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    Giro d'Italia,tappa 16: DOBBIACO

     
    Voi credete alle coincidenze?
    Credete che un incrocio di fatti sensazioni e destini possa prender
    vita così,dal nulla,per un capriccio piovuto dal cielo ed atterrato
    in maniera più o meno composta qui giù da noi?
    Per credere negli "scherzi del destino" bisognerebbe credere al destino
    in primis,e io nel destino non ci credo.
    Credo piuttosto che ognuno di noi sia arteficie delle proprie fortune,ho
    sempre visto il destino più come una scusa per le nostre mancanze
    che come un arteficie delle stesse.
    Però...
     
    Ancora incantato dal paesaggio che mi circonda metto in moto il fido
    furgone pronto a partire,destinazione Arabba,appena un passo sotto il Pordoi.
    Villaggio di partenza nel cuore delle Dolomiti.
     
    Chiudo il portellone,metto in moto,attacco la radio,tutto così,senza nemmeno
    pensare,un automatismo ormai.
    Ed ecco che...
    "Hai un momento Dio...".
    Coincidenze? Chissà...
    Ammaliato da questa sorta di paradiso terrestre,la prima canzone che sento
    parla di Dio...
    Fantastico.
     
    Muovo il furgone verso lo scollinamento del Pordoi col sorriso sulle labbra
    che mi da quell'aria più ebete del solito.
    Ma sto bene,che ci volete fare?
    Il sorriso non viene meno,tornante dopo tornante.
    Perchè è qui,su queste pendenze pensate da un demone e capitate in mezzo a tanta
    bellezza per sbaglio,che pulsa il cuore del ciclismo.
    Il bello di uno sport infangato che non morirà mai.
    E' nelle facce storpiate dalla fatica e bagnate dal sudore delle migliaia di appassionati
    che si arrampicano in bici fin quassu',di prima mattina,col freddo,il segreto
    di questa disciplina.
    Migliaia di cuori con troppa energia da dare per far si che qualche scandalo
    spenga questo fuoco.
    Giovani,meno giovani,vecchi.
    Bici stupende,carrette,pezzi d'antiquariato,mountain bike.
    Caschi,elmetti,berretti.
    Borracce,bottigliette o bicerin.
    C'è di tutto,ed è tutto vero e genuino come l'aria che si respira quassù.
    Nessun tifoso,solo appassionati.
    A migliaia.
     
    La maledizione/benedizione del su e giù per i monti non mi vuole proprio abbandonare...
    Ormai in vista del vilalggio ricevo la chiamata di Sara: ha scordato
    una roba in albergo,devo tornare indietro a prenderla...
    Inversione e via...
    Altra salita,altra discesa,altri tornanti e gente e ciclisti e appassionati.
    Ancora scampoli di paradiso,mentre il cielo prende colore.
     
    Al secondo scollinamento del Pordoi la polizia mi ferma,sta passando la
    carovana...
    Incrocio i miei colleghi che partono per la loro giornaliera razione di km,e per
    l'occasione mi faccio trovare a cavalcioni sul finestrino,macchina foto in mano
    ad immortalare il tutto.
     
    poi,finalmente,villaggio di partenza,dove do fondo al mio budget e
    decido di comprare la maglia rosa ufficiale del Giro.
    60 euro di per se un pò buttati...
    Ma quando avrà su gli autografi che credo e spero e prevedo,non avrà valore.
    Per me,nè per nessuno.
     
    Quando anche Bettini,sempre l'ultimo a causa del mare di gente che lo
    ferma per strada,lui e la sua maglia arcobaleno,si accoda al gruppo,parte la gara
    e partiamo anche noi.
     
    Ancora km e km di Paradiso...
    Fedaia/Marmolada,Campolongo,Pordoi... tutte cime mitiche e bellissime.
    Fino all'albergo di Dobbiaco,un gioiello incastonato in una pianura
    verde smeraldo e giallo girasole.
    Qui il silenzio la fa da padrone,persino il vento,intimidito,sibila ma non ulula.
    Ci concediamo un breve giro pre cena,per sgranchire gambe muscoli e pensieri.
    Soprattutto i pensieri.
     
    Poi cena,quattro chiacchiere con Gimondi che sul cannibale Mercx ne
    ha sempre da dire e un paio di partitine a calcio balilla nel bar dietro
    l'albergo.
     
    Domani sveglia alle 5.17 e poi 400 km di trasferimento.
     
    Un Inferno,l'ultimo giorno di Paradiso.
     
    386 - Auguri,oggi 6 montagne!390 - Ancora Dolomiti
     
     
     
     
     
     

    Giro d'Italia,tappa 15: CANAZEI

     
    "La gloria di colui che tutto move 
    per l'universo penetra, e risplende 
    in una parte più e meno altrove. 
     Nel ciel che più de la sua luce prende 
    fu' io, e vidi cose che ridire 
    né sa né può chi di là sù discende; 
     perché appressando sé al suo disire, 
    nostro intelletto si profonda tanto, 
    che dietro la memoria non può ire. 
     Veramente quant'io del regno santo 
    ne la mia mente potei far tesoro, 
    sarà ora materia del mio canto. "
     
    Così canta Dante Alighieri al cominciar del Paradiso.
    E materia del mio canto,del mio scrivere,sarà la visione del
    paradiso terrestre che mi si apre innanzi fra queste stradine
    di montagna.
    Le Dolomiti.
     
    Se il Paradiso esiste,dev'essere qualcosa di simile a questi prati,
    a queste vette,a questi alberi,a questi panorami.
    Un luogo incantato dove non conviene sognare,perchè si avrebbe solo
    da perderci un pò.
    O,se proprio si deve sognare,meglio farlo ad occhi aperti,assaporando ogni
    singolo centimetro,ogni singola immagine di ciò che compare davanti ai
    nostri occhi.
     
    Come dice Dante,di fronte a tanta visione la memoria non può stare al passo...
    Meno che mai le parole.
    Non posso riproporre le sensazioni che ho provato a bordo del mio furgone,
    perso fra il Passo Sella e il Passo Gardena.
     
    Perso perchè l'indirizzo dell'hotel era quanto mai approssimativo,e il navigatore
    mi aveva portato dalla parte opposta della statale del Pordoi.
    Quando si dice che non tutti i mali vengon per nuocere... anzi.
    Una cavalcata di non so quanti km a cercar la strada giusta,che (per restare in tema)
    "la diritta via era smarrita".
    Una cavalcata fatta di mille tornanti e altrettanti "oooh..." di ammirazione e stupore.
    Ad ogni curva,anche solo accennata,si apriva uno scenario nuovo e dalla bellezza
    imbarazzante.
     
    Il ritardo,l'albergo,le valigie e i colleghi,tutto passava in secondo piano,ed in barba
    alla presunta fretta,ogni spiazzo,ogni piazzolla diventava buona per
    fermarsi,scendere dal furgone e scattare una foto.
     
    In cima al Passo Sella il Paradiso diventa tangibile,reale.
    Esiste? Esiste,ed è li,diviso in parti uguali fra i due versanti ripidi attraversati da un
    nastro d'asfalto docilmente ondulato.
    Valle di qua,valle di la,e tu,da solo,in cima.
    Attorno,ovunque,l'abbraccio di quelle montagna sacre e silenziose che
    scherzano col vento e le nuvole e anche d'estate si vestono di neve,loro
    così fuori moda.
    Eterne.
     
    Quando supero Passo Gardena e raggiungo l'albergo,su quella strada
    che stringendo i denti si arrampica fino ai 2'300 metri del Pordoi,quasi
    divento triste.
    Avrei voluto rimanere perso e immerso ancora un pò.
     
    Scarico e mi immergo per davvero,nell'idromassaggio al piano inferiore.
    Poi via in camera...
    Ancora umido e accaldato dalla vasca,mi affaccio dalla finestra.
     
    Una nuvola bassa e curiosa bussa alla porta e lascia li un po'
    di acqua mista a neve,gentile omaggio del freddo che qui è
    di casa.
    La montagna di fronte non si scomoda e continua a sonnecchiare.
    Che pace.
     
    Sembra proprio il paradiso.
     
    381 - Non cambia lo scenario
     
     

    Giro d'Italia,tappa 14: VERONA

     
    C'era una pubblicità,un pò di tempo addietro,che promuoveva
    una qualche merendina.
    Non ricordo se Mulino Bianco,Kinder,Barilla o cos'altro.
    Ricordo lo slogan e basta,prova dell'ottimo quanto inutile lavoro
    dei pubblicitari.
    Recitava più o meno così " xxxxx,la colazione dei campioni".
     
    Stanco e assonnato,quasi appannato e spento dalla notte precedente,
    sorrido alla mia tazza di caffè-latte quando la mente mi sussurra
    questa frase.
    In silenzio,senza che gli altri notino nulla.
    Penso alla colazione dei campioni,io che faccio oggi più che mai
    "Colazione coi campioni".
    Io,un paio di colleghi che l'emozione del momento ha già
    cancellato, e Felice Gimondi.
    Nonno Felice.
     
    Nonno per l'età e per l'aspetto,canuto e tremulo.
    Ma con un carisma che la metà basta.
    Attira le attenzioni di Francesco Moser.
    Sono li,al mio tavolo,a chiacchierare,chiedendo fra una battuta e l'altra
    di passargli la marmellata o il caffè o chissà cos'altro.
    Io semplicemente ammiro e,proprio di rado,partecipo.
    Come quando non so perchè il discorso finisce su Torino e io
    mi sento in dovere di dire la mia...
    "Ah,si,il colle di Superga,ricordo... eh,bella salita. Molto dura.",fa nonno
    felice.
    Dura si,io che muoio ogni volta che la faccio.
    Ma se lo dice lui...
     
    Dalla colazione coi campioni al villaggio dei campioni il passo è breve,
    giusto qualche km di strade chiuse che si aprono al mio passaggio,
    mostrando il pass,sempre stabile al mio collo.
    Corrompo con qualche sorriso la Sara e la Angela che mi allungano
    quasi sotto banco un paio di pass in più dei due che avevo chiesto...
    Così Umberto può accedere al Villaggio di Modena non solo con la
    sua ragazza,ma anche con due sue amiche...
    Anche questa volta BJ ha fatto bella figura.
    Fuori da questo mondo fatto di bici e sponsor ho pur sempre una fama
    da difendere...
     
    Anche un non appassionato come Umbe rimane colpito da questo mondo,
    dall'affetto e dall'attenzione che attira su di se.
    Il fascino dei campioni a portata di mano,coi quali scambiare senza
    problemi quattro chiacchiere...
    Sotto un sole cocente che non pare manco vero i ciclisti partono...
    Noi smontiamo lo stand,saluto il mitico Umbe con un "a quando Dio
    vorrà" e mi accodo ai colleghi: 4 auto e 3 furgoni con una sola meta,
    Verona.
     
    Verona è la città Skoda,quindi la sera si terrà una mega festa VIP
    nel più bel locale della città con ospiti open bar e musica tutto offerto
    dalla nostra mamma adottiva che viene dalla repubblica ceca,anche
    se parla un forte accento tedesco.
    Skoda,appunto,non bada davvero a spese... e per i propri invitati
    offrirà di tutto.
    Quale occasione migliore per rivedere la bellissima e dolcissima Mary?
    Strappo dalle mani dei boss qualche invito,un paio di sms e via,
    l'incontro mondano è fissato in cima alla salita delle Torricelle,al Piper.
    L'attesa la inganniamo fra la piscina e la vasca idromassaggio
    dell'ennesimo albergo troppo lussuoso per non approfittare di tutto
    ciò che offre.
    Sarebbe un peccato.
    Bagno,tuffi,relax e risate.
    Poi via a prepararsi alla serata di gala.
     
    Dalla fretta noto appena,e con non poco stupore,quei due grossi bus
    colorati parcheggiati nel retro dell'hotel: Rabobank e Astana.
    Vale a dire Denis Menchov e Alberto Contador.
    Due che domani mattina partiranno per la guerra,con la tappa che
    si arrampica fino alla cima dell'Alpe di Pampeago.
     
    Noi invece ci arrampichiamo fino alla cima della salita delle Torricelle,
    al Piper,appunto.
    Che posto...
    Un mega locale vestito a festa in cima alla collina che domina Verona.
    Paesaggio mozzafiato...
     
    Come è mozzafiato Mary,che si presenta puntuale all'appuntamento.
    Che bellezza.
    Giovane,frizzante. Fresca.
    Come uno spumante... sarà per quello che a guardarla troppo si rischia
    di ubriacarsi.
    Accompagnata com'è dal ragazzo,però,mi sa che non correrò quel
    rischio.
    Non stasera...
     
    La serata è piacevole.
    La carovana al gran completo ha risposto all'invito,richiamata dal fascino
    dello sponsor,del posto,della città... e perchè no della sera,fresca,
    accomodante,quasi seducente.
    Ci sono tutti...
    Hostess,driver,ballerine,capi,vice capi,leccapiedi,direttori sportivi,
    giornalisti,auto di lusso e donne da brivido.
    Band dal vivo e Dj di grido,come Dj Giueppe di 105.
     
    Tutti appollaiati quassù,guardando Verona dall'alto,con le sue luci
    e le sue storie,laggiù,a rischiarare la notte buia.
    352 - Pare Superga...354 - C'è anche la MAry!
     
     

    Giro d'Italia,tappa 13: MODENA

     
    Il gioco delle associazioni è vecchio come il mondo.
    Per una parola data,la nostra mente,veloce più di noi,abbina un'immagine.
    Funziona così anche per le città.
    Dici Roma e vedi il Colosseo.
    Dici Parigi e vedi la Toure Eiffel.
    Dici New York e vedi lo skyline dal ponte di Brooklin,con o senza
    le Twin Tours a seconda di quanti anni hai.
    Funziona così anche in questo pazzo giro d'Italia.

    Dici Modena e pensi,e poi vedi,Umberto.
    Umberto Barile,un altro di quegli incidenti che nella mia vita precedente,
    quella dei fantastici tempi della Joint e dei viaggi per l'Italia e per
    l'Europa,capitavano un giorno si e uno anche.
    Conosciuto assolutamente per caso,entrato per un anno tanto breve
    quanto intenso nella famiglia Joint e poi via,sparito com'è lecito a
    correr dietro la sua vita.
    O a farsi rincorrere,chi lo sa.
     
    E' ovviamente la prima persona che chiamo dopo aver posato le valigie
    all'albergo di Modena.
    Ci vedremo per l'aperitivo.
    Nel frattempo ho l'onore di accogliere e accompagnare in camera
    niente di meno che il nostro testimonial,che finalmente ci ha raggiunto:
    Felicie Gimondi.
    In persona.
    Un onore.
    La sua presenza attira l'attenzione di tutti i presenti,che poi sono gli
    ormai "soliti" Mediolanum,Fondriest,Moser,Motta,eccetera.
    Ci son più trofei in questi dieci metri quadri di reception che nella
    bacheca della Juventus.
     
    Quando tanto per cambiare il cielo volge al peggio,io e i soliti noti del
    villaggio di partenza decidiamo di uscire...
    La passeggiata per Modena è tranquilla,rarità in questi giorni.
    Il centro della città si gira in pochi minuti,così possiamo
    comodamente sederci in uno dei cento bar che fan da custodi a piazza
    Duomo e chiacchierare del più e del meno.
    Finito il temporale si rientra in albergo ed eccolo li,alto e sorridente come
    sempre,l'Umberto.
    Ci sediamo,ordiniamo da bere nel bar dell'hotel e via al remake mentale
    di racconti e avventure passate.
    Viste e riviste mille volte,sentite altrettante,ma sempre incredibilmente
    vive.

    Umbe è pur sempre uno dei migliori PR della piccola città emiliana,per
    cui non si può dir di no quando invita me e chi ha voglia di seguirlo alla
    serata in disco di turno della sera.
    Cena pronti via ed eccoci in giro,ancora,per Modena,che rimane bella e
    misteriosa anche al buio.
    E sempre molto discreta.
    Birra brindisi e via,a ballare.

    Io,Ale Alfa & Ale Beta,Filippo e Allegra,madamin Cavour che più
    piemontese non si puo'.
    La bella dama che scorta quattro scapestrati.
     
    La serata è carina e movimentata,Umbe non sbaglia.
    Era pur sempre un Joint.
    L'epilogo è il solito di sempre.
    Rientro in hotel,sveglia posizionata ad orari scomodi e spigolosi,ultimo
    panino condito da quattro chiacchiere e via.
    Pensando a domani.
     
    Pensando a Verona che,per il solito vecchio gioco delle associazioni,
    vuol dire pensare a Mary.
     
    341 - Rimembrando i tempi Joint
     

    Giro d'Italia,tappa 12: FORLI'

     
    C'è una lista nella testa di ognuno di noi.
    Una lista precisa e dettagliata,ideata e scritta nella nostra mente
    da noi stessi.
    Impressa a fuoco fra i nostri pensieri.
    E' la lista di quelle cose che nella vita,prima o poi,dobbiamo fare.
    O almeno provarci.
     
    Io sapevo che avrei fatto il segno della croce,posando lo sguardo triste
    sulla lapide di Marco Pantani.
    Marmo bianco,lucido,freddo e di poche parole:
    "Marco Pantani, 13-1-1970   14-2-2004"
    "Sul gradino più alto del podio... per sempre".
     
    I colori dei fiori,delle foto,dei doni che i tifosi e i curiosi han portato
    fino a qui negli anni creano un contrasto evidente con l'immortalità del
    bianco.
    Persino il cielo la fuori,così azzurro,sembra stonare con le sensazioni
    forti che son racchiuse qui dentro.
    Forse per quello qualcuno da lassù decide di richiamare qualche nuvola,
    come a chiudere le tendine della finestra su una storia tragica.
     
    Il silenzio fra me e lo Zio Robi,che mi ha accompagnato fin qui,è una
    presenza tangibile,ma discreta.
    Non disturba per niente,quasi tiene compagnia.
     
    Mi sono avvicinato al ciclismo ai tempi di Bugno e Chiappucci,spinto
    dalla passione di mio padre per quello sport epico,eroico,fatto
    di sudore e sacrificio. E classe.
    Ricordo i pomeriggi di primavera o estate in cui mio padre,in quei
    rari momenti passati a casa,si esaltava per uno scatto,un allungo,
    una volata,una salita.
    Il suo idolo era Claudio Chiappucci,el Diablo.
    Avevo si e no 10 anni.
    Crescendo e seguendo questo sport,mi sono imbattuto in Marco Pantani
    e nelle sue imprese.
    Il Mortirolo,il Galibier,il mondiale sfortunato in Colombia,le cadute e le
    mille rinascite.
    Lo Zoncolan da gregario,il Ventoux e Courchevel.
    Fino all'epilogo.
    Trovarmi qui,ora,è un atto dovuto.
     
    Trovo il coraggio di prendere la biro e scrivere sul libro lasciato li da
    qualche familiare,sulla tomba.
    Leggo le frasi delle migliaia di persone che mi hanno preceduto.
    Quanto affetto per un uomo che semplicemente correva in bici.
    La mano scivola veloce su quella pagine,l'inchiostro la segue e ne viene
    fuori un semplice "Grazie Marco.".
    Un paio di foto e via.
    Di nuovo il segno della croce,sempre in silenzio.
     
    Il giro per Cesenatico prosegue con Roby che nelle vesti di Cicerone
    mi scorta alla casa di Pantani e poi alla piadineria della mamma,
    quella dove tutta la città festeggiava i suoi trionfi.
    Ancora campeggiano foto,poster e striscioni.
    Il tempo può cancellare molte cose,ma non l'amore.
    Mi vengono in mente,tanto per cambiare,le parole di Ligabue:
    "L'amore conta,conosci un altro modo per fregarla morte?".
    Già,Marco l'ha fregata,in qualche modo.
     
    In albergo con noi c'è di nuovo la Liquigas,ed è una piccola emozione
    notare che il mio vicino di camera stanotte sarà Franco Pellizzotti,uno
    che è qui perchè vuole vincere il giro.
    O almeno provarci.
     
    Forse l'ha scritto anche lui su quella famosa lista,impressa a fuoco
    nell'anima.
    320 - Ciao Marco...
     
     

    Giro d'Italia,tappa 11: Pesaro 3

     
    Il giro riparte.
    Pesaro-Urbino,un binomio diventato provincia.
    Un binomio che diventa cronometro individuale.
    Cronometro vuol dire fondamentalmente 2 cose:
    1) i corridori partono uno per volta e non tutti insieme;
    2) Niente di niente da segnalare al villaggio di partenza.
    Al villaggio ci vado lo stesso...
    Stanotte dormiremo nello stesso identico albergo di oggi e di
    ieri (non ci pare vero!!!),per cui non avendo bagagli da portare a
    spasso ad assoporare l'aria del nostro bel paese,vengo dirottato li.
    Non essendoci ciclisti regna una calma apparente quasi inquietante.

    Impressiona la calca fuori,lungo la strada.
    La gente non si lascia sfuggire l'occasione di vedere passare gli attori
    uno per uno lungo questo nastro d'asfalto che sa di teatro.
    Bambini,tantissimi bambini alle transenne,accompagnati dai nonni
    che si sentono piccoli anche loro,sotto i portici della piazza.
     
    Piove,e non è sta novità.
    Piove e non mi interessa poi molto,mentre cammino in mezzo al
    percorso,a centro strada,sorridendo ai bimbi.
    Io di li posso passare,voi no... anche se son bimbo anch'io.
    Piove e piove come dal cielo una richiesta schock:
    "Non trovo Ale,ti va di guidare tu con me lungo il percorso dietro un
    ciclista? Devo verificare delle cose e mi serve un driver...".
    Cioè tu vai da un orso e gli chiedi "Senti ho del miele che mi avanza,
    per caso ti spiace se te lo regalo?"...

    Accetto al volo e in men che non si dica sono nel dietro le quinte della
    partenza,accodato ad un'ammiraglia della AG2er,team francese.
    Il ciclista da pedinare è un semi sconosciuto,tale Mangel.
    Boh.
    Bettini era meglio,ma non mi pare vero comunque.
    Nemmeno a 15 anni sulle autoscontro con la biondina di turno mi divertivo
    tanto.
    Lui che pedala,l'ammiraglia dietro,io e Nena in coda,un mondo di gente ad
    applaudire.
    Lungo le strade c'è di tutto... cartelli,striscioni,fiori rosa fiori di pesco,
    palloncini,sagome,cartonati,cani,gatti,oche vestite di rosa,famiglie,
    scuole,tifosi,curiosi,case addobbate che manco a Natale in Lapponia,
    cori,coriandoli... tutto.
    Ad un tornante perfino un asino con la maglia rosa.
    I tifosi di Bruseghin sono i migliori,niente da dire.
     
    Io cerco di stare concentrato alla guida,sai mai che investo qualcuno e
    finisco in prima pagina... ma come fai?
    Butto l'occhio sul tachimetro,impressionante vedere da vicino quanto
    vanno sti ragazzi... doping o meno,ma vanno...
    In pianura siamo sui 50 km/h,quando la strada sale,anche parecchio,
    stanno comunque sui 25. Boh.
    In discesa poi...
    Io cerco di non stare troppo al culo dell'ammiraglia,ma i francesi,si sa,
    non sanno guidare... e ci perdiamo il ciclista,che coi suoi 70 km/h e oltre
    ci stacca.
    Raggiunge poi il ciclista partito prima di lui,un tedesco...
    Il momento del sorpasso è una figata.
    Arriva l'auto rossa della giuria,ci fa segno di star tutti fermi li,in coda...
    Noi,l'ammiraglia francese e quella tedesca.
    E' poi il guidice in persona ad affiancarci e darci l'ok per passare.
    E passiamo.
    A mio avviso la giuria sbaglia,ci da l'ok troppo presto e infatti il tedesco
    non si allontana di un metro,ma rimane incollato a noi e alla nostra scia,
    come fossimo concorrenti in un gran premio di formula uno.
    Io sono impanicato perchè mi rendo conto che sto aiutando sto tizio qui,
    me lo sto portando a spasso,lui che fino a due secondi fa sembrava
    fermo sulle gambe,come se l'asfalto lo tenesse per le scarpette.
    La giuria non dice nulla...
    Il tedesco rinato mi risorpassa facendomi una rasetta che nemmeno i
    motorini di Palermo... sarà un tedesco con origini siciliane.
    Dobbiamo aspettare che la strada salga di nuovo per risorpassarlo e
    lasciarlo li,dove i suoi muscoli,senza l'aiuto della scia,gli permettono
    di stare.
     
    Di Urbino vedo molto poco.
    L'arrivo è in pieno centro,fantastico,ma pochi metri prima l'organizzazione
    ci fa girare per prendere la via del ritorno...
    Giu da questa stradina incontriamo un pò di addetti ai lavori,anche
    ciclisti...
    Uno di questi ci fa segno di rallentare... Noooooo!
    Julio Alberto Perez Cuapio!
    Un mito,un pazzo furioso,il Cassano delle due ruote...
    Uno con così tanto talento che ha deciso di buttarne un pò,quello che
    riteneva superfluo... e per fare le cose in grande con esso ha buttato
    anche la voglia di allenarsi.
    Sennò sarebbe stato un fenomeno.
    Il messicano si affaccia dal finestrino e chiede "Tornate giù a Pesaro?".
    "Certo,vuoi un passaggio?"
    Il cuore va più forte dei ciclisti in discesa che seminano le auto.
    "Si,grazie... ma c'è posto per la bici?",fa lui...
    "No... abbiamo solo una Fabia..."
    "A,niente,grazie lo stesso! A domani!"
    Peccato,sarebbe stato un onore.
     
    La discesa fino a Pesaro è una pacchia.
    Immaginate di poter fare sulle strade aperte al traffico quello che volete,
    solo perchè la vostra auto ha un po' di scritte colorate sulla carrozzeria.
    E' quello che accade.
    Limite dei 50,io e un'ammiraglia Rabobank,olandesi,che tiriamo come
    dei dannati,oltre i 100,e una moto della polizia che ci sorpassa senza
    dire nulla.
    Anche questo è il Giro.
    Al villaggio di partenza ormai non c'è nulla da fare.
    Due bambini giocano alla guerra coi gonfiabili Skoda,io decido bene
    di unirmi al gruppo e mentre i colleghi ridono vengo saccagnato di botte
    da due bambini.
    Ridono anche loro,in mezzo alla festa.
     
    Sotto l'ennesimo diluvio si sbaracca e si torna all'albergo.
    Ci aspettano valigie da rifare e,per una volta,prima e penultima,armadi
    da svuotare.
    Noi che non svuotiamo mai nemmeno le valigie.
     
    E' l'ultimo mare che vedremo,e non voglio non salutarlo.
    Così mi prendo un attimo per me e vado fino in punta al molo,
    seduto fra gli scogli bagnati,dove
    il vento spinge le onde già alte e cattive,scure,ad immagine di un cielo
    che ha perso il sorriso in chissà quale vento freddo.
    E chissà per colpa di chi.
    Mi allontano prima che la bufera si abbatta su di me.
    E' un arrivederci,mare,non una ritirata.
    Senza offesa,scappo.
     
    Più tardi uscirà un arcobaleno fragile,leggero lenzuolo di colori
    sopra un nero letto di nuvole.
    Forse un modo,dall'alto,per chiedere scusa.

     

    311 - Si sale314 - Ultimo saluto al mare


     

    Giro d'Italia,tappa 10: PESARO 2

     
    Finalmente il giorno di Pausa.
    Nessuna sveglia,nessuna colazione forzata,nessuna marcia
    obbligata prevista.
    Solo una giornata davanti da riempire come meglio crediamo.
    Possiamo finalmente svuotare le valigie e riempire gli armadi,
    noi che cambiando albergo ogni giorno gli armadi non vediamo
    mai come sono fatti dentro.
     
    La giornata comincia tardi,perchè per una volta mi sveglio che il sole
    è gia abbastanza stufo di starsene lassù e allora comincia a scendere.
    La mezza è passata da un pò.
    Mangio qualcosa,faccio un paio di telefonate e riesco a combinare
    un appuntamento a cui davvero tenevo molto.
    Pesaro - Rimini è poco più che un tiro di sputo,e con tutti i km
    che stiamo facendo,una passeggiatina di mezz'ora non fa che il 
    solletico.
    Ale Alfa,Ale Beta e Stephanie mi scortano e così eccomi a Rimini,via
    Roma.
    Gli altri proseguono verso il lungo mare e il viavai di gente tipico
    della riviera.
     
    Io invece entro in un portone,salgo un paio di rampe di scale e mi
    tuffo nell'abbraccio di Anna.
    Un'amica speciale,se questo termine significa ancora qualcosa,
    che non vedevo da una vita e un pezzo ancora.
    E che rivedo con un piacere immenso.
    Il bello del giro è anche questo,riabbracciare persone che non abbracci
    e non vedi da un pò,immersi come siamo nei nostri cazzi quotidiani.
     
    Invece sono qui,a prendere un caffè e a parlare sul divano con Annina,
    compagna di mille chiacchierate notturne al pc.
    Ci si racconta tante cose,con due fattori in comune: il rosa e la
    genetica.
    Fare i cretini,nel mentre,con le bolle di sapone,è un modo come
    un altro per riconoscersi,qualche passo più in la dal resto del mondo.
    Non si sa se più avanti o più indietro,comunque più in la.
    Il tempo vola proprio come le bolle che lanciamo dalla finestra nel
    pomeriggio piovoso (ma va??),e quando anche la nostra bolla esplode
    arriva l'ora dei saluti.
    Un abbraccio e via. A chi sa quale altra occasione che sara, comunque,
    speciale.
     
    Il rientro in albergo è solo una tappa,la quiete prima della tempesta.
    La carovana ha organizzato un festone,e dunque eccoci dopo cena
    nuovamente in auto alla volta di Riccione,destinazione Peter Pan.
    Seconda strada a destra,poi dritto,fino al mattino.
    Fino al mattino per davvero.
    I giovani del giro sono quasi tutti qui,riempiamo da soli la sala centrale
    di questo tempio del divertimento.
    Balli,bottiglie e brindisi al tavolo prenotato da Michele,
    qualche vip e tanta voglia di divertirsi,di
    riconoscere e riconoscersi negli sguardi altrui.
    Sguardi di compagni di avventura che per una volta non hanno missioni
    da portare a termine.
    Si balla fino alle 3, forse 3.30,poi abbastanza velocemente anche il
    parcheggio,come la pista,si svuota.
     
    Domani la sveglia torna in servizio,e non basteranno un paio di
    occhiali da sole a coprire i bagordi di una nottata così.
    Salutiamo il Peter Pan.
     
    Noi,eterni ragazzini nel mezzo del viaggio verso l'Isola che forse non c'è,
    ma segue una maglia rosa.
    284 - I want you294 - PeterPan di Riccione,festa giro d'Italia295 - PeterPan,la pista
     

    Giro d'Italia,tappa 9: PESARO 1

     
    Ogni ruolo,nel suo piccolo,ha dei vantaggi.
    Anche il mediano.
    "Anni di fatiche,botte,vinci casomai i mondiali",canta il Liga.
    Anche fare il "facchino" ha un suo perchè.
     
    A onor del vero di vantaggi ne ha più d'uno: lavorando da solo,
    posso sostanzialmente gestirmi il tempo e le giornate come voglio.
    E se oggi volessi dormire un po' di piu'...
     
    La sveglia a Roma strilla "6.47",davvero troppo presto se si considera
    che la scorribanda nella capitale si è conclusa sulla soglia delle 3.45
    di mattina,bussando già alla porta delle 4.00.
    Al mio rientro trovo Ale Beta (fido compagno di stanza) già a nanna
    ed un foglio sul mio letto: "Ti pare l'ora di tornare??".
    Che tenero.

    Siamo diversi,io e Ale,molto diversi.
    Però c'è feeling e,soprattutto,c'è la base fondamentale per un qualsiasi
    rapporto fra colleghi in tournee: nessuno dei due rompe le balle
    all'altro.
    Fantastico.
     
    Rimessomi in piedi dopo appena un paio d'ore di sonno,mi reco alla
    reception e decido di sfruttare appieno uno dei vantaggi del mio
    ruolo: sorrido alla ragazza dietro al bancone e le spiego che il gruppo
    Skoda da li a breve sloggerà,che mi serve un facchino per caricare le
    valigie e che mi serve che una camera rimanga a disposizione ancora fino
    a mezzogiorno... La mia,ovvio.
    Sorride,piega leggermente il capo verso destra ed accenna un "si".
     
    Ad uno ad uno i miei colleghi scendono,lasciano la valigia,magnano e se
    ne vanno a inseguire la loro giornata già programmata.
    Io,a bordo furgone,li saluto ad uno ad uno...
    E quando anche gli ultimi salutano,in genere le miss della carovana,
    posso finalmente chiudere il furgone,posteggiarlo e... tornare a dormire,
    alla faccia del mondo che già corre o,nel caso,pedala.
     
    La seconda sveglia è mooooolto più morbida della prima.
    Leggera.
    Oggi la truppa muoverà verso la Toscana,e solo in serata
    attraverseranno gli appennini per raggiungermi a Pesaro.
    In buona sostanza,muovendomi io direttamente da Roma a Pesaro,
    ho diverse ore di vantaggio,anche ora che le prime 4 me le sono
    tranquillamente spese sotto le coperte calde del mio lettuccio.
    Faccio la borsa con tutta la calma del mondo,un pò di Tv,un'altra
    colazione e poi via,questa volta davvero.
    Saluto Roma con una fitta al cuore,che dire anche solo arrivederci
    ad una città così non è mai facile.
    Una città che odio a tal punto da amarla.
     
    Mi separano da Pesaro 400 km,che decido di bermi alla goccia,brindando
    a me e solo a me.
    La radio e il finale di un campionato palpitante mi tengono compagnia.
    Alla fine lo scudetto va all'Inter. Peccato.
    Piove sul bagnato,e piove anche sulla a 14 che costeggia l'Adriatico.
    Siamo di nuovo qui.
    Non c'è molto traffico,così devo solo badare che il furgone vada dritto
    e nel mentre mi godo questo scorcio di blu scuro annoiato e triste che
    schiaffeggia spumeggiando le spiagge deserte.
    Di sole nemmeno l'ombra. Ovvio.
    Fa capolino qualche raggio giusto quando arrivo all'albergo.
    Un po' di coda per usare gli ascensori,che un gruppo di giornalisti è
    arrivato appena prima di me.
    Finiscono loro con le loro valigie,comincio io.
    Il sole ora è bello presente,mi aiuta a sudare un pò,che fa sempre bene.
    E alla fine della sudata,mi aspettano un costume e una piscina.
    L'acqua è gelida,ma non ci si tira indietro.
    Mi raggiunge Ale e insieme ci godiamo gli ultimi scampoli di giornata.
    Due sdraio a bordo vasca,il mare a pochi passi e un fantastico
    tramonto dietro la baia.
     
    Domani giorno di riposo,la carovana tira il fiato.
    Noi anche.
    Io già da stasera.
    Il lungo mare di Pesaro,che si apre ai nostri passi nel dopo cena appena
    superato il ponticciolo sul porto,non mi ispira più di un gelato.
    Incrociamo diversi pullman delle squadre,sono tutti qui a un passo.
    Gelato,dicevo,e via.
    Gli altri a tirar tardi,io ho già dato ieri.
    E vado a nanna.
     
    Domani,finalmente,non ci sarà nessuna sveglia ad attendermi al varco,e
    potrò sognare fino all'ora che voglio.
     
    274 - Il re Sole
     

    Giro d'Italia,tappa 8: ROMA

     
    La luna a Roma sembra più insicura.
    Di un'insicurezza che in qualche modo la rende più bella.
    Veste l'insicurezza della ragazzina  che si presenta
    al ballo per la prima volta,e guarda le altre ragazze con un misto di
    invidia e ammirazione.
    Lei,al cospetto delle meraviglie della capitale,è la regina che
    per una volta non si sente all'altezza.
    Si avvicina,si sporge,sbircia cosa accade nella notte di questa città
    magica.
    La vedi apparire e scomparire fra le finestre del Colosseo,dietro
    l'altare della patria che non la sposa alle stelle,fra i palazzi che circondano Piazza di Spagna.
    Ne vedi i riflessi appoggiati li,sui gradini della scalinata,sconsolati
    a specchiarsi nella grande fontana.
    Soli.
    Che la gente non ha occhi per loro,nè per lei.
    Ma solo per Roma.
     
    Tutte le strade portano qui,e anche il Giro non è esente al fascino
    del richiamo.
    Roma,dunque.
    Roma,finalmente,dopo un viaggio carico di pioggia e di traffico.
    Un viaggio dalle vette silenziose degli appennini abruzzesi alla
    città eterna,ombelico d'un mondo lontano.
     
    Il villaggio di partenza al mattino mi vede protagonista di una gag che
    mi portero' dietro fino alla fine...
    Parlo per alcuni minuti con un signore allo stand Skoda.
    Tema di discussione? L'ex professionista Andrea Tafi.
    Il signore mi chiede di lui,se lo conosco,se era forte,se mi piaceva...
    Io,titubante,dico che si,lo conosco,mi piaceva,ha vinto Fiandre,Roubaix,
    tricolore...
    Lui mi fa i complimenti e mi si presenta: "Piacere,sono Andrea Tafi!"...
    Il rosso non poteva essere più rosso di me in quell'istante.
    Andreone.
    Va beh.
     
    Poi pronti via,col gruppo che a momenti si scorda di Bettini e Visconti,
    ancora alle prese coi microfoni Rai quando il gruppo si muove.
    Tutto sotto i miei occhi,si fanno largo fra la gente e raggiungono i colleghi.
    E prto anche io.
     
    Statale,autostrada,pioggia,Tom-Tom.
    Tanto,tanto Tom-Tom.
    E tanta radio,alla spasmodica ricerca di quel nuovo pezzo di Ligabue
    che già mi manca come l'aria al sub in apnea.
    Ma non lo trovo.
    Forse ha ragione capitan Barbosa in "I pirati dei caraibi III ": il miglior
    metodo per cercare qualcosa che non sai dov'è,è non cercarla.
    Arriverà.
     
    Il traffico del raccordo anulare è si caotico,ma dopo Palermo nulla
    mi spaventa più.
    E' un gattino al cospetto di una tigre. Simile,ma in piccolo.
    E molto meno pericoloso.
    Piano,piano,piano,alla fine alla meta ci arrivi.
    E per la prima volta,arrivato alla meta,scarico le valigie nella hall
    e non le porto in camera.
    Sarà l'unica volta di tutto il Giro.
    Perchè Roma per me è un appuntamento fisso con due occhi verdi
    che non vedo da un pò.
    E che per chissà quanto non rivedrò.
    Allora niente valigie.
    Si arrangino,per una volta.
     
    Doccia,auto in prestito da Sara e via.
    Via per la città più bella del mondo.
    Via a perdersi in quell'ammasso di vie,auto,suoni,claxon e bestemmie.
    Alla romana. Ahooo.
    Via a ripercorrere quelle strade di Spinaceto che mi catapultano indietro di
    mesi. Altri giorni,altri pensieri.
    Sensazioni simili.
    Via con Margherita a passeggiare nel centro storico,fra battute e racconti.
    Poi cena,pizza.
    Io,lei e il pass al collo della Sara,per fare gli scemi anche quando
    non servirebbe.
    Ma forse serve sempre.
    L'acqua,immancabile,che ci prende alla fermata del bus.
    E una giacchetta per riparo,troppo stretta per tenerci lontani.
    I saluti.
    Gli arrivederci a chissà quando.
     
    La luna è sempre li,fra una nuvola e l'altra... invita a proseguire.
    Allora raggiungo l'altra metà dello stesso cielo romano.
    La Cori,comasca adottata da Roma.
    Via a bere e ballare coi suoi amici,in una notte di Giro che sa un pò
    di casa mia.
    Visi familiari e bisboccia fino a tardi.
    Fino a quando accompagno anche Cory a casa.
    Ora il cielo è finalmente limpido e la luna,sempre un po' imbarazzata,
    cerca di riprendersi ciò che le spetta.
    Niente di meno che il cielo.
    Assorto in questi pensieri mi ritrovo a canticchiare proprio quel pezzo
    del Liga che cercavo e non trovavo,e che trovo ora che non cerco.
    Il centro del mondo.
    A Roma,caput mundi.
     
    "Portami ovunque,
    portami al mare,
    portami dove non serve sognare
    chiedimi il cambio solo se devi
    sei brava a guidare".
    Parole scritte per me,che "viaggio col cuore",ora,adesso,in pieno
    "Centro del mondo".

    Mi guardo attorno e strizzo l'occhio a Venditti...
     
    Quanto sei bella,Roma,quand'è sera.

     

    256 - Che teneri262 - VIP Pass,se lo sapesse Sara...265 - Cory!


     
     

    Giro d'Italia,tappa 7: Roccaraso (AQ)

     
    L'Italia è un saliscendi di paesaggi mozzafiato,e la carovana rosa
    in questo ci sguazza a piacimento.
    Così capita che un mattino prendi una bella rincorsa,ti tuffi
    nell'acqua non proprio cristallina dell'Adriatico e...
    Tempo di riemergere e ti trovi ai 1500 metri di Roccaraso,L'Aquila.
    Dal mare alla montagna,così.
    In un tuffo.
     
    Un tuffo al cuore,in primis.
    Come quando,affontando i tornanti delle stradine montane,sento passare
    su Radio Deejay il nuovo singolo di Ligabue.
    Un tuffo al cuore... pensare che parli di amore e viaggi.
    Io che al Giro d'Italia sto esattamente viaggiando col cuore,
    prima ancora che con la mente o col corpo.
    Un tuffo al cuore che mi trascino per tutto il giorno,perchè quando
    sbatti contro un'immagine al mattino,quella ti si incolla addosso,
    prende la tua forma e non ti si stacca piu',fino a sera.
     
    Allora è con lo stesso tuffo al cuore che mi immergo nelle montagne
    appenniniche,fra il verde smeraldo dei boschi e l'azzurro lucido
    del cielo,fatto pois da qualche vetta bianca innevata.
    Mi immergo,mi ci infilo,divento un tutt'uno con loro,quasi stessi
    facendo l'amore col mio paese...
    Una sensazione che mi si aggrappa alla pelle per un attimo,
    prima che l'aria pungente che passa dai finestrini la porti via,
    a rintanarsi sotto qualche albero,in attesa che qualcun'altro la
    faccia sua per davvero.
     
    Non pensavo che anche montagne così diverse e così uguali alle mie
    potessero rapirmi i pensieri in tal modo.
    Me li restituiscono giusto in tempo,mentre inchiodo a pochi metri da un
    attraversamento pedonale...
    Un simpatico signore attraversa la strada senza badare troppo a chi viene
    e chi va,forse anche lui distratto dalla bellezza cristallina che ci
    circonda.
    Ha un nastro rosa al collo,un porta pass...
    Toh,è Auro Bulbarelli... lo riconosco con un tuffo al cuore... tanto per...
    Proseguo.

    Tiro dritto su per una strada che tutto è,fuorchè dritta.
    Sorpasso decine di ciclisti,sparsi in piccoli gruppetti colorati.
    Quasi tutti indicano,salutano,sorridono.
    Sono gli appassionati del giro che si arrampicano su queste stradine
    per vedere arrivare la corsa ed i suoi protagonisti.
    Le tappe di montagna hanno un fascino tutto diverso,ed è dato
    da tutta questa gente che sfida salite e caldo e fatica e acido lattico
    per sentirsi parte della festa.
     
    A Roccaraso,anzi,Pesco Costanzo,pochi km dall'albergo,assisto perr
    la prima volta all'arrivo della tappa...
    Quanta gente a divedere le attenzioni fra maxi schermi e strada.
    Mi apposto dietro un tornante a 250 metri dal traguardo,con una strada
    che punta dritto verso il cielo,sempre azzurro ma macchiato
    dagli elicotteri che volteggiano sopra di noi.
    Quando esplode il boato della folla è perchè ci siamo.
    Arrivano i primi,i fuggitivi di giornata,fra cui l'immancabile Emanuele
    Sella.
    Poi loro,i big,nella loro corsa nella corsa,che non finisce mai all'arrivo,
    ma sempre e solo a Milano ed ha per premio una maglietta di colore
    rosa.
    Piepoli,Riccò,DiLuca,Contador.
    Sono loro i più forti.
     
    Escono a tutta dal tornante.
    Escono a tutta,sui pedali,fra la folla in delirio.
    Escono a tutta,sui pedali e digrignando i denti,dal boato del pubblico.
    Mi sfiorano,ed è l'ennesimo tuffo al cuore di una giornata più breve
    di altre,ma intensa il doppio.
     
    Il rientro in albergo,la doccia,la cena.
    Oltre ai nostri tavoli,una tavolata da 20.
    E' la squadra Liquigas che cena con noi.
    Pellizzotti,Bennati,Noè,Nibali.
    Li. A un metro.
    L'ennesimo tuffo al cuore di una giornata così.
    Sono un bambino nel negozio di caramelle.
     
    E non voglio proprio uscire più.

     

    239 - Buon appetito Liquigas


     

    Giro d'Italia,tappa 6: TERMOLI

     
    Radiofreccia.
    Verso la fine del film Ivan Benassi (S.Accorsi),in arte Freccia,
    è seduto su un tetto ad assoporare l'alba adagiarsi sui tetti di
    Correggio,la sua città.
    Sotto fondo,un mix di chitarra acustica ed elettrica,un classico di
    Ligabue.
    Struggente e romantico,come lo sguardo del protagonista che
    in mezzo a tanta pace ripensa ai suoi giorni,così tormentati,complessi.
    Movimentati.
     
    Alle ore 5.30 sui colli che circondano il nostro Hotel di Atena Lucana
    la luce è quella dei tetti emiliani.
    Cinguettii invece delle chitarre e odore di caffè.
    Tanto caffè.
    Che non basta piazzare la sveglia alle 5.00 per fermarci.
    Noi,quelli del giro.
    Giorni movimentati anche i nostri.
    Orari e ritmi semi impossibili,ma tiriamo dritto.
    Come l'autostrada che chiude alle nostre spalle un portone verde di
    monti e colline e aria fresca,quasi fredda,e ci proietta in discesa
    verso il mare.
    Verso Termoli.
     
    Trasferimento lungo e tortuoso,che attraversa paesini arroccati
    in cima ai cucuzzoli piu' per difendersi dal tempo che passa che da eventuali
    e lontani nemici. Passati.
    Lungo la strada incrocio il gruppetto dei mediolanum,con Motta e Moser
    a fare l'andatura nelle inconfondibili maglie verdi.
    Riconoscono e salutano. Me.
    Il giro,l'ho detto e ripetuto,è una grande unica famiglia.
    E allora è normale che il camion delle Nobili Rubinetterie mi faccia i fari,
    incrociandomi. Noi,lontanissimi parenti stretti.
    E' normale che la citroen della Mediolanum che mi sorpassa metta le
    quattro frecce.
    L'autista,un uomo,tira fuori il braccio e saluta. Me.
     
    Proseguo il viaggio in solitaria,fra le ammiraglie che si recano in senso
    opposto verso la partenza e le auto degli sponsor che invece volano
    già verso Termoli,in anticipo sul gruppo.
    Termoli,piccola cittadina sulle sponde sabbiose del mare adriatico.
    Arrivo che il sole già picchia,nulla a che vedere con le carezze
    del mattino,all'alba.
    Solito tran tran di valigie nelle stanze poi via,ad approfittare
    delle mie ore di vantaggio sugli altri per dormire un po'.
    Anche il fisico chiede di tirare il fiato.
    Al risveglio,mentre prendo accordi in reception per la cena,mi avvicina
    un simpatico vecchietto,uno di quelli con coppola in testa e bastone
    in mano che trovi seduti in qualsiasi bar di periferia.
    Di qualsiasi periferia,che non c'è distinzione fra nord e sud,fra est e
    ovest.

    Si presenta e dopo aver avuto da me la conferma che sto lavorando
    per il giro d'Italia,mi tiene mezz'ora buona a parlare di ciclismo.
    Di quando aveva la mia età,di quando correva in bici,delle corse
    che aveva seguito dal vivo,del suo idolo Gimondi.
    Mi tiene incollato a quella sedia con la sua passione,rossa come
    i suoi occhi,che galleggiano a stento fra le lacrime che non vuol versare
    in un'inutile rincorsa al tempo perduto.
    E che non torna indietro,mai.
    Al momento del congedo,che comunque arriva,mi sento quasi in
    debito con lui,e decido,come gesto piu' che altro simbolico,di regalargli
    un "Garibaldi",la mitica guida ufficiale del giro d'Italia solo per addetti
    ai lavori.
    Me ne avanzavano un paio... penso che in fondo lui ne sappia fare buon
    uso.
    Mi volto e con la coda dell'occhio noto che si,ora le lacrime sul suo volto
    son partite per quella rincorsa che,inevitabilmente,perderanno.
     
    Una volta arrivati i primi compagni,come sempre quelli del villaggio
    partenza e dello Skoda Point,ci rechiamo in spiaggia per prendere
    un po' di sole in uno di quei pochissimi pomeriggi senza pioggia nè
    nuvole.
    Il relax di una spiaggia vuota e calda,con la sabbia che di attaccarsi ai
    piedi proprio non ne vuole sapere,è il massimo.
    Poi ci si riveste,gelati e foto e caffè in giro fra la cittadella antica,
    una piccola opera d'arte,e il centro con la via pedonale,immancabile
    nelle località di mare.
     
    L'itinerario è lo stesso anche per il dopo cena.
    Termoli è molto carina,ma comunque è tutta li.
    Un aneddoto che rimarrà incancellabile è quello dei due finanzieri che
    beccano Alberto e Fabrizio all'uscita della gelateria senza lo scontrino.
    Sarebbe multa. Sarebbe.
    I nostri però spiegano chi sono e cosa ci fanno li...
    Corsa in albergo e ritorno.
    Qualche gadget ai simpatici gendarmi e via,la multa è cancellata.
    E' il Giro d'Italia.

    E fra mare,montagna,caffè e gelato,l'Italia è anche questa.
    213 - Mareeee
     

    Giro d'Italia,tappa 5: ATENA LUCANIA

     
    Stando ai sondaggi,quelli veri,quelli "saputi",il Giro è considerato
    l'evento nazionale più importante e conosciuto d'Italia.
    Precede in classifica Sanremo e Miss Italia.
     
    Questa piccola nozione è bene tenerla in mente,perchè torna utile
    per decifrare momenti come questo.
    Mattina della quinta tappa,da Belvedere Marittimo a Potenza.
    Il sonno del mare è interrotto da migliaia,decine di migliaia di persone
    accalcate sul lungo mare in attesa della partenza della tappa.
    Tutte in punta di piedi a sbirciare i ciclisti passare dal "Foglio di firma" e
    vederli poi sgattaiolare in sella alle loro biciclette nel villaggio di partenza.
    Già,il villaggio di partenza.
    La vera anima del Giro d'Italia.
    Perchè ognuna delle mille componenti ha la sua importanza,qui.
    La carovana pubblicitaria,le tv,il villaggio commerciale,l'arrivo.
    Tutto.
    Ma il cuore pulsante della manifestazione è qui.
    E' qui che la gente vede passare i protagonisti.
    E' qui che puoi incontrarli,parlare con loro,raccogliere foto o autografi.
    E' qui che gli sponsor regalano migliaia di gadgets.
    Solo noi Skoda facciamo fuori qualcosa come 20 mila gadgets al giorno
    fra cappellini,zainetti,portapass,bandierine,braccialetti ecc.
    La gente accoglie noi come se fossimo delle star,quasi al pari degli
    atleti.
    Ci fermano,ci fanno domande,chiedono,hanno fame dei nostri racconti,
    delle nostre testimonianze di quanto bella sia quest'avventura.
    Solo perchè siamo dall'altra parte di una transenna.
    Ecco perchè appena posso,anche se non è mio compito,mi fiondo qui.
    Valigie sul furgone e via,a cercare parcheggio vicino al Villaggio.
    Per veder pulsare il cuore del Giro,che della passione, di questa
    passione della gente,si nutre.
     
    Belvedere Marittimo ne è una prova tangibile,il Giro è l'evento
    dell'anno,come la festa patronale.
    Manifesti ovunque,scuole e negozi chiusi,la cittadina è tutta qui.
    Anche dentro il villaggio si respira un'aria diversa,più frizzante,che ti entra
    in circolo facendo il solletico alle vene.
    Di risposta,non puoi che avere il sorriso stampato in faccia.
    Anche i ciclisti hanno quell'aria li,felicie e sorniona,da quiete prima della
    tempesta.
    E' una festa vera e propria.
    E per esserlo al gran completo non può che succedere una cosa.
    E succede.
     
    Sono li all'ingresso del nostro stand con lo zio Roby che chiacchiero
    quando un gomitolo sconfusionato di persone si avvicina...
    Tanta confusione la possono portare solo due persone:
    la maglia rosa,indipendentemente da chi la indossi,oppure Paolo Bettini,
    indiscutibilmente il più amato dalla gente.
    Ma la maglia rosa è già nello stand Weber... per cui...
    Il gomitolo si apre,si sfalda,si stropiccia e ne esce proprio lui,Paolino,
    che per rifugiarsi da tanto affetto (che ossimoro...) punta deciso il
    nostro stand,e li si rintana.
    Affida a me la bici,si siede e tira finalmente un sospiro di sollievo.
    Io ancora non ci credo.
    Appena si ripiglia inizia a ridere e scherzare con tutti.
    Facciamo anche una foto insieme.
    Lui con la sua maglia di campione del mondo. Pazzesco.
    Entrambi in punta di piedi,per vedere chi è più alto.
    Grande Paolino.
     
    Mi riprendo dallo shock emotivo che stiamo già smontando lo stand.
    Via a raccattare i ragazzi dello Skoda Point,dove il primo patatrac si
    è appena compiuto... nello scendere da un gradino una Skoda Fabia
    da esposizione ha toccato e rotto il paraurti.

    Povera Stefy,dovrà sciropparsi un tot  di Kilometri per raggiungere
    l'officina mobile e cambiare i pezzi,prima del rientro in albergo...
    Noi,intanto,si parte,dopo aver consumato al volo il nostro packet-lunch.
    Il viaggio verso Atena Lucania è una meraviglia: un album fotografico di
    boschi e montagne verdi e ruscelli e cascate.
    Non immaginavo che anche al sud potessero esserci posti così,
    dove anche Heidi sarebbe stata da Dio.
    Nel mezzo di questa quiete,il nostro albergo.
    Isolato dal mondo,non resta che rinchiuderci in palestra a scaricare
    su cyclette e tapis roulant le tossine che,inconsapevolmente,stiamo
    accumulando.
    Le lasciamo cadere li volentieri,sul pavimento,sottoforma di sudore.
    Il resto però ce lo teniamo stretto: le emozioni,le sensazioni che stiamo
    vivendo,già tantissime in appena una settimana.
     
    La sera è eccezionalmente normale: cena in quattro stelle,finale
    di coppa uefa in TV,quattro chiacchiere con Maurizio Fondriest,un paio
    di critiche all'organizzazione con Francesco Moser.
    Mi sto abituando a un sogno...
     
    Poi nanna presto,domani sveglia alle 5.01.
    Sperando che il sogno sia ancora li,a portata di mano.

     

    189 - PAOLOOOOOOO BETTINIIII!


     

    Giro d'Italia,tappa 4: BELVEDERE MARITTIMO

     
    Se come diceva Rodari l'1 è un numero strano,perchè
     
    "Tanto accresce il suo valore
    Più son gli zeri che gli vanno appresso"
     
    ,si può allora dire che 1000 comincia ad essere un numero
    abbastanza interessante,considerevole.
    Specie se si parla di kilometri.
    Ancora di più se si pensa che siamo solo all'inizio della quarta
    di ventuno tappe,la Pizzo Calabro - Catanzaro.
    E il nastro del millesimo km non poteva venire tagliato da forbici
    migliori: una bella statale che costeggia il mare,liscia come l'olio
    e che del traffico non ha nè segni nè ricordi.
    Colonna sonora del tipico viaggio perfetto quel Ligabue che sarà
    il mio migliore amico per tutto il giro d'Italia...
    A dire il vero avevo portato anche altra musica,altre storie su altri temi,
    ma non ce n'è stato proprio bisogno...
    Ci ha pensato Luciano a sottolineare ogni singolo metro,passo,respiro.
    Non mi posso proprio lamentare.
     
    Mille,dunque.
    Mille e non sentirli,che il furgone va come una bestia e piace a me
    e piace alla strada,che scivola mansueta,senza scossoni,come una tigre
    che non solo si fa accarezzare,ma fa anche le fusa.
    Pizzo e il semi-parente Francesco sono alle spalle,già un ricordo.
    Dopo quasi duecento km di sola statale eccomi a Belvedere Marittimo.
    Parcheggio,scarico le valigie,le porto nelle rispettive stanze,consegno
    i capi da lavare (un centinaio) al responsabile dell'hotel che provvederà
    personalmente a farle recapitare alla lavanderia del paese,che
    li restituirà puliti e stirati in serata.
    Cosa non si ottiene con qualche cappellino Skoda.
     
    Finito il tutto sono libero.
    Già... libero a Belvedere Marittimo fuori stagione.
    Una sorta di condanna.
    Non c'è davvero nulla da fare,se non affacciarsi al balcone della camera
    al quinto piano e sedersi ad ammirare il mare,maestoso anche
    in una giornata grigia come questa.
    La piscina dell'albergo,li sotto,confina proprio con la spiaggia:
    in una giornata di sole sarebbe stato uno spettacolo alternare i tuffi
    ora in questa ora in quello,cercando di capire quali carezze risultavano
    più affettuose e sincere.
    Ma in questo giro il sole latita...
    E decido di latitare anche io per un pò,sdraiato in camera a riposare
    guardando la tappa in tv.
     
    Uno dopo l'altro arrivano gli altri componenti del gruppo Skoda.
    I primi sono sempre quelli dello Skoda Point e del villaggio di partenza:
    per forza di cosa sono quelli con cui ho legato e leghero' di piu'.
    Lo zio Roby,Beta,Filo,Susy,Ste,compagni di aperitivo fra la fine della
    tappa e l'arrivo del resto della comitiva (carovana,hostess,capi,ecc.).
    La cena nella splendida cucina con vetrate vista mare scivola veloce
    come la riunione e la riconsegna dei capi lavati.
    Il dopo cena è una piacevole serata di quelle di una volta.
    In mancanza di locali,centri,negozi e quant'altro,ci si trova tutti insieme
    seduti in unica enorme compagnia sulla spiaggia. Mancava solo la chitarra.
    Oltre al gruppo Skoda,infatti,sono ospiti dell'Hotel anche un paio di miss
    dell'EstaThè (Laura e Ludo) e le ballerine di Gazzetta dello Sport,su
    tutte Brenda,Veronica,Jessie,Michela.
    Più un'infinità di persone i cui nomi rimangono li sulla sabbia,come
    le birre e le bibite che ci han fatto compagnia.
     
    Se qualcuno avesse scattato una foto in grado di prenderci tutti,
    sarebbe stata da incorniciare come radiografia di quel che il Giro è...
    Il mare come sfondo,una spiaggia per salotto e tutta la famiglia
    a cantare sotto le stelle.
    Senza conoscersi,che non ce n'è bisogno.
    Ma riconoscendoci,e benissimo.
     
    Come in "Dieci Piccoli Indiani",uno per volta si saluta e ci si reca in
    camera...
    Il sonno questa sera è più dolce: finestra aperta,è il mare in persona
    ad entrare in stanza a coccolarci.
     
    Fino all'alba di domani.

     

    166 - Vista mare


     

    Giro d'Italia,tappa 3: PIZZO CALABRO

     
    Che bello essere Terroni,con la "T" maiuscola.
    Terroni veri,del Sud.
    Che dal Sud vengono e che nel Sud ancora hanno qualche radice.
    Quelle radici che,nel momento del bisogno,ti vengono a salvare.
    Quel che si dice la famigghia...
     
    Perso nel sali-scendi dei colli calabri,località Pizzo Calabro,
    dove il verde arriva in picchiata a sfiorare l'azzurro del mare ma senza mai mischiarsi ad esso,
    quasi fosse peccato,avevo quasi perso le speranze di trovare
    il Villaggio Bravo Club dove alcuni colleghi già mi attendevano.
    Loro,seduti sulle sedie di vimini al fresco dell'ombra della reception,
    non erano in grado di ricostruire la strada che avevano fatto...
    La gentile signora della Reception,all'altro capo del telefono,non era
    in grado di dirmi a che chilometro della statale si trovava il villaggio...
    "Sa - diceva - dalle nostre parti non si usa segnare i chilometri".
    Faticavo a crederle,ma i miei dubbi e le mie perplessità non erano di
    grande aiuto...
    Quando anche il fedelissimo zio Tom-Tom gettava la spugna,ecco il
    colpo di genio,senz'altro dettato dalla semi disperazione nella quale
    stavo cadendo: perchè non chiamare il mio carissimo zio Pino?
    In fondo lui era nato e cresciuto da ste parti...
    Da li alla soluzione dei miei guai il passo è durato il tempo di un battito
    di ciglia più tre telefonate.
    "Non ti preoccupare,fermati dove sei che ti faccio venire a prendere".
    E così è stato.

    Dal nulla si materializza una Pegeout nera che mi scorta fino al cancello,
    e oltre, del Bravo Club.
    A fianco del cancello,ben visibile sul ciglio della strada,una paletta
    (ovviamente!!!) segnalava il kilometro di riferimento della statale...
    Benedetta centralinista!
    Il mio salvatore aveva gli stessi occhi azzurro-cielo di mio zio,
    ed altri non era che suo cugino Francesco,che,guardacaso,lavorava
    proprio al Bravo Club...
    Viva la famiglia!
     
    Tutto è bene quel che COMINCIA bene.
    E si,perchè la giornata della terza tappa,la Catania-Milazzo,era
    cominciata alla grande,come vorrei che incominciassero tutte
    le mie mattine da qui all'eternità: seduto al sole,gazzetta dello sport
    aperta sul tavolo,bicchiere d'acqua naturale fresca a portata di mano,
    brioches e Granita al cioccolato.
    Granita con la "G",quella vera,quella catanese.
    Quella di via Etnea.
     
    Via Etnea che la sera prima ci aveva visto sgattaiolare fra brioschari,
    granite,villaggi in fase di allestimento in piazza Duomo,negozi e
    bancarelle nel cuore di Catania.
    Catania che,come era accaduto nel pomeriggio mentro ero impegnato
    nella ricerca di casa mia,non pensavo di ricordare così bene...
    Invece.
     
    Invece ho fatto un po' da Cicerone ad una decina di colleghi che avevano
    deciso di seguirmi nella mia passeggiata notturna in quella città
    magica e lontana. E golosa. Tanto golosa...
    Foto di rito,foto di gruppo,foto al duomo,foto con le granite...
    Un giretto che doveva vederci impegnati fino a mezzanotte massimo,
    e che invece ci ha visto rincasare nel lussuosissimo 5 stelle di Piazza
    Verga che l'una era un ricordo.
     
    Poi la sveglia,sempre troppo presto,le valigie caricate sul furgone,
    la fuga a Messina in anticipo su tutti,la coda al traghetto.
    Sul traghetto "caronte" che fa la spola a getto continuo tra le coste
    siciliane e quelle calabresi ho iniziato per la prima volta a capire
    che cosa intendessero quelli piu' esperti di me quando parlavano
    del Giro come di una "Grande Famiglia".
    La "Grande Famiglia" del Giro.
    Termine ripetuto ed abusato alla nausea.
     
    Invece su quel piccolo trabiccolo,carico come un vu-cumprà sulle
    spiagge italiane,dal quale ti accorgi che veramente Scilla e Cariddi
    sono due dita di una stessa mano che con un piccolo sforzo possono toccarsi...
    li,dicevo,ho capito che non era un'esagerazione sentirsi in famiglia.
    Mi è bastato spuntare sul ponte con la gazzatta in mano e,soprattutto,
    con l'inconfondibile maglia arancio-Skoda addosso.
    Li un gruppetto di autisti dei bus di alcune squadre (Milram,Euskaltel,
    Lampre,HighRoad) mi han tirato in mezzo per leggere il giornale
    come fossi loro amico da sempre,cominciando a raccontarmi storie
    assurde,da compagni di camerata,rendendomi partecipe del tutto
    quasi fossi uno di loro...
    Che stupido che sono stato...
    Ero uno di loro!
     
    Il resto del trasferimento è l'inferno della Salerno-Reggio Calabria,che
    si riassume in un modo solo: 60 km/h per ore ed ore.
    Poi i miei guai salendo e scendendo un'infinità di volte la stessa
    strada,stupendomi ogni volta come un bambino per i paesaggi offerti
    dalla collina di Sant'Onofrio.
    Infine villaggio.
     
    Villaggio dove con un tuffo in piscina,nonostante la pioggia che cominciava a cadere,
    ho lavato via lo stress di una giornata un pò così.
    Uscito dall'acqua,al freddo,mi sono riparato in un asciugamano,
    lasciando annegare a fondo vasca quei pochi,fastidiosi problemi.
    Quelli che poco prima mi punzecchiavano  fianchi e tempie.
     
    Ma,poveri loro,proprio non sapevano nuotare.

     

    153 - Susy,Roby,Giulio,Ste,Filo,Beppe,Ale


     

    Giro d'Italia,tappa 2: CATANIA

     
    I fichi sono ancora lì,dove la mia mente li aveva lasciati e dove il sole e
    quel poco di acqua che il cielo regala loro ogni anno li fanno rimanere.
    Aggrappati a quella strada che non pensavo di ricordare così
    nitidamente,così simile a quella che mi trovo davanti.
    Così lei.
     
    La reception del 5 stelle di Catania aveva risposto alla mia fame di
    informazioni con poche briciole,ma precise: seguire
    per viale Kennedy,poi sempre dritto tenedo il mare,o la controfigura
    di esso che il vento freddo e le nubi mi presentano,sulla sinistra...
    E poi affidarmi a quei ricordi che pensavo deboli e sbiaditi,coperti
    da uno strato di polvere spesso 16 anni.
    16 anni che si alzano e fluttuano nel vento al primo soffio di memoria,
    incoraggiata da quei fichi che,dopo la rotonda,sono li a gridare,magri,
    il loro "bentornato".
    Chissà se anche loro mi hanno riconosciuto.

    Cambiato,cresciuto,più uomo ora di quanto fossi bambino all'epoca.
    Un paio di tentativi per riconoscere l'ingresso giusto,e poi via nel
    villaggio che mi ha visto crescere.
    Quel villaggio che riconosco a stento,ora.
    Ma riconosco,comunque.
     
    Quelle strade che ricordavo enormi,tanto grandi da contenere la
    mia esuberanza di bambino e le mie corse in bici.
    Quelle curve che mi sembravano infinite,da affrontare a mille all'ora
    in sella ad una bicicletta che mi sembrava volare.
    I vialoni,le mega ville...
    Tutto questo esce ridimensionato dal filtro dei miei occhi: le vie sono
    strettissime,le curve angoli ciechi,le case modeste villette.
    Ero io che ero davvero piccolo,non loro ad essere enormi.
    Terza traversa a destra e poi dritto.
    Come l'isola di Bennato che non c'è...
    E invece c'è.
    Sono cambiati i colori,le sfumature,gli odori,le piante,i rumori.
    Ma c'è. E' li.
    Ora che ho parcheggiato è qui di fronte a me.
     
    La casa di Catania nella quale ho speso le mie prime 10 estati e i miei primi inverni.
    Così colma di ricordi che non mi basterebbe una vita per
    raccontarli.
    Ricordi che ad uno ad uno affiorano adesso,mentre titubante
    avvicino il mio indice al campanello...
    Suonare o no?
    Suonare.
    Non sono venuto fino a qui per scattare due foto da fuori.
    Ecche Minkia.
    Suono.

    Mi aggrediscono due occhi neri,diffidenti,e i denti bianchissimi di
    un pastore tedesco.
    Spiego alla signora chi sono.
    Una luce diversa appare sul suo viso e ne cambia i contorni,i modi.
    Si apre la porta,si materializzano sedia,caffè,acqua e dolci tipici.
    Entro in quella casa che è così come la ricordo.
    Cucina,soggiorno,gli scalini,camera dei miei,la mia cameretta,camera
    dei nonni.
    I bagni,il cortile. Le case dei vicini,tutti parenti o quasi.
    La signora e suo marito mi parlano,io li ascolto appena,e comunque
    non li vedo.
    I miei occhi sono impegnati a seguire quel bimbo capelluto e scheletrico
    che vedo solo io,
    che corre e salta,scava nella sabbia la pista per le bocce,
    lancia macchinine,si tuffa nella piscina in giardino,mangia le granite
    nella veranda,gioca col motorino del papà,un vecchio "Sì" bianco
    parcheggiato sempre all'ombra,fa battaglie ad acqua coi vicini,
    si mette il costumino e chiede a qualcuno di accompagnarlo al
    mare,o anche solo a prendere un gelato.
     
    Il tempo vola,io no,inchiodato a quella sedia da ricordi più vecchi di
    me.
    Quando mi riprendo ringrazio e saluto quella parte di me che ha
    conversato educatamente coi due padroni di casa.
    Non ho nemmeno idea di cosa si siano detti.
    Non mi interessa,in fondo.
    Saluto,lascio in pegno qualche gadget del giro e,dopo aver scattato
    l'ultima foto,me ne vado.

    Il suono del cancelletto è sempre quello.
    Identico a sedici anni fa.
    Secco,metallico,che fa vibrare il silenzio nell'aria spenta di una domenica
    grigia in un villaggio semideserto.
    E fa vibrare qualcosa anche dentro.
     
    Salgo sul furgone e do gas.
    Saluto un' ultima volta la casettina...

    Chissà che stavolta non sia un addio.
     
    113 - Fuori è cambiato tutto
     
     
     

    Giro d'Italia,Tappa 1: PALERMO

     
    "... E' nella terza e più grave di queste tre piaghe,che veramente diffama
     la Sicilia e in particolare Palemmo agli occhi del mondo...
    Eh... lei ha già capito... E' inutile che gliela dica...
    Mi vergogno a dirlo!
    E' il traffico! Troppe macchine!
    E' un traffico tentacolare,vorticoso,che ci impedisce di vivere.
    E ci fa nemici,famiglia contro famiglia...
    Troppe macchine!".
     
    Non poteva che andare a Benigni e al suo Jhonny Stecchino il mio
    primo pensiero Siciliano e,nella fattispecie,Palermitano.
    Perchè Palermo sarà anche mare,sole,cibo,calore,piazze,palazzi e
    fichi d'India,arte cultura e strada... ma è,in primis,traffico.
    Una jungla di auto e motorini impazziti dalla quale,davvero,
    non pensavo di uscire indenne,io col mio furgone bianco.
    Agli incroci il semaforo è un'entità a se,lavora per conto proprio
    chiuso nelle uniche tre parole che gli hanno insegnato,
    senza che in molti lo stiano ad ascoltare.
    Come canta Tiziano Ferro,è un "Rosso relativo".
    Gli stop agli incroci sono avvertimenti sdraiati per terra più
    per riposare in silenzio che per dare indicazioni.
    Vige la legge del passettino: centimetro,centimetro,centimetro,
    finchè la macchina non è in mezzo alla strada a bloccare tutta una via.
    A quel punto,passi per forza.
    Sempre stando attenti che un motorino non si infili da qualche parte...
     
    Perchè sono i motorini le vere mine vaganti del traffico palermitano.
    Milioni. Ovunque. Impazziti.
    Li vedi sfrecciare davanti,a destra,a sinistra,dietro.
    Forse anche sopra e sotto.
    Metti la freccia a destra per svoltare,guardi lo specchietto e sei tranquillo,
    non c'è nessuno.
    Cominci a girare,riguardi e i motorini sono li,nel tuo specchietto,usciti da
    chissà dove (dal baule??) che ti stanno passando a destra quando sei
    già di traverso,a metà manovra.
    Ovviamente non rallentano un bel niente,ma si infilano in quel millimetro
    che rimane fra te e il marciapiede,dove non passa la luce nè un alito
    di vento,ma loro si.
    E,non contenti,per fartelo notare strombazzano anche con claxon e
    marmitte truccate,mille rumori per un solo significato:"Fanculooo".
     
    Nei quattro giorni palermitani che hanno preceduto ed accompagnato
    l'inizio del 91° Giro d'Italia,prendere la macchina per noi driver
    era notizia da panico negli occhi.
    E ve lo dice uno che ama guidare e di strada ne fa.
    I pochi chilometri che separavano il nostro bell'albergo dal quartier
    tappa erano un purgatorio dal quale pregavi sempre di poter scappare.
     
    Quartier tappa che è diventato,ovviamente,casa mia: compito
    primario,accompagnare mattina e pomeriggio le hostess e stazionare
    li davanti con loro a regalare porta-pass a giornalisti,cronisti,curiosi
    e quant'altro.
    Il miglior incontro di presentazione possibile per un novellino come me
    che si affacciava al mondo del grande giro.
    In men che non si dica ho potuto toccare con mano ciò che in
    molti già mi dicevano e che io,testone e capricorno,non ritenevo
    possibile... o,almeno,non così possibile: puoi davvero conoscere
    di persona ciclisti,ex ciclisti,campioni,giornalisti e quant'altro.
    Io che sognavo una foto con Paolo Bettini e non ero così sicuro di
    riuscire ad averla entro la fine dell'avventura,mi ritrovavo a posare per
    un click proprio con lui prima ancora che il giro partisse...
    Pazzesco,no?
     
    I quattro giorni a Palermo sono stati fondamentali per formare il
    gruppo di noi ragazzi Skoda,così fra lavoro,concerti in piazza
    (Britti e Renga con flebo annesse),granite,shopping,nottate in albergo,riunioni e
    altre varie ed eventuali ci si è conosciuti.
    Il tempo libero non è mai stato troppo.
    Per ritagliarselo,a volte,è stato necessario anticipare la sveglia.
    Come al terzo giorno,quando Lea mi ha convinto ad andare a correre
    con lei sul lungo mare.
    Niente di male,niente di strano,se non fosse che ci siamo dovuti
    svegliare alle 7.30.
    Va beh... un pò di moto...
    E' stata più che altro l'occasione per ammirare il mare al mattino...
    Un qualcosa di intenso,in cui Lea,chiusa nel suo mutismo
    mascherato in concentrazione,non c'entrava davvero nulla...
    Un lungomare che una fragile barriera di palme isolava dal traffico
    impazzito sin dalle prime ore...
    Un lungomare silenzioso,dove oltre ai nostri passi e all'urlo dei
    gabbiani,riuscivi solo a sentire il respiro del mare.
    Lento. Calmo.
    Una sensazione di pace,in cui anche il sole faceva la sua parte
    offrendo il meglio di se a poco prezzo,un calore intenso
    ma non troppo forte.
    Stupendo...
    Fermi a fare stretching guardando le piccole barche dei pescatori  disegnare sulla superficie del mare linee sottili,
    nelle quali i raggi del sole andavano a curiosare,come a cercare
    dei rimasugli di notte rimasti li,nascosti al cielo,per prenderli e cancellarli.
    Vivere in una città di mare dev'essere un qualcosa che va al
    di la della possibile comprensione di chi col mare non ci è
    cresciuto.
    Un ottimo motivo per svegliarsi.
     
    Ma a parte questi piccoli ritagli privati,le giornate le abbiamo trascorse
    nel "pubblico" del nostro lavoro di gruppo,di squadra.
    E in men che non si dica è arrivato anche il giorno della partenza.
    Riunione la sera prima,densa e concentrata come il caffè al risveglio,
    necessario per attivare corpo,mente,spirito. E coraggio.
    Coraggio per chi come me si lanciava per la prima volta in quest' avventura a tappe.
     
    Colazione e poi via alla partenza di Piazza Politeama.
    Per fortuna il villaggio di partenza era a due passi dall'hotel.
    Ingresso vietato ai curiosi,già migliaia alle prime ore del mattino,ma non
    a noi,a cui le strade (reali e metaforiche) si aprono alla vista della
    maglietta arancio prima ancora che a quella del pass.
    Pacchi da scaricare dal furgone,piantine,tavolini,frigo,bandierine,
    vivande,caramelle... Uno stand nudo e metallico da rendere il posto
    più accogliente del mondo nel minor tempo possibile,sempre stando
    attenti ad evitare le goccie che il cielo,di tanto in tanto,decide di
    mandare giù come pacche sulle spalle.
    Mai richieste,per altro.
    Io e Roby ci diamo un gran da fare,aiutati da Giulio,Sara e il boss,
    il dott. Marco Galdiolo di Skoda.
    Col tempo capirò che bel personaggio sia,ma li per li incute timore...
    Allestito il villaggio,si apre un mondo.

    Non avendo compiti specifici per la giornata divento un pò un jollie,
    sapendo benissimo che un jollie può diventare a seconda delle
    necessità quadri,cuori,picche o fiori ma,giocando abilmente con le
    scuse più plausibili,può anche rimanere se stesso.
    Comincio a girovagare nella zona partenze,a contatto con quel palco dal
    quale scatterà il giro.
    Anche il mio Giro.
    Incorocio sul percorso i ciclisti che si scaldano.
    Gibo Simoni,Nardello,Pinotti e molti altri.
    Incorcio soprattutto gli sguardi della gente,che ha fame e sete di
    qualsiasi cosa succeda al di là delle transenne,dove gli è consentito
    solo di guardare.
    Di tanto in tanto passo a dare una mano al villaggio di partenza,allo
    Skoda Point o al Villaggio Commerciale,quest'ultimo preso
    letteralmente d'assalto dalla gente,a caccia di cappellini,zainetti,
    braccialetti,bandierine... quasiasi cosa purchè gratis.
    Un assalto vero e proprio,non per modo di dire.
    Violento.
    Io e un altro paio di ragazzi dobbiamo impegnarci a formare una barriera
    che separi la gente,la calca,dallo stand,fragile e ballerino.
    Troppo.
    Tant'è che comunque a fine giornata risulterà da buttare,rotto in più punti.
     
    Nel centro di questa cornice fatta di gente,musica,occhi,calore,colori
    e festa,la corsa parte e arriva,con i primi podi e la prima maglia rosa
    assegnata,pronta a far parlare di sè le TV e a far piovere su fogli
    inermi tonnellate di inchiostro.

    Fogli e tv che parleranno di strade e tempi e nomi e sponsor del giro
    che è finalmente partito.
     
    Fogli e tv che non parleranno di noi,che il nostro Giro lo abbiamo
    cominciato,adesso,per davvero.
     
     
     
     091 - Il giro parte da qui

    ImmaginaDiEssereASanSiroAVedereLigabue

     
    Immagina di attendere un giorno da un tempo che ti sembra infinito.
    Immagina il countdown,le crocette sul calendario,sulle pagine del diario. Sull'agenda mentale.
    Immagina la trepidazione all'avvicinarsi di quel giorno. Il ritmo dei colpi del cuore che sale. E sale... sale...
    Immagina la sera prima,la vigilia.
    Immagina di passarla con una persona talmente speciale da sembrarti normale che sia li... chi altri,se non lei?
    Immagina la notte prima.
    Immagina di voler riempire il buio di pensieri e avventure,di modo che la luce arrivi prima. E con essa il giorno. Quel giorno.
    Immagina la partenza verso quella meta.
    Immagina il sole alto,la musica a palla,il vento fra i capelli tuoi e suoi,che lei è accanto a te.
    Immagina la velocità e i kilometri,i metri,i centimetri che ti separano dalla meta sbriciolarsi sotto le tue ruote.
     
    Poi...
     
    Immagina di fermarti ad un autogrill e di accorgerti di avere dimenticato lo zaino a casa. Nello zaino i biglietti del concerto.
    Immagina la rabbia. I pensieri vorticosi che fan girare testa e palle... Eri a un passo... Tutto da capo.
    Immagina di salire in auto come una furia.
    Immagina la tensione del momento in cui innesti la retro per invertire il senso di marcia.
    Immagina anche che questa tensione ti tiri un brutto scherzo...
    Immagina  per esempio che fra rabbia,tensione,pensieri e fretta,tu non veda un marciapiede.
    Immagina anche che questo marciapiede sia alto. Troppo per la tua macchina dal muso basso e cattivo.
    Immagina di sentire un rumore forte,un botto,secco,come di plastica che sbatte e gratta e si accartoccia.
    Immagina di sentirlo ancora,tornando sui tuoi passi per scendere dal marcia piede su cui eri salito.
    Immagina la velocità dei tuoi pensieri mentre scendi dall'auto... Il giorno che aspettavi,che inseguivi... morto li?
    Immagina il sospiro che tira il cuore nel vedere il paraurti intatto,illeso. Come nuovo. Sporco,ma sano.
    Immagina di chinarti per scorgere danni sotto la macchina e vedere li,sotto il motore,una macchia stronza.
    Immagina le ipotesi che ti filano ai 300 all'ora negli occhi e nell cervello: coppa dell'olio? Radiatore?
    Immagina che Dio in persona scenda a dirti di smetterla di bestemmiare in silenzio,fra te e lui. Voi due soli sentite.
    Immagina le immagini che filano via come un treno perso: la gente,le urla,lui che canta,tu che salti... Via,andate.
    Immagina solo una cosa: la rabbia. Solo la rabbia. Auto,concerto,tempo... Soldi.
     
    Immagina.
     
    Immagina anche un'altra cosa.
    Immagina per esempio di non disperare. Di non mollare. Di sperare ancora.
    Immagina allora di avere una speranza. E di aggrapparti ad essa come al manubrio della bici quado la strada sale.
    Immagina di tirarla a te e di spingerla oltre,fino alla realtà.
    Immagina che quella chiazza d'acqua non sia tua.
    Immagina che tu non abbia davvero rotto nulla,incredibilmente.
    Immagina di risalire in auto,accendere,sentire i 240 cavalli rombare come prima. Più di prima. Più di sempre.
    Immagina di correre fino a tuo padre che preoccupato perl'auto ti è venuto incontro. Con lo zaino.
    Immagina di uscire dall'autostrada e rientrare con tutto quello che stavi perdendo. Anche il tempo.
    Immagina poi la corsa contro il tempo,le code,il traffico. Contro tutto,contro tutti.
    Immagina però di avercela fatta. Sei li,a San Siro,con Corinna,a vedere per la quinta volta Luciano Ligabue.
     
    Immagina cosa hai potuto accumulare in tutto questo. Rabbia. Rabbia e ancora rabbia,solo rabbia.
    Immagina ora di poterla sfogare,tutta. Fino all'ultima goccia che ti scorre nelle vene. Urlando.
    Immagina la liberazione.
    Immagina la spossatezza.
    Immagina il piacere.
    Immagina alla fine quanto puoi sentirti Leggero,con le vene finalmente piene solo di ciò che sei.
     
    Immagina di aver avuto accanto a tutto questo una persona che ha sempre e solo sorriso.
    Immagina lei che sorride nel male. E lei che sorride nel bene. Fino alla fine.
     
    Immagina di rientrare a casa in una buia e non troppo calda notte di luglio,ore 4.06.
    Stanco,libero,Leggero.
     
    Grazie Luciano.
    Grazie Cory.
     
    Brindo a te.