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    Lettera ad un amore sbagliato

     
    Non piangere.
    Soprattutto se non hai ancora cominciato a farlo.
     
    Non piangere perchè comunque,per certe cose,non ci sono mai stato portato.
    E l'elenco sarebbe lungo.
    Certamente più lungo dell'elenco delle cose che,invece,son riuscito a fare.
     
    Prendi i puzzle,per esempio.
    In casa mia non ce n'è nemmeno mezzo,al limite una decina di quadretti di foto accrocchiate
    alla meno peggio,per far si che i ricordi,vanitosi,si specchino un pò e facciano bello
    sfoggio di se stessi fra i meandri della mente.
     
    Ma puzzle,no.
    Nemmeno l'ombra.
     
    Per cui non piangere,anche se non lo stai facendo e già mediti di non farlo mai.
    Perchè la vita,in fondo,altro non è che un puzzle.
    Il cielo,o chi ne fa le veci,manda giù ogni giorno una cascata di pezzi.
    A vario titolo.
    Ed in ordine rigorosamente sparso.
    Scientificamente casuale.
     
    Sta a noi,poveri cristi senza nemmeno l'onore di una croce,scovare quelli giusti fra
    una miriade di errori.
    E,una volta fatti nostri,provare a comporre la figura della nostra vita,senza fra l'altro
    che ci venga data una copia,un canovaccio,uno straccio di linea guida da seguire
    nella nostra opera di montaggio.
    Niente di niente,nemmeno uno schizzo su carta di destino.
     
    E diventa così facile sbagliare... per cui non piangere.
    Anche se non ti passa nemmeno per un attimo fra i pensieri,fra quei sospiri tremuli che trasformano
    in tiepida e vissuta l'aria fredda di questa stagione dai colori intensi,al tramonto più che all'alba.
     
    In fondo non abbiamo colpe.
    Soprattutto tu.
     
    Perchè i nostri due piccoli puzzle,sin dall'inizio,incastrarsi si incastravano.
    Eccome.
    TAC.
    Suono secco e preciso,cartoncino dentro cartoncino a schioccare su base di vetro.
    TAC.
    Incastro perfetto che quasi non lasciava spazio a dubbi e ripensamenti.
    Quasi.
     
    Perchè nei puzzle,e così nella vita,non è mai il singolo incastro a far primavera.
    Proprio come quella rondine solitaria.
     
    E' una bestia strana,la vita.
    Camaleontica,mai ferma,anche quando sembra immobile.
    Come un grosso fiume.
    Come il mare di inverno o il cielo delle notti d'estate.
    Come la neve ai bordi delle strade quando la città dorme.
     
    Così ciò che ieri ti sembrava magico e perfetto,oggi ti lascia perplesso.
    Fino magari a portar nausea,domani.
    Il tempo,dicono,darà ragione.
    Aiuta e cura i mali.
     
    Non è tanto il tempo,quanto il prender coscienza,con l'aumentare degli incastri,
    di ciò che il nostro puzzle sta diventando.
    Non tanto per questione di forma,che bene o male è quella li indicata sulla confezione
    dai mille colori.
    Quanto per l'immagine,o,meglio,l'insieme di immaigni.
    Non puoi accorgerti subito di quanto disti dalla figura perfetta.
    Ma pezzo dopo pezzo,un'idea te la fai.
    E' li che il dubbio si infila nello spiraglio che quel "quasi" aveva tenuto aperto.
    E' li che devi prendere delle decisioni.
     
    Oddio,devi.
    Non è detto.
     
    Si può anche andare avanti così,facendo finta di nulla.
    Quanti puzzle avrai visto in giro per le case di amici essere incompleti o inesatti?
    Non muore nessuno.
    Stonano solo un pò,nella loro cornice raffinata,tutta lucida e brillante.
    Messi comunque in mostra da chi su quel piccolo errore ha la forza di riderci su.
    E' andata così... che faccio?
    Riparto da zero ad incastrare più di mille pezzi ognuno al suo posto?
     
    Alcuni,più consapevoli o molto meno coraggiosi (la differenza è talmente minima...),
    li tenogno all'ombra,nella stanza secondaria,in uno sgabuzzino.
    Lontano dalla luce e dagli sguardi altrui,sempre troppo curiosi e irriverenti.
    Ma a loro,consapevoli del fatto che il trucco c'è e si vede,l'errore fa male due volte.
     
    Noi siamo quelli che nel bene o nel male il coraggio lo si tira fuori,quando serve.
    Troppo perfezionisti,troppo esteti.
    Troppo pretenziosi.
    Fedeli a quella frase che dice che "chi si accontenta gode... così così".
    Per questo ti ripeto di non piangere,anche se lo vedo da me che non ne
    hai comunque voglia.
     
    Perchè nel bene o nel male,tutto ciò che nasce dal coraggio non può che dare buoni frutti.
    Lo dice la Storia e tante piccole storie con essa e in essa.
     
    E allora non piangere come quel giorno in cui con una manata decisa e delicata hai disfatto
    quel piccolo puzzle che riposava sul tuo tavolo già da un pò.
    Non farlo,perchè hai fatto bene.
     
    I pezzi magari combaciavano anche,ma l'immagine che ne scaturiva era sbagliata.
    Si notava e si sarebbe notato troppo,una volta incorniciato e appeso nel salotto del tuo domani.
    Riparti da zero,sempre senza paura.
    Non piangere,non appesantire gli occhi di inutili lacrime,ma tienili puntati dritti verso il cielo,
    che continuerà e continua amandare giu' pezzi di puzzle tutti per te.
    Alcuni giusti,molti altri meno.
     
    Catturali,falli tuoi e riparti,con pazienza e sapienza,e un briciolo di esperienza in più,a
    dare un'immaigne alla tua vita che sia degna di te.
    Degna dei tuoi sogni,delle tue ambizioni,degna di ogni singola goccia di sudore
    che è scesa e scenderà ancora dalla tua fronte.
    Sono sicuro che l'immagine finale,domani o appena appena dopo,sarà perfetta.
    Com'è giusto che sia.
    Per questo ti dico di non piangere.
    E so che non lo farai.
     
    Quanto a me...
    Beh,per certe cose,non ci sono mai stato portato.
    E l'elenco sarebbe lungo.
    Certamente più lungo dell'elenco delle cose che,invece,sono bravo a fare.
    I puzzle,per esempio.
    In casa mia non ce n'è nemmeno mezzo...
     
    E non ce ne saranno ancora per... per...
    Per un pezzo.
     
    Quel pezzo che mancherà sempre al mio puzzle,destinato a rimanere incompleto...
    Il pezzo mancante sarà quello che andrò a cercare in ogni angolo di vita,in ogni scampolo
    di avventura,in ogni viaggio nuovo,in ogni sorriso guadagnato o regalato,in ogni notte
    a cui rimboccherò le coperte al sopraggiungere del sole,in ogni brindisi,in ogni urlo
    contro il cielo,in ogni canzone che sentirò mia e solo mia...
     
    E' quel pezzo che so che non troverò mai a condannare il mio puzzle.
     
    Incompleto ed infinito nella stessa misura.
     
     

    Passeggiata

     
    La penna sussurra alla mia voglia di scrivere che è ora.
    Ma la vita urla ad alta voce,e la mia voglia risponde.
    Così in un amen mi ritrovo per strada.

    Sempre lei,sempre uguale e terribilmente sexy... e di tanti pensieri,idee
    e concetti,non mi rimane che il ricordo di qualche immagine...
    Che per un testo non c'è tempo.
     
    La colazione in piazza Vitto,la rosea compagnia della Gazzetta al tavolo con me.
    Attorno gente e grigio a nascondermi la vista della Gran Madre.
    Adoro questa foschia che non è nebbia,gentile,rispettosa di ciò che va a sfiorare,senza coprire.
    Mi lancio per i portici,perchè a star troppo fermo,più che il freddo,può la noia.

    Via Po e le luminarie natalizie... già pronte in rampa di lancio a far da corollario a sogni che forse non si avvereranno mai.
    Bancarelle ovunque,quasi il baloon si fosse spostato dalle strade di Porta Palazzo al riparo di queste colonne secolari,
    per giocare a nascondino con l'inverno e non farsi trovare quando il buio e il freddo saranno quelli veri.
     
    Non mi fan nè caldo nè freddo tutte queste coppiette,mano nella mano a guardar vetrine...
    Passo davanti a un negozio,incrocio lo sguardo della ragazza che ci lavora,che da quando si è fidanzata
    ha cancellato un tot di numeri dal telefono.
    Fra cui,ovvio,il mio.
    Rispondo con un sorriso divertito al suo volto sorpreso... e penso che no,davvero,queste coppiette non mi fan nè caldo nè freddo.
    E nemmeno tiepido...
     
    Fra i tanti artisti di strada spicca il trio jazz in piazza Castello.
    Melodie natalizie,fan venire voglia di cioccolata calda e danno una botta di allegria all'aria sonnolenta di questa domenica.
    Resisto per qualche kilometro,ma anche io sono un uomo e,come diceva Oscar Wilde,resisto a tutto,tranne alle tentazioni.
    Il consumismo mi scuce 10 euro,ma in fondo il cd li vale.
     
    Torno sui miei passi,e mi innamoro ancora di Piazza Carlo Alberto.
    E,ancora una volta di più,della mia città tutta.
    Che oggi sa di Parigi,ma con qualche sorriso in più.
     
    I lampioni,accesi già da un pò,solo ora alzano la voce.
    Anche il freddo comincia a sembrare più credibile.

    Adoro anche lui.
    Questo freddo.
     
    Fa sembrare più calda anche una piccola casa di 30 mq.
     

    Via. Almeno per un pò.

     
    Non è un caso che le onde del mare si siano fermate,per un attimo,a rifiatare.
    Anche loro per quell'attimo o due si voltano,dando le spalle a quella spiaggia contro la
    quale han corso tutta la notte,scortate dal vento e derise dalle stelle.
     
    Puntano i loro sguardi increspati di prima mattina verso quel miracolo maestoso che solo
    la sua quotidianità può ridurre,almeno in parte,a semplice "alba".
    Le stelle,a quel punto,smettono di ridere e si fanno più in la,spingendosi una contro l'altra
    verso l'uscita,nascosta dalla collina ligure come fosse un sipario su sogni e segreti che al Sole
    non è dato sapere.
    E,nel loro ammassarsi ad occidente,trascinano con sè la notte,o quel poco che ne rimane.
     
    Forse è questo trambusto di astri e mari e destini a svegliarmi.
    O forse il fermarsi del dolce cullarmi delle onde,li,a pochi metri dalla finestra dell'hotel a picco sul mare,
    non a caso lasciata socchiusa per tutta la notte,nonostante il freddo cominciasse ad avere sembianze
    d'inverno.
    O,più concretamente,le urla dei primi gabbiani a prendere il volo verso quel blu intenso che,minuto dopo minuto,sta cambiando pelle,volgendo all'azzurro.
     
    Mi muovo nella camera d'albergo come in un sogno,irreale,leggero.
    Tutto,anche i miei passi scalzi,anche la mia ombra appena accennata sul muro bianco,
    timida sul da farsi,proprio tutto sembra distare anni luce da ieri.
    Scosto la tenda e mi lascio trafiggere i polmoni dalla brezza del mattino.
    E,trafitto,mi unisco a onde e gabbiani ad ammirare quel miracolo,appunto,chiamato alba.
     
    La luce riflessa del Sole su quella tavola che è ora il mare si muove appena,
    balla solo un poco,unico segno di vita,cenno di respiro del pianeta che ha perfino
    smesso di inspirare aria per espirare vento caldo...
    Come un torace che va su e giù appena appena,nel silenzio più assoluto.
     
    Ancora avvolta da sonno e lenzuola anche Lei si alza,muove dal letto alla finestra,
    mi abbraccia da dietro e aggiunge il suo silenzio al mio,entrambi a contemplare la scena.
    Senza disturbare.
    Il suo respiro sul collo e la brezza, insieme a dirmi che sogno e son desto,contemporaneamente.
     
    Perchè è proprio così,i sogni,spesso e volentieri,sono figli primogeniti ed illegittmi della pazzia,
    quella sana.
     
    Quella pazzia che solo poche ore addietro mi aveva mosso senza esitazione dalla casa alla macchina,
    dalla macchina alla strada,da una città all'altra,da una realtà ad un chissà.
    A volte questa città che amo mi sembra troppo piccola per racchiudere la mia voglia di vivere,
    allora meglio portarla,questa voglia,questa energia,anche solo per qualche ora,
    a sfogarsi un pò,laddove l'unico ostacolo,per i pensieri come per lo sguardo,è l'orizzonte...
    dove anche mare e cielo,così diversi tra loro,arrivano a sfiorarsi fino a riconoscersi l'uno nell'altro.
     
    La città alle spalle.
    E con essa il lavoro,i piccoli problemi quotidiani,le nottate ultimamente troppo vuote
    di emozioni ed un sole al tramonto... nemmeno lontano parente di quello che ora
    ho di fronte e che mi ha svegliato e risvegliato.
    Nascoste negli occhi,appena dietro le retine,le immagini del mare al tramonto,
    dei passi lasciati di sera sulla spiaggia deserta,eccezion fatta per qualche pescatore
    più romantico di noi,incurante delle nostre risa,delle nostre piccole tenerezze.
     
    La conta delle navi all'orizzonte,con le loro storie e i loro intrecci da raccontare ad un'altra sponda lontana.
    La scelta dell'hotel,improvvisa,scriteriata e saggia come solo una scelta d'istinto sa esserlo.
    Vera.
    Viva.
     
    Ancora e infine,a pochi passi nella memoria,la notte.
     
    Il Sole non ha tempo nè luce per i ricordi,recenti o lontani nel tempo.
    Avanza sicuro nel suo incedere,prende quota,ruba la scena a tutto ciò che non gli è dato sapere: sogni,segreti,lune e stelle.
    Quando il calore grida chiaro al mondo che il padrone è tornato,ognuno riprende il suo posto,il suo ruolo,il suo dannato e benedetto compito quotidiano.
    Tutti con lo sguardo rigorosamente basso.
     
    Sarà,a breve,ancora auto e strada,direzione uguale e contraria.
    Sarà ancora quella città che tanto amo e a volte detesto.

    Sarà ancora giorno.
    E anche le onde del mare torneranno a correre,sempre verso la stessa spiaggia...
     
    Scortate dal vento e compatite dalle nuvole...
     

    Ascolta,si fa sera.

     
    "Ascolta,si fa sera".
    La voce della signora,impostata,sbuca fuori all'improvviso dalle casse del furgone.
    Io non me ne posso rendere conto subito subito,la mente a mischiarsi nel
    groviglio di auto e luci rosse e lampioni e frecce davanti a me.
     
    Ci va quell'attimo,il tempo che il tessuto spugnoso del cervello si impregni di
    ricordi per catapultarmi indietro di un paio di anni.
    Quante volte su quella amatissima e maledetta "A4 Milano - Torino",tornando a casa da Como,
    ho ascoltato quella vocina,sempre lei,sussurrare al mondo immerso nel suo traffico quel
    "Ascolta,si fa sera".
     
    E' un colpo al cuore,un battito mancato,ora,sentirla di nuovo.
     
    Radio Rai 2,mio padre come immobile alla guida per kilometri e kilometri e quel
    filotto di programmi sempre uguali da ascoltare più o meno distrattamente:
    "Zapping" di Aldo Forbice,"Giornale Radio","Onda Verde" e poi,appunto,
    "Ascolta,si fa sera" ad accompagnare stancamente il rientro a casa dalla giornata di
    lavoro in quel di Lurate Caccivio,Como.
    Papà alla guida,mio zio Didi di fianco,io semi sdraiato e annoiato dietro.
    A volte,con me,sporadici compagni di lavoro... Simo,Chico. Addirittura Iwan.
    Una vita e qualcosina ancora di tempo fa.
     
    Ricordo gli occhi che si chiudevano,i tramonti laggiù come sfondo,le montagne,il traffico
    ed il suono costante del motore e delle ruote sull'asfalto...
    Perfino l'odore di pelle dei sedili dell'Audi.
     
    "Ascolta,si fa sera" era,ed è tutt'ora,un programma di approfondimento culturale,dura
    non più di dieci minuti e prende spunto sempre da una qualche riflessione.
     
    Quando lo sento partire alla fine di "Onda Verde" (che mi dice di prendermela con molta calma,
    c'è un incidente e la coda durerà ancora a lungo),ripresomi dal mio flash-back,il primo gesto
    automatico sarebbe quello di passare da "radio" a "CD" e rimettermi ad urlare a squarciagola
    le canzoni del Liga. Sempre lui.
     
    Ma... lentezza o destino,non lo faccio,e rimango in ascolto della riflessione di oggi.
     
    In breve,un rabbino racconta come andò fra Adamo,Eva e Dio il fatidico giorno in cui
    l'uomo raccolse il frutto proibito... dopo vari passaggi,il rabbino spiega che secondo la Torah,
    libro sacro agli Ebrei,Dio chiese ad Adamo,che si era nascosto: "Adamo,dove sei?".
     
    Secondo il rabbino,che si lancia in una serie di ragionamenti affascinanti e profondi e delicati,
    lo scopo dell'uomo,oggi,è rispondere a quella domanda come gli venisse costantemente rivolta...
    "Adamo,dove sei?".
     
    Qui.
    Sono qui.
    E dove,se no?
    Sono qui,non esistono alternative.
    Forse vorrei essere altrove.
    Al di sopra di questo traffico che mi blocca in coda su una sperduta strada comasca.
    Lontano dal buio che ha già inghiottito il tramonto.
    Vorrei,forse,essere in mille altri posti lontanissimi e dietro l'angolo.
    Ma sono qui.
    E dove,se no?
     
    E' la risposta che mi affiora subito sulle labbra,quasi a rispondere di persona e in prima persona
    a quella domanda.
    Qui. Ora. Adesso.
     
    E' un qui da sbattere in faccia al mondo.
    Una presa di coscenza e di responsabilità delle proprie azioni.
    Si,lo so. Forse dovrei essere altrove.
     
    A lavorare,come vorrebbero i miei.
    Al locale,come vorrebbero i soci,i contratti,i dipendenti,forse anche i clienti.
    A casa mia,anzi,a casa sua,come forse vorrebbe qualche ragazza fra amori,amanti,cuori infranti e
    sogni mai realizzati.
    In piazza,come vorrebbero gli amici.
    In difficoltà,come vorrebbero nemici e detrattori,che quelli non mancano mai.
     
    Invece sono qui,Qui,QUI.
     
    Lo chiedesse a me,Dio,Gli risponderei esattamente così: sono qui,non mi vedi?
    E il "qui" che intendo io non indica un dove,che il dove conta e non conta.
    Indica un presente concreto,reale,tangibile,non significa "Sono in giro",significa,sottolinea,
    urla al cielo "Sono ora,sono adesso."
    Sono vivo,ci sono.
    E sono dove,sono come,sono quando voglio io.
     
    Penso allora a quante gente non sa dov'è.
    Dove siete? "mah,qui... di passaggio".
     
    Penso a un presente troppo spesso sottovalutato,ignorato,dato per scontato da troppe persone.
    Quelli che corrono a ritroso per inseguire un passato immobile e comunque più veloce di loro.
    Lontano.
    E che a furia di correre a ritroso,inevitabilmente,inciamperanno,vedendo allontanarsi il passato e
    rendendosi conto solo in quel momento di aver danneggiato,nella caduta,anche il presente.
    Che invece era li,fermo,a portata di sguardo e di mano. E di sogni,forse.
     
    Quelli che corrono col naso all'insù,in cerca di segnali vari ed eventuali dal futuro,che non
    avranno sorte poi molto diversa,che a camminare guardando le stelle si sogna l'universo,ma
    si inciampa nel primo sasso che si incontra e non si vede lungo il cammino.
    "Dove sei?" "Mah,qui,caduto...".
     
    Io sono qui.
    Immerso nel mio presente,col passato dall'altra parte della strada che ormai ho
    attraversato e il futuro dietro l'angolo.
    Quell'angolo li,nè lontano nè vicino che prima o poi girerò per
    vedere cosa nasconde.
     
    Nel mentre,nell'attesa,sono Qui.
     
    E dopo aver ascoltato il giorno farsi sera e la sera farsi notte,
    annuso già,nell'aria,la notte farsi giorno.
    Qui.
     
     
     
     
     
     

    LigaLive in Arena 2009

    Perfino la Luna,maestosa e "piena" di se", ha dovuto abbandonare convenevoli e buone maniere...

    Ha disfatto il tavolo,sparigliato le molli nuvole di passaggio alla rinfusa e lasciato sul panno verde
    della quotidiana partita a carte col giorno solo qualche stella,lo stretto necessario per riprendere poi la partita.
    Più in là,con calma.
     
    Nemmeno lei,indifferente ad abituata a tutto,ha voluto perdersi la magia,la bellezza sublime,
    il miracolo dell'Arena di Verona trasformata dal Liga in un catino pieno,ripieno,stracolmo di emozione.
    Perchè questo era.
     
    Nessun concerto.
    Nessun evento.
    Nessuno spettacolo.
    Solo e solamente emozioni. Emozioni. EMOZIONI....
     
    Non c'è scaletta,assolo,voce,strumento,acuto,coro...
    Niente di tutto ciò.
    Tutto è secondario ed indispensabile.
    E' un tutt'uno.
    Il cielo con l'Arena,le gradinate col pubblico,la gente col palco,
    il palco e l'orchestra,le voci i suoni i rumori i colori gli odori.
    Anche gli odori.
    L'odore di polvere da sparo dei fuochi esplosi a sorpresa sul finire di "Buonanotte all'Italia" che brucia
    le narici e ti risveglia,ti riporta a terra,ti fa capire che si,è tutto vero.
    Non è un sogno.
    E' solo un concerto di Luciano Ligabue
    Da rimanere senza parole.
     
    Anche la Luna,raccolte le stelle lasciate sul panno,non saprà come spiegare al Sole
    quello che si è perso...
     

    E se avesse ragione lei?

     
    La notte non ha ancora deciso da che parte stare.
    Se di qui o di li.
    Dove di qui è ancora l'estate,testarda e orgogliosa; di lì è l'inverno,
    mascherato d'autunno,che bussa.
     
    L'aria che muove le foglie e quelle poche cartacce ancora in giro nonostante l'ora
    non è fredda,ma ritaglia sulla pelle piccoli brividi di ciò che sarà.
     
    Il silenzio,quello si,è invece uno ed indiscutibile.
    I pochi rumori che si sentono arrivano da lontano,timidi,e sembrano voler
    passare veloci per disturbare il meno possibile.
     
    Anche il buio,a braccetto coi pochi lampioni di servizio,è quello di sempre.
    Discreto.
     
    Porta Palazzo,così come lo fotografo quando abbasso anche l'ultima serranda del locale,
    è un quartiere in pace con se stesso prima ancora che col resto del mondo.
    Le leggende,vere o presunte tali,riposano dietro qualche angolo buio,di quelli che ancora
    resistono agli sguardi indiscreti di chi vuol fare "tana" ad antiche paure.
     
    In tutto questo Anna ci sguazza.
     
    La sua figura fragile quanto inconfondibile si muove sicura nel mezzo del nulla.
    A passi incerti verso una direzione ben precisa,benchè sfocata,avanza lungo la discesa
    che da Piazza della Repubblica porta al cuore di Borgo Dora.
     
    La giacca sei misure più grandi,trovata chissà dove,la fa sentire bene,non
    importa se fa a pugni col fucsia delle ciabatte troppo piccole per nascondere i buchi
    delle sue calze a righe,diverse la destra dalla sinistra.
    Il cappello richiama antiche feste in maschera,con quella lunga piuma bianca che si sforza
    di accarezzare il cielo nero,reso ancora più scuro da un buffo paio di occhiali da sole.
     
    Parla da sola,inevitabilmente sola.
    Ad alta voce,per farsi sentire prima di tutto da se stessa.
    La sua migliore amica.
     
    Si volta,di tanto in tanto,incuriosita da quelle ombre che la conoscono a memoria,
    ma che la sua memoria non sempre riconosce.
    E,che le riconosca o meno,riesce ancora a stupirsi ad ogni passo.
    Saluta qualcuno che non c'è.
    Attende un saluto di risposta che non può arrivare.
    Scrolla le spalle,fa nulla,arriverà prima o poi.
     
    L'età ha reso i suoi movimenti sempre più goffi ed impacciati,
    e coi suoi movimenti goffi e impacciati attraversa quella strada per la milionesima volta.
    Saluta le due statue all'ingresso del locale chiuso già da un pò,rincorre per quei pochi
    passi che le sono consentiti un gatto che sonnecchiava,tranquillo,su un davanzale.
     
    Si volta verso quella finestra lassù,illuminata,dalla quale arrivano indistinti suoni che una TV
    sempre accesa manda giù in strada alla rinfusa.
    Commenta. A modo suo.
    E riparte.
     
    Quando svolta l'angolo che la riporta verso un qualcosa che sa di casa,sta ridendo.
     
    Anna è conosciuta da tutti come "Anna la Pazza".
    E' la regina del Borgo,nessuno,che sia giorno o notte,le nega un sorriso o un saluto.
    Nessuno,che sia giorno o notte,l'ha mai salutata per davvero.
    Nè sorriso con gentilezza.
     
    Perchè Anna è pazza e va bene così.
    E' pazza perchè non capisce,o non vuol capire.
    Che non fa differenza.
     
    E' pazza perchè tocca il sedere alla gente che incrocia per strada,balla non appena sente musica,e non
    importa che sia una suoneria troppo dedita al suo lavoro o la miglior sinfonia del mondo.
    E' pazza perchè si mischia con la gente,senza se,senza ma,senza chiedere permesso e senza aggiungere "mi scusi".
    Anche perchè non sa dar del lei. Nè del voi.
     
    Anna è pazza perchè a volte chiede un bicchiere di vino al primo che passa.
     
    Anna è pazza perchè non ha paura.
    E' piccola,gracile,sempre più anziana e sola con se stessa.
    Eppure gira la notte con tutti i suoi incroci,i suoi ingorghi,le sue matasse da sbrogliare.
    Non ha paura di incontrare,chiedere,salutare,ridere,toccare,mandare affanculo,attraversare,ballare,
    ridere,consigliare.
     
    Anna è pazza perchè veste con quello che trova.
    Colori,misure,taglie sono concetti astratti in una cornice che lei non hamai fatto sua.
     
    Anna è pazza perchè lotta contro il tempo,non si è ancora arresa all'idea che i granelli di sabbia,
    è inevitabile,prima o poi passeranno tutti,fino all'ultimo,da quella maledetta strettoia che divide
    il prima dal dopo,l'oggi dal domani,il giorno dalla notte,la fantasia dalla memoria.
    Lotta contro il tempo che l'ha resa pazza,a nostro dire.
    Lotta contro il tempo che può toglierle,e lo sta facendo,salute ed energie,ma non voglia.
    Il tempo non è ancora riuscito a privarla della voglia di stupirsi,a costo di doversi stupire
    di una realtà che lei stessa si è cucita addosso.
     
    Anna è pazza perchè non ha sogni reali o obiettivi concreti.
    Non lavora,non ha chiaro in mente il concetto di banconota.
    Non sa dove siano le Maldive e non brama di andarci. Le basta sapere di che colore è il mare.
    Non ha la patente,non sogna una macchina,andare a ballare in TV o nel locale di prestigio non la
    riguarda,lo lascia fare a chi non ha un palco vero e proprio,che per lei c'è la strada,la piazza,il
    borgo e i suoi mercatini.
     
    Anna è pazza perchè non ha vergogna nè filtri.
    Nonostante se stessa,non ha paura di se stessa.
     
    E se avesse ragione lei?
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    Miss Ibiza 2009

     
    Pensate ad una velina.
    Fate voi,quella che volete...
    La Canalis,la Merz,la Satta,la Corvaglia... una vale l'altra,tutte bellissime,
    giovani,rampanti,con dei fisici mozza fiato.
     
    La loro esposizione mediatica,la loro presenza fissa e quotidiana
    su schermi e rotocalchi le rende,ai nostri occhi,un qualcosa di inavvicinabile,
    di fuori dal mondo,o,perlomeno,dal nostro mondo.
     
    Immaginate ora di incontrare una di queste veline al bar sotto casa,
    non si sa bene per quale strano scherzo del destino.
    E' li,seduta tutta sola col suo caffè che a furia di farle da unica compagnia
    sta diventando freddo.
    Sedervi al tavolo di fianco al suo,lasciato clamorosamente libero dagli
    altri avventori,è la cosa che più vi viene naturale fare... così
    come attaccare bottone con lei...
     
    Immaginate,quindi,di scoprire parola dopo parola,frase dopo frase che
    quella tanto decantata semi divinità,lontana dallo schermo,altro
    non è che una ragazza normalissima.
    Oddio,normalissima... con una bellezza fuori dalla norma.
    Ma,spulciando bene bene nella rubrica del vostro cellulare,giurereste
    di trovare almeno 2 o 3 ragazze altrettanto belle,se non di più.
    E,paradosso,più inarrivabili di lei.
     
    Insomma,a furia di sentir parlare e di vedere in tv questa ragazza,
    vi aspettavate chissà che cosa,ed invece,una volta incontrata e vissuta di persona,
    scoprite che altro non è che una bellissima ragazza.
    Stupenda,da urlo,ma comunque una ragazza come altre...
    Ecco,se mi avete seguito fin qui,potete allora capire l'effetto che mi
    ha fatto il primo impatto con l'isola dove tutto è possibile... Ibiza.
    Per me è stato come conoscere dal vivo una velina... bellissima,ma
    come tante altre ragazze altrettanto belle ma magari meno "reclamizzate".
     
    Intendiamoci... il divertimento non manca,nè è mancato a noi.
    Una vacanza stupenda,a modo nostro... voto altissimo,al top.
    Sette giorni,anzi,sette notti da urlo,al ritmo dei migliori DJ del mondo,
    perchè si,questo va detto,i DJ set li sono una cosa veramente fuori
    dal normale,un altro pianeta... anzi,un'altra galassia...
    Se nomi come Sven Vaath,Tiesto,Van Buuren,Carl Cox,David Guetta,
    Martin Solveig,Fat Boy Slim,Angello,Ingrosso,Axwell,Robby Rivera,Paul Van Diyk ecc
    vi dicono qualcosa,o anche più di qualcosa,beh,allora
    Ibiza per voi è un qualcosa che si avvicna tantissimo al paradiso,lo sfiora
    fino a farne sua l'essenza e a portarne qualche briciola giù in terra,quel
    tanto che basta per sentirne il profumo un attimo e restarne inebriati
    una settimana... se basta.
    Semplicemente il massimo,o forse un gradino piccino piccino ancora più
    su.
     
    Lo stesso discorso si puà fare per i locali,unici.
    Più ancora che descrizioni,aggettivi vari ed eventuali,più ancora delle
    stesse foto,per loro parlano i nomi: Pacha,Amnesia,Privilege,Space...
    E' come dire San Pietro,Notre Dame,Lourdes e Sacre Coeur... amen!
    A completare il pacchetto della notte,un'animazione fuori dal comune...
    Donne stupende oltre l'immaginazione,uomini pieni come ciclisti ma
    larghi il triplo,acrobati,ballerini,trampoli,mangiafuoco,laser,scene hot
    di ogni tipo... un delirio di idee e di arti mescolate fra loro nel bel mezzo
    di una pista da ballo da migliaia e migliaia di persone. Wow.
     
    Roba da rapirti l'anima dall'inizio alla fine della serata,quando ti ritrovi
    fuori dal locale col sole già alto e ti accorgi solo in quel momento di aver
    ballato fino alle 7.15 del mattino... droghe? Roba per bambini viziati,
    l'unica vera droga che può portarti a dare tanto è la musica...
     
    E di nottate conluse col sole già bello alto ed in forma ne abbiamo fatte
    un discreto bottino... 7 su 7,roba che nemmeno Valentino Rossi e la
    sua Yamaha.
    Sette nottate che non val la pena raccontare: le parole,un misero nero
    su bianco formato A4,non renderebbero giustizia a quel mix di suoni e
    colori che erano le "dance floor" in quei momenti... ci sono le foto,per
    chi si accontenta... mas que nada.
    Amnesia con Troya Assassina + Schiuma Party (decisamente la mia
    festa!),Pacha con D.Guetta + M.Solveig in consolle (brividi),El Divino
    e la vista spettacolare su Rocca e POrto di Ibiza,Space con Headkendi
    live (wowowow),Amnesia ancora per lo schiuma party bis (a sto giro
    senza cellulare!!),Pacha per il trio Swedish House Mafia (enormi!) e
    Privilege a chiudere con Robby Rivera + Alex Gaudino...
    Se non bastasse,aggiungiamo un paio di aperitivi "picchiati" al Bora Bora,
    incantati col naso all'insu' a vedere gli aerei sfilare verso la pista di
    atterraggio a pochi metri dalla spiaggia...
     
    Delirante,divertente,spaziale.
     
    Il colmo è che in mezzo a questo delirio,noi quattro (Io,Simo,Chico e Mex)
    avevamo casa in un'oasi di relax assoluto più unica che rara sull'isola,
    ovvero Portinatx,30 km dal centro del mondo,Eivissa appunto.
    Pensare a quanto fosse bella la sveglia mi mette ancora un pò
    di nostalgia del posto...
    Il tempo di aprire gli occhi,infilare il costume ed eravamo immersi con
    ancora tutti i nostri sogni appesi a noi in una piscina sensazionale,con
    l'acqua che grazie ad un sole onnipresente e decisamente cattivo era
    sempre ad una temperatura da favola...
    Un'oretta così fra tuffi e asciugamano,giusto il tempo di asciugarci,noi e
    i nostri sogni,e poi via nel girone infernale sopra descritto...
    Aperi-brunch (ovvero mix di colazione/pranzo/merenda/aperitivo) verso
    le 17 e poi via al mare...
     
    Rientro per la cena (22.30) e via di nuovo verso il Porto a caccia di
    prevendite,sconti e forti dosi di caffè.
     
    Senza nessuna velina di fianco a noi,magari...
    Ma con la consapevolezza,piena,di averne conosciuta una e di voler
    rimanere in contatto con lei,così sorprendentemente alla mano...
     
    Ciao Ibiza,hasta lluego.
     

    Ho (avevo) perso le parole

     
    E' passato del tempo. Parecchio.
    E la vita ha provato a far finta di niente,ad andare dritta per la sua strada.
    E io appresso a lei.
     
    Ma così facendo non è che il tempo abbia rallentato.
    Non ci tiene a farsi vedere e non si volta mai a controllare chi lo segue da vicino. O da lontano.
     
    E' passato del tempo,parecchio,dicevo.
    Passato dall'ultima volta che ho scritto qualcosa.
    E stavolta non è che ad inaridirsi sia stata la mia vita,anzi.
    Ho ripreso notti,nottate,avventure vere o presunte come ai vecchi tempi.
    Son tornato a dare del tu all'alba fino a che anche i primi raggi di luce che
    ogni giorno svegliano la città si son ricordati,nuovamente,di me.
    Non credo mi abbiano trovato tanto diverso...
     
    Ho ripreso a ballare e a correre dietro la musica dei locali,torinesi e non.
    Ho ripreso le colazioni alle 6 del mattino.
     
    Ho fatto nuove amicizie.
    Vicine,lontane,lontanissime.
     
    Ho concluso un altro giro d'Italia,magnifico come il primo,magnifico come un Giro.
    Ho passato qualche week end a spasso,a correre per le autostrade come piace a me.
    Solo o in compagnia,con la radio,con o senza meta.
     
    Ho passato una settimana nel cuore dell'Italia a pensare a un pò.
    A pensare così tanto che tutto ciò che ne è scaturito,come sempre,è stata una fortissima
    scrollata di spalle,con l'unico risultato,notevole,di far cadere un pò di polvere dalla T-Shirt.
     
    Ho preso tanto sole.
    In auto,in bici,sdraiato sulla spiaggia o a bordo piscina.
    Ho depennato un altro paio di cosette dalla lista delle cose da fare prima di morire.
    Non che senta vicino il traguardo,ma meglio portarsi avanti col lavoro.
     
    Son tornato sempre piu' spesso a SanMauro,ho frequentato posti che non vedevo da ua vita.
    Ho anche girato in posti nuovi.
    Ho passato parecchi pomeriggi e un paio di notti nei "peggiori bar di Caracas" fra mignotte e gente di malaffare.
    E ho trovato più "uomini" li che nella Torino bene.
     
    Ho sempre più conoscenti e sempre meno amici.
     
    Ho quasi ultimato i lavori di casa mia.
    La vedo semre più piccola,la sento sempre più grande.
    Sempre più indispensabile,da prendere in prestito e sottoscrivere,per una volta,le parole di mia sorella:
    "Abituarsi a vivere da soli è difficile. Smettere è impossibile".
    Ho anche fatto la spesa 2 volte.
    Per fare le prime vere pulizie penso ci sia ancora tempo...
     
    Ho meditato sul tatuaggio,fino a giungere,forse,ad una decisione definitiva.
     
    Ho pianto dentro un paio di volte,ma poca roba.
    Fuori,mai.
     
    Ho di nuovo salutato J.Ax e ho chattato con dj Jad.
     
    Mi sono ammazzato di sport,e lo sto facendo tutt'ora.
    Corro corro e sono sempre in fondo... Sono fuori allenamento,o è allenato il mondo?
     
    Ho programmato le vacanze,piu' o meno.
    Piu' qualche week-end,smpre della serie "prendere e partire".
     
    Ho visto un paio di film.
    Ne ho vissuti altrettanti con ruoli diversi e finali variegati...
     
    Ho fatto una marea di cazzate.
    Tante,forse.
    Troppe forse no,s alla fine sono ancora qui al solito posto,con la solita faccia.
    Solo con qualche ammaccatura in più.
     
    E' passato del tempo,dicevo. Parecchio.
    Ho vissuto tanto,tantissimo,come piace a me.
    Facendo,provando,tentando di tutto e di più.
     
    Solo,non ho più scritto.
    Non un testo,non una poesia,non una canzone.
     
    Avevo (ho?) perso le parole.
     
    Le stesse che questo afoso pomeriggio,solitario nè più ne meno di altri,mi ha ridato.
    Forse solo per oggi.
    Forse no...
     
    Intanto il tempo continua a passare...
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    La famiglia Rosa

    Siamo un circo,una grande orchestra,uno spettacolo ambulante.
    Siamo un Gruppo anche noi.
    Siamo corridori che non corrono a pedali,
    ma a battute e parole,foto e immagini,ringhiere e transenne,
    tavoli e sedie,spine e ciabatte,telefoni e microfoni.
    Siamo una città semovibile,
    che ogni ventiquattr'ore miracolosamente nasce e trasloca,
    s'impadronisce e abbandona.
    Siamo appassionati e innamorati,sedotti e affascinati.
    Siamo impiegati e ingaggiati,assunti e stagisti,
    dilettanti eppure professionisti,
    gente che lo farebbe anche gratis.
    Siamo numeri,nomi e cognommi,soprannomi.
    Siamo facce e firme,occhi e sguardi.
    Siamo uomini e donne in fuga,
    che per tre settimane si chiedono se la fuga non sia
    la migliore forma d'inseguimento.
    E a nostro modo,ci vogliamo bene.

    Marco Pastonesi,Gazzetta dello Sport.
     
     

    Un sogno chiamato Maratona

     
     
     
    Mi ci era voluto l'ospedale.
    Un anno intero di ricoveri,alla media di uno al mese.
    7 giorni su un lettino fra flebo ed esami e 20 giorni a scuola,fra esami e libri. E poi d'accapo.
    Mi ci era voluto il dover saltare,per la prima volta in 12 anni,una stagione di calcio,
    di allenamenti,di attività fisica,eccezion fatta per un pò di palestra.
    Un anno intero,o quasi,senza mai poter correre.
     
    E si che come calciatore non ero esattamente uno di quelli che sul campo di allenamento
    si ammazzava di fatica. Anzi.
    Ricordo gli escamotage per correre il meno possibile.
    Nascondersi dietro i cespugli,sdraiarsi al buio nelle sere d'inverno,cercare gli spazi
    piu' improbabili dove l'occhio del mister non potesse arrivare e poi hop,saltar fuori
    come se nulla fosse quando i giri di campo erano finiti.
    Perchè va bene il pallone,i dribbling,i tiri in porta... ma correre... correre... correre...
    No,non mi andava proprio.
     
    Ma,storia vecchia come e piu' del mondo,il valore delle cose lo riconosci solo quando
    non le hai.
    E quell'anno senza correre mi insegnò che la corsa è sentirsi vivo,io che incatenato a quei
    lettini,a veder passare la vita da una finestra,mi sentivo morire.
     
    Un giorno un medico,decantando una delle tante diagnosi poi rivelatesi sbagliate,parlò di un morbo
    strano,a causa del quale per questa,questa e quest'altra ragione avrei dovuto chiudere con
    lo sport.
    Una mazzata pazzesca,ricordo lo sforzo disumano che feci per non scoppiare a piangere come un
    bambino davanti ai miei genitori...
    Però,subito,mi venne in mente un piccolo paragone,una storia o,forse,più una leggenda.
    In quei giorni di ospedale e riposo forzato,l'unica mia distrazione era la piccola TV appoggiata
    al davanzale della finestra della mia stanza,che proiettava ogni giorno le immagini del Tour
    de France e di Marco Pantani.
    Uno cui una macchina aveva spezzato una gamba,uno cui avevano detto che non avrebbe mai piu'
    potuto correre in bici... Uno che,invece,aveva appena staccato in salita Lance Armstrong sulle "sue" strade...
    Alla faccia dei medici,degli esami,del Destino stesso.
     
    Così mi ripromisi una cosa: se il medico,come altri prima di lui,avesse sbagliato,io sarei tornato a correre.
    Più forte di prima,molto più forte.
    Proprio come Marco.
     
     
    Domenica 19 Aprile
    Sono già sveglio,e non da poco,quando la sveglia suona le 6.59.
    Non ho quasi chiuso occhio nel mio girarmi e rigirarmi fra le coperte,teso,nervoso.
    Giusto il tempo di un paio di sogni confusi.
     
    E' buio,piove e fa freddo,troppo freddo per essere metà aprile.
    Ma soprattutto piove,piove piove.
    Quel ticchettio di gocce che mi ha accompagnato tutta la notte non accenna a diminuire.
    Dà i brividi al solo pensarci.
    I vestiti,la divisa,le scarpe,tutto è già pronto.
    La colazione è un rito veloce che si consuma subito.
    Poi via.
     
    Piazza Vittorio è semi deserta alle prime luci del mattino.
    Solo le transenne a bordo strada lasciano presagire ciò che sarà.
    E piove... piove,piove,piove.
     
    Passeggio velocemente e nervosamente lungo via Po.
    Più mi avvicino a Piazza Castello,più aumenta il numero di persone,curiosi,atleti
    che gironzolano in attesa dell'ora "X".
     
    E il tempo che mi separa dalla partenza della mia prima maratona,letteralmente,vola.
    All'interno dello stand trovo un angolo dove sedermi,togliermi la tuta,legare il chip alle
    scarpe e via.
    Poso nell'apposita zona lo zaino e sono fuori.
    Solo,al freddo e sotto la pioggia.
    Manca più di mez'ora.
    Siamo tanti,tantissimi.
    Faccio un po' di riscaldamento,un pò di corsetta,qualche esercizio di stretching più
    per rilassarmi e per passare il tempo che non con la convinzione che mi servano per il "dopo".
    Anche perchè,amara verità,io del "dopo" conosco veramente poco...
    Però funziona. Mi rilasso.
    La tensione mi scivola di dosso,cade giù,proprio come l'acqua che un cielo più grigio del solito
    non smette di rovesciare su di noi.
    Quel poco di paura ed apprensione che sentivo sulle spalle,pesanti,non c'è più.
    Ora c'è spazio solo per la voglia. Di partire,di correre. Di mettermi alla prova.
     
    L'annuncio dello speaker è un fulmine a ciel sereno,anche quando di sereno c'è ben poco.
    Ci ammassiamo alla bene e meglio in diverse migliaia dietro la partenza.
    I top runner davanti,noi dietro,la gente intorno e l'acqua ovunque.
    Decido di tenere fino all'ultimo il K-way,lo toglierò al via o più in la.
    Qualche scambio di battuta coi vicini,poi un rapidissimo susseguirsi di eventi.
     
    L'elicottero della Tv che passa sopra di noi.
    La banda che comincia a suonare.
    Un lunghissimo applauso di incoraggiamento che sgorga dal centro del gruppo.
    Lo sparo dello starter.
    Il via.
     
    Tolgo il K-way,ma l'impatto delle braccia nude con la pioggia non è dei piu' promettenti.
    Decido all'ora per una via di mezzo: lo tengo a mo di Ravanelli,ma con la testa fuori...
    Passano almeno un paio di minuti dallo sparo a quando,lentamente,molto lentamente,
    riesco,passettino-passettino,a prendere il via.
    Schiaccio "start" sul cronometro al mio polso sinistro. Si va.
     
    Piazza Castello,via Po.
    Piano,pianissimo.
     
    Un po' la ressa,un pò il trovare il ritmo e la concentrazione,un pò la voglia
    di preservare le forze.
    Solo dopo il primo Km scopro una cosa che mi sarà di fondamentale aiuto: esistono i "treni".
    Ovvero gruppi di istruttori preparatissimi pagati dall'organizzazione per creare e guidare gruppi di
    persone fino al traguardo stando dentro un certo tempo,scritto su dei palloncini che tengono legati alla
    schiena.
    C'è il treno delle 3 (3 ore per finire la maratona),il treno delle 3h30',quello delle 4h,delle 4h30' ecc.
    Insomma tu ti accodi e sai che tenendo il loro ritmo farai quel tempo li,preciso,al secondo.
    Bellissimo.
    Peccato che io,essendo alla prima maratona e non avendo riferimenti personali nemmeno dal poco
    allenamento che ho fatto,non sappia proprio che treno prendere...
     
    In Lungo Po Diaz mi sfila accanto il treno delle 4h.
    Li lascio passare,non mi ritengo all'altezza.
    Il mio unico scopo è finire,figurarsi in 4 h.
    Probabilmente 4h30' è più realistico.
     
    Proseguo allora in attesa del treno successivo.
    Molta gente mi sorpassa,molta gente la passo io.
    Mi sento bene,sto andando piano,leggero,ma il treno delle 4h30' non arriva,mentre quello delle 4h
    è sempre li,poche decine di metri davanti a me,non si allontana.
    Chissà,forse sono ancora in tempo per fare il biglietto e trovare un posto a bordo.
     
    Al km3,corso Massimo D'Azeglio,rompo gli indugi,tolgo il K-way,lo incastro nei pantaloncicni e via,
    con un piccolo allungo riaggancio il treno delle 4h.
    Non so se sarò in grado,ma,penso,sto con loro finchè posso e poi vedrò.
     
    I "capotreno",gli istruttori coi palloncini,fanno "show".
    Animano,urlano,incoraggiano,scherzano,ridono.
    E' tutto un susseguirsi di "hip-hip... urrà!!".
    Coinvolgono la gente a bordo strada,ci danno infirmazioni sui tempi e sul ritmo di gara.
    Unico scopo,non farci pensare alla fatica,che,comunque,è ancora ben lontana dall'arrivare.
     
    Procediamo a 5'40" al km,una media che mai,nemmeno nel piu' ottimistico dei sogni,avrei pensato
    di tenere.
    Ma finchè la barca anzi, il treno,va... lasciamolo andare. Andiamo.
     
    Al km 5 il primo rifornimento.
    Non ho nè fame nè sete,ma i vecchi insegnamenti dei miei primi compagni-maestri di mountain-bike
    mi vengono in mente:" Bevi quando non hai sete. La sete è sintomo che all'organismo manca qualcosa,
    quindi bevi sempre prima di arrivare ad evere sete".
    Ok,vada per il gatorade.
    Siamo ancora tanti,tantissimi,io rallento per prendere il bicchiere di gatorade ma da dietro spingono,non
    riesco a fermarmi e salto il rifornimento... penso già di aspettare il km 10.
    Poi ci ripenso,torno sui miei passi,torno indietro,controcorrente e finalmente acchiappo un bicchiere al volo e bevo.
    Ho perso qualche metro,ma sto bene,sto da Dio e rientrare è un attimo.
     
    La pioggia continua a cadere,abbondante,copiosa,antipatica,ma ormai siamo in ritmo,siamo in ballo e
    non la sentiamo nemmeno un pò.
     
    Moncalieri,e tutto va bene.
    Al km 10 altro rifornimento,stavolta non mi fregano e va tutto liscio.
     
    Sto davvero bene,il passo del treno delle 4h mi sta stretto,avrei voglia di forzare ma riesco a tenermi a bada.
    Siamo a 1/4 e nemmeno so cosa può succedere dai 30 km in su.
    Sto buono,tengo il passo.
    Rido e scherzo e lancio gli urrà "chiamati" dai nostri capi.
     
    Al km 11 attraversiamo la campagnia.
    Siamo lontani dai centri abitati,probabilmente andiamo fra Nichelino e Beinasco.
    Lontano dal riparo dei palazzi si alza un vento freddo e fastidioso.
    Mi rifaccio ancora agli insegnamenti derivanti dal ciclismo,abbandono il lato destro del gruppetto
    e mi sposto in mezzo,cercando riparo nei corpi altrui.
    Ma il vento è forte,tanto che anche i nostri capi,gente che di Maratone ne ha corse a diverse decine,bestemmiano
    un po'.
    C'è addirittura chi,per scaldarsi,aumenta il ritmo.
    Rischioso tanto quanto prendere freddo...
    Io rimango nel mezzo e aspetto la città successiva.
    Sto bene,la gamba c'è,di fiatone nemmeno l'ombra.
     
    Comincio a realizzare che potrei,con tanto tanto tanto condizionale,potrei,dicevo,chiudere la mia
    prima maratona in meno di 4 ore.
    Un sogno. Piu' di un sogno,un'impresa.
    Un'impresa eccezionale,come quella che cantavano gli Articolo 31.
    Commincio a pensare alla tattica,manco fosse una gara.
    Sto bene,il passo mi sembra leggero,quasi facile.
    Potrei stare in gruppo con loro e poi a 35/37 o 38 km staccarli e andare all'arrivo
    magari in 3h e 50'...
    Sogni.
    Ma già che ci sono,perchè non sognare??
     
    Al km 15,per la prima volta,mangio qualcosa.
    Il rifornimento offre,oltre ai soliti liquidi (acqua e gatorade),anche frutta,biscotti,fette biscottate,caramelle,barrette.
    Per non saper nè leggere nè scrivere mi butto sulla cioccolata... due barrette e via.
    C'è anche lo spugnaggio... spugne imbevute d'acqua per sciacquarsi,come non bastasse tutta l'acqua che stiamo prendendo,
    oppure asciutte... per asciugarsi,appunto,e ri-inzupparsi 10 passi dopo... mah..
    Le evito e le eviterò per tutta la gara. Ma c'è chi si ammazza anche per quelle.
     
    Dal km 16 il ritmo aumenta.
    I "capi" ci parlano di una salita che troveremo piu' avanti che ci farà perdere tempo,tempo che dobbiamo
    recuperare sin da ora e,poi,in discesa.
    "Cmq,ragazzi,siamo in perfetto orario!" fa il capo gruppo...
    "Cazzo,siamo l'unico treno in orario in Italia!" esclamo... e giù a ridere.
    L'unico under 30 del gruppo (se non dell'intera maratona... dove sono i giovani??),Fabio,
    mi fa i complimenti per la battuta.
    Ridiamo un pò,poi aggiunge "Chissà se saremo anche l'unico treno in anticipo...".
    Intanto,già dal km 17 cominciamo a recuperare un pò di gente...
    Gente che molla,che cammina o che,semplicemente,era partita troppo forte e ora arranca.
    L'invito,per tutti,è quello di fare il biglietto e salire a bordo del nostro treno.
     
    Km 22.
    Siamo a metà strada.
    L'orologio,che guardo il meno possibile,dice che siamo sotto le 2h.
    1h58' e  spiccioli.
    Non male,considerando che l'unica volta che avevo percorso questa distanza ci avevo impiegato 2h03'.
    Solo che ora,oggi,adesso,me ne toccano altrettanti.
    Però,grande consolazione,da qui comincia il conto alla rovescia.
    Non sembra,ma è una grandissima spinta morale ed emotiva.
     
    Al km 24 comincia la salita.
    E fa selezione,altrochè.
    Il nostro treno perde passeggeri,in molti non ce la fanno a reggere il ritmo.
    La salita è tosta,lunga e tutta dritta,non dà pause nemmeno allo sguardo.
    Non una curva,un falso piano,niente.
    Un nastro di cemento che punta al cielo e stop.
    Ancora una volta mi viene in mente la bici... guardo a un metro davanti alla punta
    delle mie scarpe,non oltre. Non un millimetro più in la.
    Non voglio vedere se la salita finisce o continua.
    Non voglio saperlo,non mi serve saperlo.
    Devo solo correre.
     
    Il km 25 è quasi tragico.
    C'è il rifornimento in mezzo alla salita.
    Si rallenta,gioco forza,per prendere da bere e da mangiare,e si riparte.
    Ma ripartire in salita è diverso,è piu' duro,specie se mentre cerchi,stanco,di bere e di mangiare.
    Il nostro treno si spezza sostanzialmente in due tronconi... e ovviamente mi trovo dove non si deve
    stare mai,in nessuno sport.
    A metà strada.
    A "bagno maria",come si dice nel ciclismo. Col dubbio se accelerare o aspettare.
    "Nella terra di nessuno",a metà fra il fondocampo e la rete,in gergo tennistico,facile bersaglio
    per il passante avversario.
     
    Impiego qualche secondo per decidere che fare...
    Dietro sono lenti,davanti vanno.
    No,non posso perdere il treno.
    Non ora e,soprattutto,non in salita.
    Non in salita,cazzo,io che da sempre mi definisco,sui pedali,uno scalatore.
    Getto la bottiglietta d'acqua dopo averne rubato un ultimo sorso,stringo nella mano destra le barrette che
    mangerò piu' in la e via,vado.
    Allungo la falcata a costo di sprecare qualche energia e,non senza fatica,riaggancio quel che rimane del mio treno.
    Gli altri,dietro,non ci riprenderanno più.
     
    Intorno al km 28 mi riprendo,la gamba va,la coscia destra è leggermente affaticata,ma niente di preoccupante.
    Ora,a preoccupare,è il "muro".
    Così viene chiamato il km 30.
    "Il muro dei 30 km".
    Il muro dove i più vanno a sbattere,fino a farsi male.
    Il muro che solo chi ne ha riesce a tirare giù.
     
    Eccolo,fatidico,il cartello dei 30: "Qui comincia la maratona".
     
    30,31,32,33.
    Corso Francia non finisce mai.
    Anche quando lo guardi da Superga,di notte,illuminato,non puoi non riconoscerlo.
    Una lingua arancione che taglia la città in due,per raggiugere le montagne e,oltre quelle,
    la Francia,appunto.
    Affascinante.
     
    Ma,che tu stia correndo o pedalando,una strada tutta dritta toglie il fiato,picchia forte sul morale,
    non  fa respirare nemmeno l'immaginazione.
    Non puoi illuderti che dopo la curva migliori,perchè non ci sono curve...
    Vedi solo quello che ti aspetta,e che faresti volentieri aspettare ancora a lungo...
    Ancora km,ancora corsa,fatica.
    Acqua e sudore.
     
    Al km 34 mi accorgo,per la prima volta da quando ho tolto il K-way,che piove per davvero.
    E fa freddo. Molto freddo.
    L'acqua,che fino a poco fa era un sollievo,ora è un fastidio.
    Le gambe,d'improvviso,sono dure,legnose.
    Stanche,stanchissime.
    Da un metro all'altro cambia tutto.
    Come se si spegnesse una luce o,peggio,se ne accendesse una... quella della riserva.
    Il passo è pesante e gli altri cominciano ad andare troppo forte.
    La strada è lunga,anche se il traguardo è sempre più vicino.
    Maledettamente vicino.
     
    Fra un km un altro rifornimento,il penultimo,il più importante.
    Non posso mollare adesso.
    Comincia nella testa una lotta fratricida.
    Sembro Jack Sparrow,mi immagino parlare con 2 piccoli me stesso che si nascondono
    dietro le mie orecchie...
    "Rallenta... che te ne fraga? Pensavi di fare 4h30',se molli ora fai 4h15',va bene lo stesso no?
    Cammina... fai riposare le gambe e poi riparti... Non ti consumare.. va bene così..."
     
    "Non puoi mollare ora. Meno di 10 km. Hai preso tutta quest'acqua per cosa?
    Per mollare al 35°? Tira fuori le palle,il cuore,tutto. Chiudi in meno di 4 ore... Vuoi mettere?
    Siamo uomini o caporali??????"
     
    Le due voci lottano,e mi rendo conto che da qui in avanti è e sarà solo una questione di testa.
    Solo una questione di testa.
    Le gambe non c'entrano,ormai vanno per inerzia.
    Fanno male,i polpacci soprattutto,ma se gli dici di andare,vanno ancora.
    Dipende solo dalla testa.
    Devi solo volerlo,devi voler NON mollare.
    Mai.
    Non un metro,non un passo.
    Stringi i denti,fatichi,muori ma rimani li.
    Ti attacchi ad ogni idea,ad ogni pensiero buono.
    Perchè ogni metro è buono per lasciarsi andare.
    Ogni passo può essere l'ultimo...
    E ad ogni passo devi rispondere no,devi trovare argomenti,idee,speranze,appigli.
    Pensi ad altro,cerchi di non pensare alla fatica.
    Penso a Pantani,alla sua sofferenza a Montecampione,al suo "o salta lui o salto io" nel
    duello con Tonkov,penso all'ultimo scatto che gli valse il Giro.
    Penso a Bettini in lacrime sull'arrivo del Giro di Lombardia 2007,a come vinse quella gara
    solo con la testa,senza le gambe,senza allenamento,solo per dedicarla al fratello scomparso
    in un incidente d'auto...
    E penso a me.
    A quanto voglio quel traguardo in meno di 4 ore.
     
    E poi,penso,fra un km c'è un rifornimento...
     
    Il rifornimento arriva.
    Si  rallenta,si beve,mi illudo di riprendermi.
    Ma dal 35 km e 100 metri riprende l'apnea.
    Smetto persino di urlare gli "urrà" dopo gli "hip-hip" dei capi,che fanno casino per incitarci e
    per coinvolgere il pubblico,sempre piu' presente con l'avvicinarsi del centro città.
    Corso Francia è eterno.
    Mollo.
    Sento che sto mollando.
    Perdo un metro. Poi due,tre,quattro.
    Reagisco.
    Non so dove,trovo la forza per rimanere li agganciato agli altri con le unghie.
     
    Corriamo da3ore e mezza,sotto l'acqua,sono stremato ma non voglio perderli.
    Un altro ragazzo,avrà sui 35anni,è nelle mie condizioni.
    Ci guardiamo negli occhi.
    Non abbiamo la forza di parlarci,ma capiamo entrambi.
    Ci stacchiamo a turno.
    Perdo qualche metro,rientro,si stacca lui,poi rientra...
     
    37,38.
    Sono ancora li,coi denti...
    Guardo il ragazzo che sta mollando per davvero,riesco a dirgli solo "Dai!!".
    Rientra,strizza l'occhio.
     
    Mi avvicina l'istruttore,si chiama Mauro.
    "Come va,ragazzo?"
    Cotto,Mauro,sono cotto,cazzo.
    Chiedo "Il 39 l'abbiamo passato?"
    Di di si,Mauro,dimmi di si... ti prego.
    "Sei alla prima maratona,vero?
    Perchè lo sai che dal 38 in avanti non passano... sei tu che li prendi.
    Non loro a passare.
    Quindi non chiedermi se è passato,chiediti se l'hai preso".
     
    Fabio,l'altro under 30,esordiente anche lui,allunga.
    Ci stacca e se ne va.
    Sta andando a prenderselo,il suo 39esimo km.
     
    Mollano in 2/3,gli istruttori uralno ed incitano,la folla applaude.
    Ma è durissima.
     
    Corso Vittorio Emanuele.
    I piccoli vantaggi di correre una maratona in casa,nella tua città.
    So che siamo intorno al 39esimo,è chiaro che è quasi finita,è quasi 4 ore che corriamo.
    Ma solo quando realizzo che siamo in corso Vittorio,capisco quanto Piazza Castello sia vicina.
     
    39 km.
     
    Poi svolta a sinistra in Corso Re Umberto.
    Succede qualcosa.
    La testa prende il sopravvento.
    La grinta,il cuore.
    Non sento la pioggia,il freddo,nulla.
    Sento il profumo dell'arrivo.
    Sono nel bel mezzo del gruppo.
    La gamba,durissima,va.
     
    Corso re Umberto. 40.
    E' finita. E' finita.... Dai che è finita.
     
    Vado.
    Improvvisamente vado.
    VAdo forte.
    I capi danno il rompete le righe.
    Al km 41 dicono che,chi ne ha,deve dare tutto.
    Io do tutto. Parto.
    Parto che nemmeno io so come sia possibile.
     
    Vedo il cartello,piazza Solferino "Ultimo km".
    Comincio a ridere.
    Spingo a tutta e rido.
    L'ho finita....
    l'ho finita,cazzo...
    L'ho finita,cazzooooooooo!!!
     
    Via Santa Teresa.
    Riaggancio quel Fabio.
    Lo affianco,strizzo l'occhio e urlo,urlo con tutta la voce che ho,mi sentissero
    anche all'inferno,che ho sfiorato: "L'unico treno d'Italia... in anticipo!!!!".
    Lo passo a velocità doppia.
    Volo e non so perchè,percome,ma volo.
     
    Svolta a sinistra.
    VIA ROMA.
    Laggiu' il cartello... "ARRIVO".
     
    Sotto i portici la gente applaude.
    Ho il cuore che scoppia... e non so se piu' per la gioia o per lo sforzo.
    Sulla destra un fotografo.
    Faccio il gesto di Ronaldinho,il saluta da surfista....
    Lui ride.
    Io quasi piango...
     
    100 metri.
     
    Piazza Castello. Arrivo...
    Il cronomentro non riesco a decifrarlo...
    Vedo che comincia per 3 e non ci credo!
     
    Rido,rido,rido.
    Sembro un bambino,un pazzo,uno scemo...
     
    Una signora distribuisce medaglie.
    Me ne porge una,ma un altro si infila e me la "ruba".
    Poi lei si gira e ne consegna un'altra.
    Si rigira verso di me.
    Rido ancora e ridendo,stremato,le dico "Dammene una o ti uccido!!!". Ride.
    Ridono tutti o quasi.
    Piove,piove piove.
    Ora si,fa freddo,freddissimo.
    Ho la mia medaglia al collo.
     
    Mi giro.
    I miei compagni di avventura arrivano,uno dopo l'altro.
    Sono abbracci,feste,congratulazioni con gente che,tutt'ora,non so nemmeno che nome abbia,
    a parte Fabio.
    Arrivano i vecchi,poi gli istruttori.
    C'è chi piange....
    Sono foto,di gruppo,da soli,con la medaglia e con il cronometro.
     
    Piove,fa freddo,ho la medaglia al collo.
    Ho realizzato un sogno.
    Non ho più forze,e rido,rido rido...
     
    A stento,trattengo le lacrime di gioia.
    Vorrei piangere,ma riesco a non farlo.
    Come quel giorno,lontano,in cui mi dissero che non avrei piu' potuto correre...
     

    La vigilia del gran giorno.

     
    Non ho sonno.
     
    C'è un sentimento,un'emozione,un qualcosa dentro nello stomaco che non so definire che
    mi tiene li,qui,sveglio.
    Gli occhi che si chiudono per riaprirsi un secondo dopo.
    E' un misto di paura,attesa,curiosità,senso dell'impresa,voglia.
    Soprattutto voglia,senso di sfida.
     
    Lo zaino è li,pronto,vicino alle scarpe,in attesa anche loro.
    I vestiti anche,piegati alla benemmeglio sul pouff color panna.
    La canotta,i pantaloncini,la felpa.
    La roba per la colazione è al suo posto.
    Prosciutto,sottilette,pancarrè,succo d'arancia,marmellata,fette biscottate.
     
    La sveglia è puntata,ore 06.59.
     
    Fuori piove.
    Ma non è il rumore dolce della pioggia che batte sulle tegole e sul lucernaio a
    tenermi sveglio,a impedirmi il meritato riposo.
    E' proprio qualcosa che arriva da dentro.
    E non si può battere.
     
    E' la notte della vigilia.
     
    Come prima di una partita importante,o dell'esame di maturità.
    Solo che qui non c'è nessun giudice,nessun avversario,nessun premio.
    E' una "passeggiata" senza pretese,42 km e spiccioli tanto per provare,senza
    ambizioni particolari.
    Non ho obiettivi da centrare,l'unica vera vittoria è tagliare il traguardo.
     
    E allora cos'è?
     
    Forse c'è che è una sfida con me stesso.
    Con il mio io,il giudice piu' severo che conosca.
     
    Allora,in bocca al lupo Beppe...
     
     
     
     

    Vai Bello

     
    L'umanità di una persona la vedi dai piccoli gesti.
    Da quelle cose piccole,insignificanti,da come questa o quella persona
    riescano a dedicare cura e attenzione anche nel fare la più banale delle cose,
    soprattutto quando potrebbero tranquillamente evitare di farle.
    Invece no.
    Fanno con tutto l'impegno (l'amore?) di cui possono anche il piccolo insignificante gesto.
     
    Per esempio quel CD lanciato sul palco da una delle prime file,durante una canzone.
    Il pezzo non è un lento e siamo verso la fine del concerto,quando le emozioni hanno ormai
    preso una velocità difficile da arrestare,come un fiume che si appresta a spiccare il salto
    di una cascata,senza sapere quanto piu' in là sarà il momento di ritornare fiume.
     
    J.Ax canta a squarciagola,è in delirio primordiale e si porta dietro tutti i ragazzi del club.
    Ma con la coda dell'occhio vede il cd atterrare sul palco.
    La copertina èè quella di "Messa di Vespiri",anno 1994.
    Chissà quante volta anche lui avrà guardato quella copertina.
     
    La foto ritrae lui,Dj Jad ed altri 3/4 membri della sua "squadra" a tavola,intenti a mangiare un'abbondante
    spaghettata tutta italica.
    E sul bianco e nero dell'immagine spicca,in un angolino,un 31 rosso.
    Chissà che pensa quando vede quella copertina che nonpuò non riconoscere subito.
    Perchè quello è l'album che gli ha cambiato la vita.
     
    Ax,dicevo,potrebbe tranquillamente tirare dritto come un TIR in autostrada.
    E' sul suo palco,con la sua gente e ci sta dando dentro di brutto.
    Ma non si è idoli di migliaia di persone per caso.
    Senza perdere un solo beat,una sola nota,una sola rima,si china,raccoglie il cd e lo passa al suo
    fido scudiero,col quale ha diviso tante avventure e altrettanti palchi,Space One.
    Raccoglie anche il pennarello,atterrato a pochi istanti e a pochi centimetri dal CD.
    E,sempre continuando a cantare,saltare,urlare,apre la custodia,autografa il CD e si dirige verso le transenne.
     
    Evita un paio di braccia protese verso di lui,qualcuno che cerca di rubargli anche solo una carezza.
    Li evita e con un gioco di sguardi "becca" il proprietario del cd e glielo porge.
    Risale sul palco e,come se niente fosse,continua il suo show che,comunque,non ha mai interrotto.
     
    Un grande,J.Ax.
    Uno alla buona,"uno di Noi",come canta incessantemente il pubblico prima,durante e dopo il concerto.
     
    Glielo leggo nello sguardo quando appare così,all'improvviso,da dietro una porta scassata che dovrebbe
    fungere da barriera fra lui e il mondo.
    La porta del suo camerino.
    Una stanza piccola e male arredata,con 4 divanetti messi li a caso ed un tavolo imbandito per la cena imminente.
    Niente maxi schermi o mega PC.
    L'unica TV è un 7 pollici che trasmette non so quale razza di telefilm,e il solo Fabio B dispone di un portatile.
    Grazie a qualche sotterfugio e soprattutto grazie a Miriam che Ax e i suoi li segue da una vita,mi trovo li anche io.
    Ax mi viene incontro e mi si presenta come una persona normale.
    Stringe la mano e da i 2 baci  sulle guance sibilando un banalissimo "piacere".
    Io rimango li... basito,impietrito,bloccato.
     
    Non so per quanti anni avevo sognato quel momento.
     
    Nel '94 avevo si e no 12 anni quando quel CD che era atterrato sul palco passava fra le mie mani.
    "Messa DiVeSpiri".
    12 anni.
    Ero un ragazzino talmente ingenuo e immaturo che ricordo ancora il peso del mondo crollarmi addosso quando
    un mio amico piu' "sgamato" mi rivelò il vero significato della canzone "ohi Maria".
    Detto tutto.
     
    Ero discretamente sfigato,senza nè capo nè coda,e cercavo me stesso la fuori nel buio,a caso.
    A volte negli altri,a volte nella tv,a volte mi stufavo talmente tanto da non cercarmi nemmeno piu'.
    Stanco di non trovarmi mai.
    Omologato agli altri,capacissimo di passare inosservato,che non c'era davvero nessun motivo
    perchè ciò non dovesse accadere.
     
    Poi...
    Poi la svolta,che coincide con l'ascoltare ed il riascoltare per ore e ore quel CD.
    Quel RAP che nemmenoo capivo tanto bene cosa fosse.
    Ma capivo che mi piaceva.
    Non piaceva agli altri.
    Ai miei,agli amici,alle amiche... solo a me.
    E,prima grande differenza col passato,cominciavo a farmi bastare questa sola credenziale: piace a me.
    Punto.
     
    Di li i primi pantaloni larghi (Levi's neri,li ricordo ancora),il primo cappellino al contrario e via discorrendo.
    Non era la nascita di un nuovo B-Boy,solo i primi passi di un ragazzo che,stufo dell'anonimato
    a cui sembrava condannato per l'eternità,cercava una sua strada.
    E quella strada l'avevo trovata.
    Non mi interessava dove potesse portare,non me lo chiedevo,non ci pensavo.
    Mi bastava aver trovato una strada nuova e averla fatta mia o,quanto meno,sentirla mia.
     
    Di li una serie di cambiamenti tanto rapidi quanto sorprendenti.
    Simpatico,bene o male,lo ero sempre stato.
    Ma piano piano diventavo estroverso,coinvolgente e,addirittura,cominciavo a piacere alle ragazze.
    Le "mise" erano sempre piu' improbabili,pantalone largo,bandana,canotta,smanicato,scarpe da basket...
    Ma mi trovavo bene.
    Mi piacevo,mi piacevo davvero.
    E,di conseguenza,piacevo.
     
    Ed il motivo era uno ed uno solo...
    Avevo cominciato ad avere fiducia nei miei mezzi.
    Avevo smesso di avere paura.
    Non so di cosa o di chi. Forse di me.
    Non so per come o perchè.
    Forse un motivo nemmeno c'è.
     
    Semplicemente,credevo in me.
     
    E,che sia vero oppure solo suggestione,Ax e quel CD qualcosa centravano.
     
    12 anni avevo quando uscì quel cd.
    27 ne ho quando Nico,fido autista della Spaghetti Funk,scatta la foto.
    Io di fianco a J.Ax.
    15 anni di storia,della mia storia,riassunti in un click.
     
    Non sarebbe bastata la decina di minuti che ho trascorso nei camerini di Ax
    per spiegargli tutto questo.
    Cosa significa,cosa ha significato lui per me.
     
    Forse per questo non ho nemmeno tentato di dirglielo.
    Forse per questo,quella foto,la terrò stretta per tutta la vita.
     
     
     
     

    Passato,presente,futuro.

     
    Non si può cambiare il passato.
    Il passato è dietro,è superato,lontano,vicino,lontanissimo che sia.
    Era,è e rimane passato.
     
    Può avere insegnato molto o troppo poco.
    Attraverso viaggi,avventure,lacrime,sorrisi,dolori.
    Può aver regalato vittorie o sconfitte.
    E la solita,inevitabile,infinita quantità di pareggi.
     
    Può essere una serie di ricordi splendidi.
    Pagine e pagine di diario di vita da incorniciare e appendere alle pareti del nostro presente.
    Per sorridere,quando fuori piove e il buio viene giù un pò troppo presto.
     
    Oppure può essere carta da stracciare,cancellare, da buttare nel camino che scalda la
    nostra anima affinchè la nostra rabbia ne faccia fuoco e fiamme,da riciclare per
    rischiarare un pò il domani,che non potrà essere peggiore.
    Non dovrà essere peggiore.
    Che a volte,per fortuna,peggio non si può.
     
    Può essere questo e molte altre cose ancora,il passato.
     
    E qualunque sembianza possa prendere o rappresentare,non abbasserà mai lo sguardo,
    perchè non potrà mai farsi vittima o bersaglio di facili giudizi a posteriori.
    I giudizi e i commenti di oggi non lo riguardano,non gli interessano.
    Lui,indenne o meno,è passato.
     
    E allora rimane una sola cosa da fare.
     
    Guardare dritto negli occhi il futuro.
    Senza paura,senza abbassare lo sguardo,mai.
     
    Solo così il Passato,lui si in grado di giudicare,potrà darci la sua approvazione.
     
     
     

    Sarà...

     
    Sarà che oggi il buio ha fatto capolino tardi,
    costringendomi ad accendere la luce di casa mia solo alle 19.00.
     
    Sarà che lavorando di notte,va da se che di giorno,volendo,il
    tempo libero non manca.
    Specie se si considera che il 90% dei miei amici di giorno è impegnato
    fra lavoro,studio,finto studio,partners,impegni o presunti tali.
     
    Sarà che l'estate si avvicina.
     
    Sarà che nemmeno,o soprattutto,quando sono solo riesco ad arrendermi al
    divano,alla tv,ad una piatta giornata,parte integrante e base solida su cui
    poggiare una piatta settimana.
     
    Sarà questo o altro,ma da un paio di settimane ho impostato una vita che,ma va?,
    definire frenetica è riduttivo.
    Ma,e qui viene il bello,è tutto alla luce del sole.
    In senso concreto,non metaforico.
     
    Mille attività infilate come in un antico mosaico a comporre
    quella che da qui all'estate sarà la mia settimana modello.
    Tenendo ben presente che da sera a notte fonda un impegno ce l'ho,e si chiama lavoro,
    AmbharaBar.
    E senza nulla togliere allo sport che pratico e che mi accompagna dall'infanzia
    al quale molto ho dato e dal quale molto ho ricevuto,il calcio.
     
    Ma ero stufo di elemosinare presenze fra sms,messenger e mail di amici o conoscenti che
    avevano altro da fare.
    Per cui,come sempre nella mia vita,piuttosto che rallentare,adagiarsi... via,si rilancia.
     
    Ed ecco allora l'iscrizione in palestra.
    La cara vecchia Tawaka,del buon Mauro.
    Uno di quelli all'antica,che crede negli elettrostimolatori e nei corsi stile "tai-box" come
    un adulto puo' credere a Babbo Natale.
    "Non ottieni nulla senza spaccarti il culo".
    Lo ripete alla nausea,farebbe prima a tatuarselo. Mitico.
     
    Ecco l'idea della Maratona.
    Vecchia di anni,rispolverata per l'occasione della Turin Maraton,al dì 19 di aprile.
    Eccomi allora a correre almeno una volta a settimana col fido Gianlu,fino allo sfinimento
    attorno a quel percorso da 1,2km.
     
    Ecco,ultimo passo,la bicicletta.
    Tolta dal muro del garage al quale era stancamente appoggiata da troppo,troppo tempo.
    E via andare,fino a perdersi (metaforicamente e non) nelle campagne piemontesi.
    Dove il Piemonte,come regione,esiste ancora.
    Gli 87 km di ieri sono stati solo il primo passo di un passo che,appunto,non
    voglio smettere nè rallentare.
     
    Ricapitolando...
     
    Lunedi palestra.
    Martedi' calcio
    Mercoledì palestra
    Giovedi bici
    Venerdi corsa
    Sabato relax
    Domenica calcio.
     
    Era pressappoco il programma che avevo 10 anni fa,età 17 anni.
     
    Sarà che proprio non voglio arrendermi mai.
    Nemmeno al tempo che passa.
     
    Chissà,magari a furia di correre,un giorno,lo riprendo...
     
     
     
     
     
     
     
     

    Concorso: un film sulle canzoni di Ligabue

     
    Hanno indetto un concorso: "Racconta un ricordo che ti lega a una canzone di Ligabue".
    Ecco il mio racconto...
     
    "Una storia?
     
    Ce ne sono mille... mille e una,come le notti.
    Come Certe notti.
    Come quelle notti.
     
    Potrei raccontare di notti passate da solo,in macchina,
    coi cd di Luciano a farmi compagnia.
    Li,di fianco a me,a farmi riflettere su me,sul mondo,sulla notte,sulla vita.
    Sulla mia vita.
     
    Potrei raccontare di viaggi improvvisati per gioco,con la scusa di
    raggiungere una non meglio definita meta,con l'unico intento,vero,
    di cantare un po'.
    Di dare libero sfogo a quella voce che da dentro spinge verso l'alto,
    quell'energia che non puoi trattenere per sempre e che Luciano tanto bene
    descrive,rappresenta,vive. Soprattutto Vive.
     
    Potrei raccontare di capotte scoperchiate anche a -10°,in inverno,
    solo per urlare contro il cielo,per restituire a qualcosa lassu' almeno un poco di quella merda,passatemi il termine,
    che ogni tanto mi sento piovere addosso.
    E,anche quando sai che non stai restituendo un bel nulla,viverne almeno la sensazione.
    Illudersi. Crederci.
    Liberarsi un po' da quel senso di oppressione,da quell'impressione di non esserci.
    Notti passate a urlare contro il cielo... ci sono,ci siamo.
    Mi senti?
    Ci senti?
     
    Potrei raccontare di donne conquistate sulle sue note,
    baci rubati per mezzo delle sue parole,incroci di
    sguardi magici resi ancora piu' magici dalla sua musica sapientemente
    dosata li,a pochi passi dal divano,sottofondo...
     
    Potrei raccontare di dediche inventate,improvvisate,testi riadattati
    per questa o quella situazione,questa o quell'amica,quel gruppo di amici,
    quella vacanza...
     
    Potrei raccontare mille aneddoti.
    O piu'.

    Ma,su tutti,vince uno.
    Stravince uno,li straccia tutti.
    Lo ricordo come fosse ieri.
     
    Piazza Vittorio non mi era mai parsa così vuota e spenta.
    Lei,la mia piazza preferita fra tante di una città che vivo e che amo,Torino.
    Eppure le luci erano tutte al loro posto,accese.
    I lampioni a centro piazza,imponenti e regali.
    Quelli sotto i portici,raffinati e romantici.
    La Gran Madre di Dio laggiù,maestosa.
    Le piccole luci della e dalla collina,a illuminar lo sfondo,per render notizia della sua presenza in una notte buia,
    nè più nè meno di tante altre.
    Perfino le stelle erano li. E dove,se no?
    Non mancava nemmeno la luna,nel suo girin-girare fra la Mole Antonelliana e la Basilica di Superga,
    regina incontrasta della scena.
     
    Eppure la sensazione era quella.
    Buio,silenzio,inquietudine.
    Che,e ci sono arrivato solo dopo un po',non erano la fuori,sparpagliati
    fra i portici e i cubetti di porfido della piazza,ma dentro.
    Chiusi in me.
    Dentro un piccolo uomo,in un piccolo abitacolo di una piccola macchina,piccola fetta di una piccola vita.
    Una piccola vita che difficilmente potrà lasciare tracce in quell'altra Vita,quella grande.
    Che naviga in altre piazze,più grandi anche della mia Piazza Vittorio.
     
    L'inquietudine che mi gravava addosso era una di quelle che la vita e i suoi
    giochi bizzarri,beffardi e misteriosi ti servono su un piatto d'argento così...
    Non quando meno te lo aspetti,ma quando meno lo vorresti.
    Perchè l'imbarazzo della scelta non solo è un imbarazzo,ma può
    essere anche doloroso.
    Se non per te,per qualcun'altro.
    Che magari non ha nemmeno il diritto di sindacare sulle tue scelte...
    Perchè tu una vita,una tua vita,l'hai ormai tirata su.
     
    E non è un fatto di età.
    Non è per quei 26 anni che la carta di identità ti sputa in faccia ogni volta che la apri,
    anche solo per sbirciare velocemente chi sei...
    E' per i sacrifici.
    E' per tutte le lotte che hai sostenuto,prima ancora che vinto o perso.
    O pareggiato o,con tutta la codardia di cui puoi,rimandato,allontanato,fuggito.
    E' per le passioni che hai coltivato e tirato su.
    E per tutte quelle che hai visto morire,essicate al sole della vita senza
    essere a sufficienza bagnate dal tuo impegno.
    E' per te.
    Per te stesso.
     
    Allora,mentre tutte queste considerazioni mi ronzavano fastidiosamente in testa,
    mentre la notte andava lentamente a morire con la piazza sempre piu' deserta per tomba,
    ricordo di aver fatto una cosa talmente semplice da lasciarmi sorpreso dei miei stessi gesti.

    Ho preso la custodia dei CD,i suoi,quelli di Luciano Ligabue.
    Ne ho preso uno a caso,senza guardare.
    Non per il buio nè per la paura.
    Solo per la voglia di vedere il fato,o chi per esso,fin dove avrebbe osato spingersi nello scherzare con me,con la mia vita,
    coi miei sentimenti...
    Ho infilato il CD nell'autoradio.
    Ho acceso l'auto.
    Coscientemente e allo stesso tempo con tutta l'incoscenza del mondo,o,almeno,del mio mondo per piccolo che sia,ho pigiato
    il tasto che in pochi secondi e col minimo rumore indispensabile scoperchia la mia piccola auto.
    Poco mi importava che fosse febbraio.
    Ho pigiato il tasto che,sul palco del teatro della mia auto radio,recita la voce "random".
     
    Ho dato gas e ,al contempo,ho dato gas allo stereo.
    Ho dato volume alla mia rabbia.
    Ho dato energia a me,che ne avevo bisogno,e alla notte,che ne necessitava quanto me.
    Ho dato voce all'istinto.
    E ho dato la parola a Luciano.
     
    "c'è chi mi vuole come vuole
    un po' più santo
    più criminale
    e un po' più nuovo
    un po' più uguale
    mi vuole come vuole
    c'è chi mi vuole per cliente
    chi non mi vuole
    mai per niente
    e c'è chi vuole le mie scuse
    che ciò che sono l'ha offeso
    di un po': te come ti vogliono?
    di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
    sono vivo abbastanza
    sono vivo abbastanza
    per di qua
    comunque vada
    sempre sulla mia strada"
     
    Ricordo come fosse ieri il tragitto percorso in quei pochi minuti.
    Piazza Vittorio,Il ponte,Corso Casale,Strada Comunale Antica di Superga,
    Piazzale della Basilica,dove dall'alto puoi osservare tutta la città,fino ai suoi confini,
    fino a poter fantasticare di abbracciarla tutta,fino a credere di poterla
    fare tua.

    Ricordo di aver deciso in quel momento cosa fare.
    La decisione da prendere.
    Prendere.
    Perchè era li,a portata di vita.
    Andava solo presa.
    Mi mancavano pochi centimetri.
     
    Luciano mi ha preso in braccio,come fossi un bimbo che non arriva al
    barattolo delle caramelle,e mi ha sollevato.
    Non dico molto.
    Solo un pochino.
     
    Quel tanto che bastava,però,per regalarmi,o per farmi regalare a me stesso,
    la caramella più buona che,fino ad oggi,io abbia mai mangiato.
     
    Grazie Liga.
     
     

    Vecchi vizi

     
    La prima volta la ricordo come se fosse ieri,o,senza esagerare,
    un mesetto fa.
    Ricordo tutto.
     
    Il freddo,perchè il piano di sotto di casa dei miei,all'epoca casa mia,
    è sempre stato freddissimo,anche d'estate,figurarsi a febbraio.
     
    Il silenzio,quello urlato a squarciagola dalla notte,quando anche le nuvole si assopiscono un po'.
    Il silenzio mio,sussurrato ad ogni gesto,ad ogni articolazione,passo,piede,caviglia,gamba,ginocchio,
    col palchetto del corridoio che,antipatico,scricchiolava sotto il mio peso.
    Il tutto per non svegliare i miei,ignari.
     
    Ricordo la tv,vecchissima e senza telecomando,coi bottoncini quadrati color pastello
    sulla destra,dentro uno sportellino grigio-lavatrice.
     
    Ricordo l'odore del divano in pelle,ghiacciato appena mi ci sdraiavo,bollente dopo pochi minuti.
    La coperta,di lana,gialla. Pungente,fastidiosa.
    Indispensabile.
     
    Ricordo l'emozione per un qualcosa che imparavo appena a conoscere,ad amare,tanto
    da tenermi li inchiodato con gli occhi rossi e semichiusi,mentre il resto del mio mondo
    dormiva,beato.
    Amici,compagni,parenti.
     
    Ricordo le maglie dei giocatori in campo,le canotte speciali per la partita delle stelle.
    Azzurre per l'Ovest,bianche per l'Est.
    Ricordo i nomi principali.
    Impossibile dimenticarli.
    Olajuwon,Drexler,Barkley,Jordan,Pippen,Malone,Stockton,Payton,Kemp.
     
    Era l'All Star Game della NBA,la partita delle stelle.
    Insignificante per il 90% del mio mondo,fondamentale per me.
     
    Ore ed ore sveglio nel cuore della notte,poi colazione,pullman e via a scuola
    ad annoiare i compagni con racconti di schiacciate,assist,voli,canestri.
     
    Sarà stato... chesso'... il 1997.
    O 98.
    Da allora non ne ho perso uno.
     
    Ho smesso di alzarmi di notte per vedere i gran premi.
    Dopo il ritiro di Schumi,poi... non ne parliamo.
    Ho smesso di seguire il football americano.
    Del tennis ricordo a malapena le regole,io che mi alzavo per vedere
    in diretta Australian Open o US Open.
     
    Ho messo via un sacco di cose,ma la partita delle stelle no.
    E' sempre li,anche a distanza di 10 e più anni.
     
    Ed è da queste piccole cose,da questi piccoli vizi che non hai perso in un mare
    di cambiamenti che ti accorgi del tempo che è passato.
    Di quanto sei o non sei cresciuto,migliorato,peggiorato.
    O meglio,lo noti da come questi piccoli vezzi,più che vizi,sbocciati anni addietro
    si rapportano col mondo attuale.
     
    Perchè il vedere la partita,sveglio,di notte,al buio,al freddo e con gli occhi semichiusi,non è
    affatto cambiato.
    Sono cambiate le maglie,si.
    E i nomi sulle maglie,certio. Ovvio,fisiologico.
    Via i vecchi totem,dentro la nuova generazione... Lebron James,Bryant,Iverson,Shaq,KG,
    Kidd,Yao e via dicendo.
    Ma non è quello,a colpirti,ad aprirti gli occhi anche all'alba di un giorno che
    nascerà stanco per forza di cose.
     
    E' il contorno,ciò che ti circonda.
    Anzi,sei proprio tu.
     
    Perchè ora come allora,il tuo mondo continua a dormire. Beato,sempre beato.
    Amici,compagni,parenti.
     
    Ma tu,oggi,affronti tutto in maniera diversa.
    Non ti svegli alle 2.00 sperando di non farti beccare da mamma e papà.
    Arrivi direttamente a quell'ora dalla nottata cominciata parecchio prima.
    E sei a casa dei tuoi.
    Casa tua è un'altra.
     
    Apri la porta,fai piano per non svegliare nessuno... ma se dovessero svegliarsi,amen.
    Gli occhi stentano a chiudersi,perchè col tempo la notte è diventata amica fedele,non
    vigliacca traditrice.
    E perchè hai fatto del caffè,che schifavi,un prezioso alleato.
    Il divano è cambiato,la coperta anche.
    La vecchia Tv è un plasma da 52 pollici,c'è Sky e il decoder.
    Ma non è quello.
    E' la consapevolezza che è diversa.
     
    E,finita la partita,niente libri.
    Niente zaino,niente BUS,niente 61,freddo,bar e liceo.
    Niente compagni da annoiare.
    Niente prof da evitare.
    Niente prese in giro per quegli occhi spenti.
     
    Un'auto,una piazza che poi è la stessa dei tempi della scuola,un letto in cui tuffarsi
    senza dover rendere conto di niente a nessuno.
    E' cambiato tutto.
     
    E mentre l'alba arriva e le stelle si nascondono dietro piccoli angoli di luce,nei
    tuoi occhi le stelle stanno ancora saltando.
     
    Proprio come 12 anni fa...
     
     
     
     
     

    Non sento niente... aumentami le dosi!

     
    Ci sono quei periodi in cui la tua vita sembra piu' piatta del solito.
    Ci sono le tue solie 2/3 spie che ti segnalano l'anomalia.
    Non è che lampeggino come forsennate,però qualche segnale
    lo mandano.
    L'aereo non sta precipitando.
    Perde solo un pò quota.
    Lentamente,niente di grave.
    Ma scende...
     
    Una delle mie spie è questo Blog,in cui sputo come viene la mia vita,
    nonchè la mia vita come viene.
    E' cambiato.
    Nell'ultimo periodo è proprio cambiato.
     
    Si è arricchito di pensieri,ragionamenti,idee,progetti,intenzioni.
    Piu' o meno profondi,più o meno veritieri.
    Belli,magari.
     
    Ma non "vissuti".
     
    Quello che era una fonte inesauribile di aneddoti e avventure è andato prosciugandosi,
    come se la mia spirale impazzita di corse e avventure si fosse di colpo inceppata.
    Come se non accadesse più nulla di clamoroso nella mia vita "Alla Manera".
     
    Eppure non è così.
     
    La notte continua a corteggiarmi,e io continuo la mia corte spietata a lei.
    Gli orari sono sempre quelli,quelli di sempre.
    Accarezzo l'alba prima di chiudere gli occhi una notte si e una... anche.
    La sveglia non disturba piu' di tanto.
    E i locali li giro sempre volentieri.
    Sempre meno in compagnia,e compagnie sempre meno numerose.
    Cambiano,magari.
    Qualche locale nuovo,qualcuno che non si vede piu'...
     
    Mah,insomma,la spirale gira...
     
    E allora cos'è che è cambiato?
    COme mai il blog non parla piu' la stessa lingua della vita che sento di vivere?
    Non lo so...
    O meglio,non lo sapevo,non lo capivo.
    E non lo spiegavo nè al mondo nè,tanto meno,a me stesso.
     
    Poi ,come sempre succede,arriva qualcuno che ne sa più di te...
    E,guardacaso,è sempre la droga ad aiutarti quando sei confuso,
    a schiarirti le idee quando i dubbi e gli interrogativi si condensano a tal punto
    da formare una sottile e fastidiosa nebbiolina fra i tuoi pensieri.
    E la mia droga è la musica.
     
    "...dovrei avere paura,
    ma sono assuefatto pure alle psicosi,
    Non senti niente,aumentami le dosi!".
     
    Lo canta,anzi,lo grida,fra rabbia e orgoglio,J.Ax nel suo ultimo disco.
     
    Che sia quello il punto?
    "non sento niente.
    Aumentami le dosi".
     
    Mi sono assuefatto alla vita notturna?
    Puo' essere.
     
    Perchè il "nulla" che mi sembra che mi circondi,probabilmente sarebbe cmq molto per la maggior
    parte della gente.
    Ma io ormai lo do per scontato.
    Fare le 6?
    Ballare martedi,mercoledi... giovedi... consuetudine.
    Vedere gente,incontrare,sentire musica...
    Night,kebbabbari,piazze,disco,pusher,puttane...
    La notte ha mille facce,e io ormai le ho incrociate più o meno
    tutte lungo la mia strada.
     
    Ogni incrocio ti lascia qualcosa,ed ogni qualcosa che ti porti addosso
    è una sorpresa in meno per l'incrocio successivo.
    E senza sorprese qualche emozione,annoiata,se ne va altrove,a caccia di un altro uomo
    che la porti ad esaltarsi un po' iin qualche angolo di buio.
     
    Bel discorso... ma quindi?
     
    Non lo so...
    La ricerca esasperata di emozioni può portarmi a mille orizzonti
    diversi,ma il più delle volte,proprio per la loro origine "esasperata",si rivelano essere
    deludenti o,quanto meno,poco emozionanti.
     
    Fuori piove.
    Ed è già buio,alle 16.30.
     
    Non lo so.
    Non so davvero.
     
    Forse un viaggio.
    Forse maggio...
     
    Aspetto fiducioso la primavera,sperando che faccia germogliare in me,o anche solo attorno a me,
    qualcosa di nuovo.
    Una situazione,un'avventura o un semplice sorriso.
     
    Sempre e solo dentro di me.
     
     

    La sera perfetta per scrivere

     
    La sera perfetta per scrivere arriva quando meno te lo aspetti.
    Anzi,non te lo aspetti proprio.
    Non da segnali,non lancia messaggi,non prenota un tavolo per tre da
    dividere con te e la tua solitudine.
     
    Se ne frega dei convenevoli,arriva strafottente,irrompe sulla scena e
    ne prende possesso.
    Ha idee semplici,lampi troppo veloci per i tuoi pensieri.
    Un'immagine,un suono,un ricordo.
    Un'ombra,per strada,dietro un angolo buio che quel piccolo lampione laggiu' in fondo
    non puo' smascherare.
    Un'ombra nella tua mente,che il piccolo fuoco della ragione non fa in tempo a scaldare.
     
    Così ti ritrovi a ballare il ritmo che le tue dita compongono a due
    con la tastiera,ritmo che non conosci,non riconosci e,più che altro,non decidi.
    Non sei tu a decidere.
     
    E' solo il momento giusto per scrivere.
    La sera perfetta.
     
    Perfetta perchè scrivere comporta rinunce,rinunce che in quella sera tu non percepisci come tali.
    Non ti interessa non uscire,non vedere,non toccare,non assaporare la notte la fuori.
    Perchè non ci pensi.
    Perchè stai scrivendo.
     
    Non sai cosa,non sai come,il perchè il più delle volte lo immagini appena.
    Però scrivi,scrivi,scrivi.
     
    E scrivendo,solo scrivendo,ti rendi conto che si,qualche segnale c'era.
    Era il sentirsi davvero quel cantante,mentre urlavi a squarciagola nella tua auto.
    Solo.
    Era immaginarsi quella scena,impossibile,lontana anni luce,eppure così  presente in
    quell'istante da renderla vera,da sentirla vissuta.
    Vissuta a tal punto da renderla più simile a un ricordo che a un miraggio.
    Sempre e solo per e nella tua mente.
     
    Era il parlare col cielo,con le stelle,con la luna.
    Senza nulla da dire.
     
    Erano i segnali,ma tu non li hai colti.
    Li acciuffi per i capelli ora,ora che stai scrivendo,ora che la notte passa,tu l'hai persa
    ma non ti pesa,perchè scrivi.
    Scrivi il tutto,o avolte il nulla. Che poi,a ben vedere,son talmente simili...
    Scrivi di te.
    Scrivi dei tuoi amici,di quello che vuoi e di quello che non sai di volere.
    Di quello che sai e di quello che sai di non sapere.
    Di quello che sei,o meglio,di quello che credi di essere.
    Perchè sapere veramente chi sei,beh,quello non lo saprai mai.
    Come tutti.
    O come nessuno.
    Perchè,appunto,il tutto e il nulla spesso combaciano.
    E' tutto ciò che sta nel mezzo che si differenzia,nel bene e nel male. Pressappoco.
     
    La sera perfetta per scrivere spesso è talmente perfetta da trasformarsi in notte.
    E ciononostante riesce a tenerti  li.
    Tu,il tuo pc e quel gomitolo di pensieri che ti diverti ad arruffare rotolandoti
    fra nostalgia e speranze come un gatto sul divano di casa.
    Ingarbugliando il tutto ancora di piu',fino a non distinguere piu' il capo dalla coda.
    Anzi,in modo da confonderli.
    Perfettamente.
     
    La sera perfetta per scrivere,che poi diventa notte,non ha mai colori troppo brillanti.
    Te ne accorgi tardi,ma anche da quello la riconosci.
    Hai una felpa scura,la luce è fioca,una candela tremula di paura circondata dal buio
    della notte sua nemica.
    I lampioni sonnecchiano,i semafori riposano,il sole passato un ricordo sbiadito e opaco,
    il sole imminente una promessa tutta da mantenere.
     
    Una promessa,che,però,non si avvererà.
     
    Perchè la notte perfetta per scrivere rimane tale.
    E non è che morirà senza vedere la luce del domani.
    E' che sarà il Sole ad essere sempre in leggero ritardo.
     
    Quel tanto che basta per non vederla mai,nè farla sua.
     
     
     
     

    Buoni propositi per il 2009

     
    "Ecco,questo si che è un buon proposito per il 2009: cadere in piedi!"
     
    Così recita lo slogan finale di una delle mille mila pubblicità che squarciano la tela
    di risate che la radio,sempre quella,sempre Deejay,mi propone per
    alleggerire il peso della solitudine e della stanchezza mentre rientro verso casa
    nel cuore della notte.
     
    Passa così,inosservata,questa frase,questo concetto,mentre alla guida dell'auto
    osservo il freddo prendere sempre piu' possesso della scena,e mi domando
    quando mai quegli enormi cumuli di neve ai margini delle strade,delle piazze e
    dei parcheggi lasceranno il posto a ciò che c'era prima.
    Ovvero strade,piazze e parcheggi.
     
    Una frase fra le tante inutili buttate li a riempire un vuoto.
    Una frase che pero',al contrario delle tante,rimane appesa ad un dubbio,
    incastrata fra gli occhi e le idee... e non scivola giu'.
    Resiste in testa il tempo che basta per germogliare un pensiero...
    Cadere in piedi... nel 2009... buoni propositi...
     
    Già,ma quali sono i miei buoni propositi per il nuovo anno?
    Cadere in piedi?
     
    Giammai.
     
    Se ho un intenzione per il nuovo anno,è proprio il contrario!
    Io non voglio cercare di cadere in piedi per paura di farmi male.
    Cercare di cadere in piedi significa presagire la caduta,averne paura.
    E,magari,con quella preoccupazione,intaccare il volo,non godersi appieno il
    tentativo di volare,di provare a fare qualcosa...
    Non importa quanto in alto provi ad andare.
     
    Se stai facendo qualcosa di grande,di piccolo,di eroico o insignificante.
    Non conta.
    Ciò che conta è volerlo fare,e volerlo fare senza la paura di sbagliare,
    cadere,farsi male.
     
    Il mio intento è il contrario!
    Io voglio continuare ad avere la forza,il coraggio,la sfrontatezza,anche la stupidità,
    se e quando serve,di provare.
    Saltare,saltare,saltare.
    Sbatterci la testa,la faccia,il muso.
    Cadere,se devo.
    Di schiena,di gambe,di pancia,di faccia.
    Non importa.
    Farmi male,se devo.
    Basta che il salto sia stato pulito,puro,forte.
     
    E basta avere sempre la forza di rialzarsi e sorridere.
    Ogni volta piu' in fretta.
    Ogni volta con piu' gusto.
    Ogni volta piu' forte.
     
    E voglio continuare a passare col rosso,quando mi va.
    Quando mi sembra che ci siano le condizioni per farlo.
    Quando il gioco ne vale la candela.
    Quando serve per recuperare un ritardo.
    O anche solo per sfizio,perchè no?
     
    Pericoloso?
    Dipende dai punti di vista.
    A chi vive a 200 all'ora,puo' sembrare piu' pericolosa un'innoqua rotonda,
    sicura,forte,ma troppo tranquilla,nella quale entrare e perdersi fra una
    precedenza da dare e una da prendere.
    O stare fermo in coda in attesa che qualcuno dall'alto dia il verde.
    Meglio schiacciare il gas e rischiare...
     
    Multa?
    Botto?
    Fa parte del gioco.
    E a me piace giocare.
     
    E voglio anche continuare a tenere gli occhi aperti,sempre,nel 2009.
    Attento a non perdermi la bellezza che mi circonda,e che a volte sembro vedere solo io.
    I tramonti...
    Dio,che tramonti che regala questa città...
    I colori al tramonto,fra il chiaro che muore dietro i denti alpini e le stelle che ci presentano la
    notte stuzzicando la collina di Superga dall'alto,irriverenti.
     
    Voglio continuare a godermi questi spettacoli anche dall'abitacolo dell'auto ferma in coda.
     
    Viaggiare.
    Nel 2009 voglio viaggiare dove ancora non sono mai arrivato.
    Non importa se col fisico o solo con la mente.
    L'importante è non vedere,dietro la linea dell'orizzonte,nulla,
    se non un altro orizzonte.
    Da raggiungere e conoscere.
    E poi superare.
     
    E voglio correre.
    In auto,in bici,a piedi,non importa.
    Voglio senitre il mondo soffiarmi contro il suo alito caldo di vento.
    Sul corpo e nello spirito.
    E continuare ad andargli incontro,sempre piu' veloce,fino a farne parte.
    E ricominciare da capo.
     
    E poi ancora voglio fortissimamente un anno di silenzio.
    Silenzio vergine,immacolato,puro.
    Voglio cercarlo,capirlo,digerirlo,farlo mio senza averne la proprietà.
    Voglio circondarmi di silenzio,non sentire che il nulla assoluto pulsare
    forte e rabbioso intorno a me.
    Voglio quella sensazione di pensieri ovattati,di immobilità morbida,perenne
    ed indistruttibile.
    Voglio quel silenzio dove un fiocco di neve che cade rimbomba all'infinito.
    Voglio racchiuderci dentro tutta la mia energia...
    Per poi sfondarlo senza limite alzando il volume della mia vita,godendomi
    il concerto perfetto,la musica che non esiste ma che sento di avere.
    Da qualche parte.
     
    Credere.
    Voglio continuare a credere in tutto ciò in cui ho creduto
    fino al 2008.
    Nell'amicizia,nel valore dei gesti e nella forza delle parole.
    Nella potenza di un sorriso e nella dolcezza di una pacca sulla spalla.
    Nell'Amore invece che all'amore,nella gente e negli uomini,quei pochi ancora
    che intravedo,nascosti,in giro per le città.
    Alle fiabe,ai racconti,alle leggende,alle utopie.
    Voglio continuare a credere che volere è potere fino a sembrare pazzo.
    Perchè...
    "Chi ci ha già rinunciato
    e ti ride alle spalle
    forse è ancora
    più pazzo di te".
     
    E non dormire.
    Voglio continuare a non dormire.
    Voglio inseguire la notte di città in città,di piazza in piazza,di casa in casa,da uno sguardo all'altro.
     
    Avro' l'eternità per dormire,riposare,arrendermi al tempo.
     
    Almeno ancora per questo 2009 voglio che sia il tempo ad arrendersi a me.

    Auguri BJ


    L'ultimo regalo è sceso direttamente dal cielo.
    Sotto forma di quella candida neve che,come dice
    qualcuno,muove le onde del mio mare facendo si che qualcosa
    arrivi a riva,sulla spiaggia di queste pagine che di tanto
    in tanto mi diletto a riempire.
     
    Bianca,copiosa,fredda.
    E,ovviamente,silenziosa.
     
    Il suono della serranda del locale viene assorbito dai fiocchi
    abbondanti che riempiono l'aria e il vento.
    E,piano piano,le strade.
    I pochi passi chemi separano dall'auto non hanno il tempo di
    vivere.
    Giusto il tempo di lasciare una tenue traccia e via,a sparire sotto
    altra neve.
     
    Nessuno in giro,vuoi per l'ora,vuoi per le condizioni.
    L'alba è lontana ma non lontanissima,il sole comunque
    un lontano ricordo.
    Piazza Vittorio imbiancata è uno spettacolo che merita una passeggiata,
    anche al freddo,anche solo.
    Anche adesso.
    Snobbo i portici per gettarmi nella tormenta,armato di giacca,
    cappello e tanta voglia di pensare un po'.
    Perchè 27 cominciano ad essere un bel numero,che non può scivolarti
    addosso come gocce di pioggia.
    Ti si attacca e non ti molla,proprio come neve.
     
    27 e non sentirli,non volerli sentire.
    Voler solo correre e magari scivolare come da bimbo,su questa
    strada bianca.
    La serata è stata piacevole.
    In molti sono accorsi per il mio compleanno.
    Alcuni sicuri,altri inaspettati.
    Alcuni assenti giustificati,altri meno.
    Ma chi contava,c'era.
    Sempre meno,sempre piu' presenti.
     
    Si è stappato,chiacchierato,bevuto.
    Ma non ballato.
    E andava bene così.
    Qualche foto,parecchi brindisi e tutti a nanna abbastanza presto.
    Il tempo di chiudere il locale e... silenzio.

    Neve,silenzio,freddo.
    Il dopo serata non c'è,un po' perchè davvero non c'è,un po' perchè
    comunque non potrebbe esserci.
    Perchè qualcuno rincasa presto.
    Qualcuno è stanco.
    Qualcuno ha i suoi.
    Qualcuno ha un gancio di qua o di la.
    Qualcuno ha comunque qualcosa,e chi non  ha nulla va via
    perchè,appunto,non ha nulla da fare nè nulla da chiedere alla
    notte.
    E' il segno del tempo che passa.

    27 non sono tanti,ma pesano doppio quando chi ti circonda
    non regge il peso dei suoi.
     
    Rimane pero' la neve.
    E' lei che mi invita a non rincasare. Non ancora.
    Ancora un giro di piazza.
    Ancora un giro di pensieri.
    Ancora un nastro di impronte da lasciare al mondo,
    prima che anche loro vengano inghiottite.
     
    Come i miei pensieri.
     
    Auguri BJ...