| Giuseppe's profileBJ CHIAMA ITALIAPhotosBlogLists | Help |
Ciao AlessioLa chiesa non era così piena dai funerali di Eleonora,altro fiore
che aveva perso i propri petali troppo presto,colpa di una folata di vento gelida e improvvisa. C'erano proprio tutti,da buon paese di provincia.
Che nei paesini così,quelli fuori città più per mentalità che per una distanza effettiva,puoi trovare tutti in due sole occasioni. La prima è la festa patronale,quando vecchi e bambini,per una volta
l'anno,decidono di spartirsi in parti eque quella prima fetta di notte coi giovani,che sono sempre gli stessi, e il Vecchio Ponte ormai chiuso al traffico ritrova il suo orgoglio nello star li,balconcino privilegiato sul fiume per quelle poche migliaia di persone che si affacciano al cielo a vedere i fuochi d'artificio,fra musica,gelati e giostre. E puzza di polvere da sparo. Poi la seconda occasione,questa.
E altre come questa. Con le autorità e tutto il resto: il sindaco,i vigili,le maestre delle due scuole elementari e delle due medie,i mercanti,il presidente e gli allenatori della squadra del paese,il barista,le cameriere del pub,la pro loco... I giovani con gli occhiali da sole,un pò a nascondere lo sguardo insicuro,un pò a far bella mostra di sè. I vecchi,vestiti scuro che sventolano i libretti rossi a mò di ventaglio. I bimbi che sbadigliano,coi genitori che li tirano per un braccio. Gli adulti,in silenzio. Tutti a chiedersi increduli che senso abbia,in una splendida mattina
estiva di giugno, parteciapre ai funerali di un ragazzino di 19 anni. Ciao Alessio.
La vita è un brivido che vola via... Niente PauraDa "La Stampa" di martedi 24 Giugno 2008:
"C’è il caldo caldo e c’è il caldo percepito, di solito più
caldo di almeno cinque gradi. Ci sono l’inflazione ufficiale e l’inflazione percepita, di solito più alta dello stipendio percepito. E poi ci sono l’aumento del mutuo e l’aumento percepito, il declino reale e il declino percepito, la violenza percepita, la paura percepita, i furbi percepiti anche se poco perseguiti, la Nazionale che va fuori ai rigori: un pareggio percepito come una sconfitta. Giuro che non ci percepisco più niente. Non mi fido delle statistiche rassicuranti, come degli allarmi assillanti. E non mi fido neanche della memoria che abbellisce le ombre del passato e dilata i mostri del presente. C’era davvero meno violenza trent’anni fa, quando due ladri picchiarono mio padre nell’androne di casa per portargli via una cartella di cuoio che conteneva pratiche banalissime? Faceva davvero meno caldo quando nelle sere d’estate mia nonna bivaccava sul balcone passandosi «La Stampa» davanti alla faccia a mo’ di ventaglio? Ed eravamo davvero più ricchi quando riuscivamo a sopravvivere con le scarpe risuolate e senza telefonini? Di sicuro eravamo più giovani: anche i vecchi. Di sicuro il futuro era avvolto nella nebbia, come sempre, ma il futuro percepito non aveva lo stesso sapore di paura che si percepisce oggi. Questa paura di perdere che ci rende tutti così aggressivi eppure così abulici. Potessi esprimere un desiderio, vorrei che percepissimo più coraggio e dietro ogni porta che si chiude non vedessimo soltanto il muro, ma un’altra porta che si apre. Messaggio percepito?" Di Massimo Gramellini
La misura della libertàTutto ha una sua precisa misura. Millimetrica. Tutto. Perchè che tutto abbia un prezzo è ormai appurato e
lo sentiamo di re e ripetere da più parti,da più voci. Ma nessuno mai si sofferma nè si è soffermato sulle misure... Eppure. Eppure è chiaro,lampante,evidente.
E' sotto gli occhi di tutti che qualsiasi cosa ha una sua propria misura. Può cambiare la grandezza e,soprattutto,l'unità di misura della stessa.
Ma c'è. Per tutto,per tutti,per qualsiasi cosa. Perfino per le emozioni,le sensazioni,gli stati d'animo o di cuore o del corpo.
La gioia per esempio misura 11 metri,come la distanza che separa il dischetto
dalla linea di porta. Noi italiani ne sappiamo qualcosa. C'è la tristezza che misura il numero esatto di gocce di pioggia di una giornata buia
dopo un mese di sole.
C'è la paura,che fa 90.
La pesantezza che misura 5 o 6 o 7,come il numero di sbarre che separano un uomo dal cielo.
C'è la rabbia che si misura in euro,quelli della multa che non ci voleva e ti sballa
i piani come il jollye a carte. E poi ancora mille esempi concreti,astratti,sbagliati.
Ma precisi. Lo stupore misura 2,come gli estremi di un arcobaleno all'improvviso.
La noia che fa 0,di tutto.
La fedeltà con le 4 zampe di un cane. Piu' 1,la coda...
La timidizza racchiusa in 2 occhi o,piu' semplicemente,in 1 sguardo.
L'allegria di 1000 scintille colorate.
Il rischio dello 0.5,come il tasso alcolico.
1 cero acceso a qualcuno lassù che vale 1000 grazie.
E 1 sospiro di sollievo. La spensieratezza,2 braccia stiracchiate in una mattina di sole e dolce
far nulla. L'attesa ha mille misure: una bottiglia,una candela e 2 bicchieri di champagne.
L'insicurezza nel pigiare i 10 tasti del cellulare per chiamare quel numero li
che ti fa scottare le dita. La complicità di 1 occhiolino.
E poi lei,la Libertà.
Così immensa,sconfinata,infinita ma che infinita non è. La libertà che misura 30 metri quadri.
In Piazza Vittorio 1.
A.A.A. Voglia di vita cercasiIl block notes è ancora li dove l'ho lasciato.
Due settimane,ed è ancora li.
Immobile,silenzioso.
Un mese di aneddoti e ricordi e appunti racchiusi in una ventina di fogli aspettano
solo di essere raccontati. E continuano ad aspettare.
Ogni tanto chiamano e faccio finta di non sentire.
O ammetto di sentire e comunque non rispondo.
Giro lo sguardo da un'altra parte.
Il mio Giro d'Italia è sdraiato li fra quelle pagine pesanti.
Non riesco a trovare la forza di mettermi li e scrivere.
Ma è solo la punta dell'iceberg.
Un iceberg fatto di non uscite,non serate,non nottate,non vita.
Da quando sono tornato alla base non ho visto che l'Ambharabar e casa mia.
Mi sento in riserva e le cartine dicono che non c'è l'ombra di un distributore nell raggio di kilometri.
E' come se al giro avessi dato il meglio di me,della mia polpa...
Il succo è rimasto li,dentro quelle polo arancioni e quelle bermuda blu,continua ad andare in giro
con quelle scarpe di tela bianche mezze distrutte.
Qui,a casa,è rientrata solo la buccia,che continuo a portare in giro così,limitandomi a non gettarla
nel primo cassonetto.
Cerco gli stimoli per ripartire e non li trovo.
Ho girato in lungo e in largo ma niente.
Di giorno. Di notte.
Anche ieri notte.
Ho visto il sole non avere il coraggio di sparecchiare la tavola imbandita di nuvole alle 5 di mattina,
l'ho atteso in vano girando la notte con la musica a manetta e un'auto per amica.
Niente.
Ne ho ricavato solo qualche sms alla solita persona,sbagliata e per questo,probabilmente,perfetta.
Al risveglio il block notes era sempre li.
E li,anche oggi,rimarrà.
Immobile,silenzioso. Urtando contro il cieloLa voglia di bicicletta aveva raggiunto ormai livelli inimmaginabili: se d'estate per me è sempre
esistita,figuriamoci adesso,in un'estate dove ho comprato finalmente la bici da corsa e,soprattutto,
di ritorno da un'avventura come quella del Giro d'Italia...
La pioggia non dava tregua,un pò come nelle pubblicità dell'amaro montenegro,così aspetta uno,aspetta due,
aspetta una settimana,decido di rompere gli indugi: pioggia o meno decido di partire.
Perchè non temo il cielo,la sua furia,la sua pioggia o i suoi tuoni...
E comunque un bell'elmetto mi proteggerà anche dalla grandine,nel caso.
Assolvo i miei soliti rituali,vestizione,borracce,biscotti.
Sgonfio leggermente le gomme,che sul bagnato meglio non averle troppo troppo dure.
Sbatto la porta in faccia alle urla di mia madre ("Ma dove cazzo vai con sto tempo?!?!") e via.
Si parte.
Il sole tenta di scaldare ancora per qualche minuto prima di sparire,mangiato,inglobato da un ammasso di nuvoloni
neri e cattivi che fan paura anche da quaggiu'. Soprattutto da quaggiu'.
Quando la pioggia comincia a cadere,timida nei suoi primi passi verso il suolo,è ormai troppo tardi: la salita de La Rezza
si offre già al mio sguardo,pronta ad essere scalata... Ho già percorso 10 km,sono già caldo.
Ora può anche piovere,che non fa più paura...
Il ghigno beffardo mi parte spontaneo: caro Cielo,dovevi svegliarti prima.. ora non mi fermi piu'.
Salgo di buon passo quei 5 km di salita morbida,gentile,delicata.
Strada ampia,asfalto buono,pendenze mai proibitive.
La pioggia quasi mi incoraggia,invece di abbattermi...
Chissà,il sole forse se n'è accorto ed esce,per un attimo breve ma intenso,a farmi coraggio.
In cima niente acqua,allora via in picchiata verso Pavarolo,disegnando le curve come nel piu' bello dei videogame.
Da ste parti il traffico latita,l'aria sa soloo di erba e campi e fiori ed anche il colpo d'occhio è rilassante:verde speranza.
Speranza che si infrange contro l'orizzonte: è chiaro fin da qui,a un paio di km di distanza: su Andezeno si sta scatenando
l'inferno. Chissà chi sarà stato a contare fino a tre.
Non certo io,che comunque non mollo...
Incrocio un ciclista che arriva da li e,ridendo,mi fa "Auguri!".
Rispondo a modo mio: "E' solo acqua,non ha mai ucciso nessuno".
Giu' un dentino,stringo il k-way e via,si entra nella bufera.
Un attimo prima di affrontare la rotonda fra CHieri e Andezeno alzo lo sguardo verso il cielo e gli rilancio la mia sfida.
Non mi fai paura. Non mi puoi fermare.
Lui la sfida la prende sul serio.
Il tempo di uscire dalla rotonda ed è grandine.
La riconosco dal suono dei chicchi che picchiano sul caschetto,solo da quello...
Perchè gli occhi li tengo aperti a malapena,e non vanno oltre ai primi 2-3 metri davanti alla mia ruota anteriore.
Il tatto... Eh...
Il tatto è da mo che l'ho perso. Tutta quella strada fra acqua e ventoo hanno iintorpidito ogni centimetro quadrato
o rotondo o triangolare della mia epidermide.
Rimane l'udito,che,si,mi dice che è proprio grandine.
Rido.
Di gusto.
Di gusto perchè davvero il cielo,per una volta,non mi snobba,mi considera,mi sfida.
E io non mi fermo.
Rallentano le auto,che accostano a bordo strada.
Altri ciclisti si fermano sotto le tettoie dei distributori di benzina.
Io li guardo,passo e rido.
E' solo acqua,o ghiaccio... Ma noi siamo uomini,vuoi mettere?
Continuo spedito... Andezeno,Chieri.
Salitella,poi discesa.
20 km,il meno è passato.
Adesso attacco la salita del Pino vecchio,che mi porterà in cima alla collina di Pino per prendere poi la Panoramica
per Superga.
Il bello viene ora...
Mentre imperterrito continuo pedalare il mio sguardo incrocia quello di una bella ventenne seduta ad una fermata
del bus... In attesa del bus stesso o della fine dell'uragano,chissà.
Mi guarda,la guardo.
Sorride,sorrido.
Le chiedo "Piove??" e ride di più. Che belle le ragazze quando ridono con uno sconosciuto.
La borraccia dell'acqua è finita.
La tolgo dal porta borraccia avvitato al telaio.
La stringo fra i denti,mentre con la mano destra pesco dalla tasca una borraccia di Gatorade.
Poso la borraccia mentre guado un vero e proprio fiume di fango che ricopre la sede stradale in quel di Chieri.
Sotto quella valanga marrognola ci puo' essere di tutto. Magari una buca.
Magari...
Bam. Ba-Bam.
Mi ritrovo iin un attimo a centro strada,seduto sul telaio,la bici che sbanda.
In un attimo di lucidità riesco a guardare davanti: nessuno. Dietro: nessuno.
Col poco equilibrio che mi rimane faccio planare la bici sul marciapiede dall'altra parte della strada,dopo aver attraversato
una delle statali piu' trafficate del mondo in un raro attimo di nulla.
La bici cozza col marciapiede,io mi lancio sullo stesso atterrando in bello stile,in piedi.
Manco Yuri Chechi.
Torno sui miei passi,cerco di capire cosa sia successo.
Un cratere.
uno di quei crateri che si formano per strada durante i temporali estivi.
Con tanto di spigolo.
Preso in pieno ai 30 km/h con le mie ruotine sottili. Esplose entrambe.
Alzo lo sguardo.
Smette di piovere.
Il cielo ride beffardo.
Le nuvole alzano il sipario su un sole che,quasi fosse colpa sua,si affaccia a dire "Ho fatto quel che ho potuto".
Il gommista dall'altra parte della strada mi dice che le gomme non si posso riparare.
Sono esplose.
Prendo il cellulare,chiamo Luca: "Vienimi a prendere va..."
Lui: "CHe è successo??"
Io: "E' successo che ha ragione mia madre. Sono un coglione".
Cielo batte Beppe 1-0.
Ma non finisce qui...
Urtando contro il cielo.
Un tuffo al cuoreUn tuffo al cuore.
Un flash.
Un salto di catena mentre stai pedalando.
Un giro a vuoto del motore.
Ecco cos'ho provato stamattina al risveglio.
L'occhietto che si apre preoccupato e assonnato,lo sguardo che corre veloce in cerca
di un orologio.
Mezzogiorno.
L'occhio cade ancora in giro per la stanza buia,inciampa sulle valigie abbandonate li,sul tappeto.
Incontra le foto appese ai muri,la scrivania e la sedia,sempre li.
L'orecchio corre incontro ai suoni di sempre,non avrei mai scommesso di riconoscere quel
cinguettio,sempre lui,proveniente da un piccolo rompiballe appollaiato su un ramo a pochi metri
dalla finestra.
Da quella finestra... dalla finestra di camera mia.
Perchè questa è proprio camera mia.
Nel momento in cui l'ho realizzato,ho sentito il cuore mancare un paio di colpi.
Casa.
Dolce o meno,ma comunque casa.
Capolinea gente... dopo 3896 emozioni.
3896 emozioni,una per chilometro,che mi tornano in mente una per una nei primi passi verso la finestra.
La apro... piove.
E non posso che riderci su...
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