto
    E sembra che un camion ci abbia travolto
    E' un brivido
    Un poco alcoolico...
    Ho alzato il gomito e so...
    Sono emozioni normali di Joint...
     
    E non so se sorridere
    Io non so cosa puo' succedere
    So che posso ridere
    Tra queste foto
    Pensando ai giorni di Corfu'...
     
    E dj Dona metteva la buona musica
    Questa la voglio
    Me l'attacco nella camera
    Siamo a Venezia c'è tutta la comitiva
    Sembra che Chico anche ferito sorrida
    Quanto sembriamo diversi
    Sempre gli stessi
    Alcuni magari sversi ma
    Noi ci saremo ancora amici,non ne dubito
    Se l'anno appresso è come questo torno subito!

    Vedoo
    Ogni volto
    Un po' sconvolto
    E sembra che un camion ci abbia travolto
    E' un brivido
    Un poco alcoolico
    Ho alzato il gomito e so...
    Sono emozioni normali di Joint...


    IN SERIE AAAAA... E CE NE ANDIAMO IN SERIE AAAAA !!!

     
    Poche,pochissime parole.
    E comunque troppe.
     
    Perchè chi non è napoletano,non può capire e,forse,non capirà mai.
    Chi è napoletano,invece,già sa.
     
    E questa notte dormirà felice.
     
    Se dormirà.
     
    Grazie ragazzi.
     
     
    BEN TORNATI A CASA !!!

    Cosa mi aspetta?

     
    Buongiorno mondo...
    Sveglio da circa 20 minuti...
    Nessuna notizia della mia famiglia,casa silenziosa e pacifica,wow...
    In cucina i segni di un pranzo leggero.
    Tanto per cambiare mamma non aveva voglia di cucinare...
    E tanto meno io.
     
    Tre toast per ora possono bastare.
    Che giorno è?
    Sabato.
    E che si fa?
    Non ne ho idea.
     
    Riflettiamo.
     
    Stasera doppia festa al cacao.
    Bene.
    Pomeriggio?
     
    Appena mi riprendo decido...
    Piscina da Chico?
    CAffè in centro,che magari mi sveglio?
    Casa a riposare? Uff... come suona male questa!
     
    Vediamo...
    Unica urgenza: far correre la Perla...esentire un pò di vento in faccia.
    Sarà lui a svegliarmi.
    Meglio del caffè.
     

    Il senso... Finale

     
     
    Per descrivere,o almeno provarci, il week end a Finale Ligure non posso prescindere dalle parole
    di questa canzone del Blasco...
    Si,proprio lui... che non amo,che non mi piace... che non... eeeeeeeeeeeeeeeeehh...
     
    Lo so... ma ci sono cose che non si possono spiegare,se non le si ha vissute in prima persona...
    Perchè non hanno un senso...
     
    "Voglio trovare un senso a questa sera
    Anche se questa sera un senso non ce l’ha"
     
    La serata a "La Suerte di Laigueglia"...
    Un'immagine scolpita nella memoria:
    io sdraiato sul divanetto ad ammirare le stelle giocare a nascondino con le nuvole,
    mentre attorno a me tutti ballavano...
    Edo,Simo,Christian,Francesca,Sonia,Ilaria,Valeria...
    E l'arietta fresca che mi solleticava il viso...
    E la musica...
     
    "Voglio trovare un senso a questa vita
    Anche se questa vita un senso non ce l’ha"
     
    E anche se davvero non dovesse averlo,spero di portarla avanti così
    il più a lungo possibile...
    In spiaggia con la pioggia,alla play di notte,all'autogrill a far casino alle 6.00...
    Col sorriso sempre bene in vista stampato sul volto...
    Vero,autentico. Incolpevole.

    "Voglio trovare un senso a questa storia
    Anche se questa storia un senso non ce l’ha"
     
    Comprare un CD alle 6 del mattino solo per il gusto di cantare ancora un pò tutti
    insieme,che il cd di Vasco era ormai finito e rifinito.
    Max Pezzali,22,50 euro e via andare.
    E via cantare.
    "Gli anni","Con un deca","Rotta per casa di Dio".
    Tenendo però per ultimo "Alba chiara",ancora Vasco,per quella palla di luce
    che all'orizzonte muove i primi passi verso il mondo...
    Verso di noi,che sfrecciamo in autostrada  alle 6 del mattino.
    E rientriamo in casa senza voce.
     
    "Voglio trovare un senso a questa voglia
    Anche se questa voglia un senso non ce l’ha"
     
    Ma si che ce l'ha,dai.
    E' voglia di vivere. Di sentirsi vivi.
    Di urlare al cielo che ci siamo,che siamo qui.
    Magari sbagliati,ma fieri anche così.

    "Sai che cosa penso
    Che se non ha un senso
    Domani arriverà...
    Domani arriverà lo stesso"
     
    A dire il vero,domani è già qua.
    Domani e oggi,in quel momento,in questo momento,sono un tutt'uno.
    Un tutt'uno fra loro.
    Un tutt'uno con noi.

    "Senti che bel vento
    Non basta mai il tempo
    Domani un altro giorno arriverà..."
     
    E il tempo non basta mai no,davvero.
    E anche se non basta mai,il tempo per una partita alla play si trova anche al rientro,
    fra gente che crolla a dormire dove capita vestita così com'è,fra gente che dei tacchi
    non ne può più e cammina scalza per strada... fra i gabbiani che urlano al mondo
    che è ora di svegliarsi.
    Il mare non dorma mai.

    "Voglio trovare un senso a questa situazione
    Anche se questa situazione un senso non ce l’ha"
     
    Situazione di uno che parte per un week end di relax e si ritrova in tutto questo.
    Felice,felicissimo.
    Forse è l'esatto contrario di quello che canta Vasco.
    Questa situazione un senso lo ha.
    Sono io che non voglio trovarlo...

    "Voglio trovare un senso a questa condizione
    Anche se questa condizione un senso non ce l’ha"
     
    E se così fosse davvero,sarebbe il non senso più bello del mondo... 

    "Sai che cosa penso
    Che se non ha un senso
    Domani arriverà
    Domani arriverà lo stesso
    Senti che bel vento
    Non basta mai il tempo
    Domani un altro giorno arriverà...
    Domani un altro giorno... ormai è qua!"
     
    E purtroppo anche il dopodomani...

    "Voglio trovare un senso a tante cose
    Anche se tante cose un senso non ce l’ha"

    Ma in fondo... il bello non è proprio questo?