| Giuseppe's profileBJ CHIAMA ITALIAPhotosBlogLists | Help |
3 giorni a Verona,2concerti all'Arena,1 solo l'idolo: LIGABUENon è mai consigliabile viaggiare senza capotte in autostrada:
una pietruzza,un gommino,un insetto,preso in testa ai 150 km/h non
fa certo del bene.
Ma questo sole estivo di ritorno da chissà quale lido e chissà per quanto
invoglia più di quanto qualsiasi precauzione possa mettere in guardia.
E allora chiudo i primi rigidi ricordi di inverno nel bagagliaio,coperti dal
giubottino e dalla Gazzetta che parla di Napoli,Ballan,Bettini e Vale Rossi,
tutti Eroi per cui non c'è spazio nè tempo oggi.
Primo Tempo e Secondo tempo sono i CD che mi accompagneranno,ora che invece
sono e siamo all'atto conclusivo di un week end atteso,agognato,guadagnato e
speso come Dio comanda.
Quindi giù la capotte,giù la marcia e via,per l'ennesima volta a tracciare
un piccolo solco fra mille in quel mare di km che è la A4.
Il mio solco.
Via la capotte anche perchè per questi 350 km si urlerà al o contro il cielo,
ed è più facile che le urla arrivino lassù senza stupidi ostacoli a frapporsi
fra la nostra gioia e la noia di lassù.
Verona,Brescia,Bergamo,Orio al Serio e il saluto in tutta fretta a Margherita,
splendida come sempre in quel che è stato il mio secondo tempo,domenica.
Occhioni verdi nascosti dagli occhiali da sole,ultima foto e via,prima che
arrivino le 17,prima che il traffico mi faccia suo,e così facendo faccia
naufragare nel traffico cio' che di magico un viaggio sa dare.
Bergamo,Milano. A luce,a tutta birra.
In un attimo la capitale del caos è alle spalle,e allora posso finalmente rilassarmi.
I Tir,ora non più in branco,ma sparsi qua e la come singoli bisonti al pascolo,
fanno meno paura.
Sciolgo le briglie ai cavalli,ma non risparmio nemmeno uno dei decibel che
la Perla Nera,generosa in tutto,può donarmi.
Non c'è più lei a gridare con me,e io ho bisogno di volume.
Le note di Luciano mi rapiscono,complice il traffico sonnolento fra i campi
di grano che separano come una barriera di silenzio Milano da Torino.
A volte mi perdo nei miei pensieri,il tempo sembra fermarsi e mi
domando se sono io a correre,o se siano i campi e tutto ciò che mi
circonda a corrermi incontro,mentre io fermo immagino il presente..
Mi lascio rapire... le mani attente ad eseguire gli ordini degli occhi attenti
e la mente libera di tornare indietro di qualche passo.
A sabato,a domenica,alla mattina appena tramontata dietro lo zenit del
mezzogiorno in quel di Verona.
Verona che mi aveva abbracciato accogliente e calorosa sotto forma di Hotel.
Piccolo,pulito,discreto,in pieno centro.
Io e Elisa,una coppia più che improbabile.
Elisa,sgusciata fuori fra le pagine più improbabili degli ultimi capitoli
della mia vita...
Conosciuta per caso 6 anni fa,persa in uno dei tanti incroci attraversati nel tempo
e saltata fuori dal nulla per accettare un invito talmente pazzo che solo un pazzo
avrebbe inoltrato... e solo lei accolto.
Da non credere.
Sei anni di buio spazzati via dalla luce del primo sorriso,a riconoscersi quasi a stento
sotto casa sua,Milano.
Un viaggio di un paio d'ore per ricucire lo strappo nella tela della memoria e via,
amici come prima.
Piu' di prima.
Hotel,aperitivo (Spritz,veeeero?),passeggiata,Arena.
Più che un'arena,un tempio,con tanto sacralità nell'aria da incutere quasi timore,
certamente rispetto.
Poltrone numerata,primissime file.
Comincia lo show.
Gli arrangiamenti delle canzoni di Liga stravolte,rigirate,con l'accompagnamento
dei 70 elementi dell'orchestra dell'Arena di Verona danno i brividi.
Li aiuta certamente il freddo che queste sere di fine settembre sanno regalare.
Ma non è solo quello.
La sua presenza viva e attiva sul palco,la sua voce roca e sporca sulle note
dei violini,le chitarre di Poggipollini e Bossini a graffiare di comnune accordo...
Incredibile.
Davvero,uno spettacolo incredibile.
Il finale è sempre lo stesso di L7 e San Siro,eppure... le emozioni sono le stesse.
La pelle di Elisa,ignara di ciò che sarebbe accaduto,è la prova di quanto dico:
brividi e pelle d'oca allo scorrere delle immagini sugli schermi ne sono testimonianza
tangibile e concreta.
Standing Ovation.
Poi via,ancora Verona e le sue piazze,le vie strette e colorate,i palazzi nobili
e antichi,gli archi,le chiese.
L'allegria di un sabato sera.
Un altro Spritz,qualcosa da mettere sotto i denti,poi nanna.
Chiacchierando fino a notte fonda,come due normalissimi vecchi amici,
senza tradire il minimo imbarazzo,nemmeno per il dover condividere un
letto matrimoniale.
E che sia successo nulla o tutto,rimane un segreto chiuso dentro quelle
quattro mura.
Domenica il risveglio.
Senza l'ansia di dover fare o non fare qualcosa.
Questo week end è Liga,è Arena,è Elisa,sarà Margherita,ma soprattutto è vacanza.
Altra passeggiata,colazione,sole che scalda.
Poi il rombo della Honda decreta la fine del primo tempo.
Si torna Milano,ci si saluta come due persone che hanno condiviso
una pazzia e che potrebbero rivedersi domani.
O fra altri 6 anni.
Lascio Milano alle spalle che sono le 17.
Ritardo folle,ma l'imbarazzoo è attenuato dalle notizie che arrivano dalle casse
della radio,per una volta non violentate da volumi impossibili,bassi travolgenti o
rincorse dietro chitarre lanciate a tutta...
Come ai tempi in cui i pomeriggi li passavo in campagna con mio padre,una vita fa
sia per lui che per me,ascolto "tutto il calcio minuto per minuto".
Esulto nell'anonimato dell'autostrada per il Napoli,per Ballan,rido di tristezza
per il ritiro dalle scene di Bettini.
Un eroe vero in due mondi finti,il nostro e quello del ciclismo.
Quando accosto e raccolgo Margherita all'aeroporto,comincia ufficialmente il bis.
Baci,abbracci e via,c'è una giornataccia per lei da trasformare in qualcosa di
speciale per entrambi.
E sono sicuro che ce la farò. Ce la faremo.
Il ritardo mette i bastoni fra le ruote,ma queste sono più robuste,un pò di gas in
più e anche i bastoni si spezzano.
Albergo,sempre lo stesso,doccia,aperitivo (Spritz,veeerooo?) e via.
L'arena dista 200 metri che non finiscono mai,dato il ritardo.
Arriviamo al pelo,10 minuti al concerto.
I posti sono quello che sono,in alto,altissimo,e talmente di fianco al palco
da sembrare dietro.
Gli occhi non vedranno lo schermo,le immagini,l'orchestra imponente
alle spalle della band... ma saranno aiutate dalla musica sparata al massimo
dalle casse a pochi metri da noi ad immaginare il tutto.
Inoltre,non dovendoci concentrare sul palco,gli occhi asisteranno ed
ammireranno le straordinarie capacità di un altro fondamentale elemento
di ogni concerto che si rispetti: il pubblico.
L'Arena brilla delle 10 mila candeline distribuite all'ingresso ed accese come
per magia da uno stesso unico accendino al cominciare del concerto.
Liga è in forma,i ragazzi anche.
Noi non siamo da meno.
MArghe è una fan vera,pazza,scatenata.
Urliamo,saltiamo,balliamo.
Ci sfiniamo manco fossimo su un palco.
Poi...
Poi via,nel freddo che ti aspetta fuori da quel magico catino,vecchio di
quasi duemila anni ed ancora in grado di reggere l'onda d'urto di
migliaia di cuori in fiamme.
Una crepes,poi a nanna,a dividere ancora una volta per due una lunga notte
di racconti più recenti e freschi.
E ancora ua volta,che sia successo tutto o nulla rimane un segreto chiuso dentro quelle
quattro mura.
Il resto è tutto così veloce...
Una sveglia troppo invadente e troppo mattiniera,
le valigie di fretta,la doccia per lavare via le ultime emozioni rimaste
in superficie,le passeggiate per presentare a Margherita Verona e tutto ciò
che di bello può esserci anche a Nord della capitale,come già fu per Torino.
Le rincorse al mito di Romeo e Giulietta,il relax e la pace del ponte di
CAstelvecchio,un pranzo veloce e via...
Un lunghissimo nastro d'asfalto solcato da mille storie che mi riporta a casa.
Alla realtà.
Ai margini continuano a correre velocissimi verso di me campi di grano,
fattorie,trattori,montagne lontane e tramonti che sembrano ad un passo.
Novara,Chivasso,San Mauro.
Casa.
Riapro il baule,tornano la giacca,la Gazzetta ed i suoi eroi.
E l'inverno,coi suoi brividi,così diversi da quelli appena abbandonati
qualche ricordo fa.
Salgo in camera,disfo la valigia.
Guardo Superga accendersi nel buio della sera imminente.
Chissà se quei campi di grano stanno ancora correndo... Tutto scorre... Panta RayPanta Rei,tutto scorre.
Anche quando non sembra.
Specie quando sembra a tutto il mondo,tranne che a noi.
I racconti obbligati del Giro d'Italia e di quel che ha significato per me
ognuno di quei 27 giorni mi hanno allontanato dalla realtà sul blog
tanto quanto nella vita reale,concreta,tangibile.
Quella fatta di locale e amici,auto e musica,doveri e piaceri.
Impegnato a scrivere di quell'avventura,non potevo scrivere del resto,e
del resto mi pare non sia successo nulla.
Mi pare.
In realtà è successo di tutto e di più.
Negli ultimi due mesi ho dato vita ad un sogno,sto andando a vivere da solo.
Monolocale in Piazza Vittorio,Torino. Pieno centro.
30 mq talmente piccoli da sapere di libertà.
Non ho potuto scrivere dell'allegria nello scegliere i colori: arancio,blu,bianco.
Ho passato giorni in mobilifici a scegliere i mobili,a inseguire finanziamenti,
ha combattere con blatte e insetti che pretendevano di condividere con me
quel piccolo spazio nel cuore che pulsa di Torino senza dividere l'affitto.
Sterminati con le mie stesse scarpe.
Ho passato notti più o meno memorabili fra locali,feste,amici e qualche donna.
Il minimo indispensabile.
Ho trascorso un week end da pazzi,come ai vecchi tempi in cui la vecchia Golf mi
faceva da auto,da casa,da amica,da tutto,su e giu' per quella Liguria senza fissa
dimora.
Un week end a Jesolo dormendo in macchina,col mio Bro,specchiandomi nelle
notti insonni dei sedili scomodi e nei sonni comodi delle sdraio in spiaggia.
Abbiamo partecipato ad un rave da più di 20 mila persone.
E siamo tornati a casa più stanchi e molto più giovani di prima.
Ho scalato vette in montagna con la mia fida mountain-bike e col fido Gianlu,una
new entry in compagnia.
Mi sono specchiato nella silenziosa fatica della montagna,su quelle stradine tanto
bastarde in salite quanto insidiose in discesa.
Ho rivisto quei sentieri su cui sudavo le mie estati prive di mare,anni fa.
Mi sono innamorato della Sardegna.
Ho riaperto il locale,sto trattando per far entrare in società alcuni amici,
per far si che quel posto,oltre che un lavoro,sia un divertimento.
Ho riattivato quel poco che mi rimane di Joint,organizzando l'Oktoberfest.
Telefonate,pullman,preventivi,trattative,volantini da creare,ritirare,distribuire.
Come ai bei tempi,quelli che di tanto in tanto mi trovo a rincorrere,accorgendomene sempre
troppo tardi.
Ho rivisto dopo mesi l'alba spuntare dietro Superga,con quella collina a fare da confine
fra il buio della notte che batte in ritirata e l'energia del sole che irrompe sulla scena.
Ho corso in auto come non mi accadeva da tempo.
Ho fatto kilometri di autostrada,specchiandomi nei campi di grano ai margini,senza trovare mai
la mia figura... o,almeno,quella che cercavo.
L'ho rivista,a tratti,solo sull'asfalto,sul cemento,amico fidato che di racconti ne ha visti,
sentiti e condivisi una caterva.
Ho accompagnato all'aeroporto una donna che crede di avermi fatto suo.
Inseguo una donna che credevo di poter far mia,mentre il passato torna a bussare,sporadicamente,
alla mia porta.
Ha ancora le chiavi giuste.
Io,per ora,ho cambiato serratura...
Ho conosciuto nuova gente,nuove amiche,nuovi amici.
Senza abbandonare,affatto,i vecchi.
Ho ripreso a giocare a calcio,a breve riprenderò la palestra.
Ho visto un film che mi ha scosso l'anima,mi ha fatto pensare al tempo che scorre,
alle strade da cercare,a quelle da prendere e a quelle da evitare.
In mezzo a tutto questo casino,mi ritrovo qui seduto nel mezzo del nulla di un
lunedi pomeriggio a pensare che,in fondo,non è successo un bel nulla...
Eppure è cambiata talmente tanta roba...
Che,forse,non è cambiato nulla.
Per davvero.
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