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BJ CHIAMA ITALIA

Una vita Alla Manera...
.. e poi c'è... c'è che tanto benzina ce n'è...
... e adesso pedala!
Cose da fare assolutamente entro l'eterno riposo....
Dove anche il tempo si ferma a tirare un pò il fiato...
by 

Lettera ad un amore sbagliato

 
Non piangere.
Soprattutto se non hai ancora cominciato a farlo.
 
Non piangere perchè comunque,per certe cose,non ci sono mai stato portato.
E l'elenco sarebbe lungo.
Certamente più lungo dell'elenco delle cose che,invece,son riuscito a fare.
 
Prendi i puzzle,per esempio.
In casa mia non ce n'è nemmeno mezzo,al limite una decina di quadretti di foto accrocchiate
alla meno peggio,per far si che i ricordi,vanitosi,si specchino un pò e facciano bello
sfoggio di se stessi fra i meandri della mente.
 
Ma puzzle,no.
Nemmeno l'ombra.
 
Per cui non piangere,anche se non lo stai facendo e già mediti di non farlo mai.
Perchè la vita,in fondo,altro non è che un puzzle.
Il cielo,o chi ne fa le veci,manda giù ogni giorno una cascata di pezzi.
A vario titolo.
Ed in ordine rigorosamente sparso.
Scientificamente casuale.
 
Sta a noi,poveri cristi senza nemmeno l'onore di una croce,scovare quelli giusti fra
una miriade di errori.
E,una volta fatti nostri,provare a comporre la figura della nostra vita,senza fra l'altro
che ci venga data una copia,un canovaccio,uno straccio di linea guida da seguire
nella nostra opera di montaggio.
Niente di niente,nemmeno uno schizzo su carta di destino.
 
E diventa così facile sbagliare... per cui non piangere.
Anche se non ti passa nemmeno per un attimo fra i pensieri,fra quei sospiri tremuli che trasformano
in tiepida e vissuta l'aria fredda di questa stagione dai colori intensi,al tramonto più che all'alba.
 
In fondo non abbiamo colpe.
Soprattutto tu.
 
Perchè i nostri due piccoli puzzle,sin dall'inizio,incastrarsi si incastravano.
Eccome.
TAC.
Suono secco e preciso,cartoncino dentro cartoncino a schioccare su base di vetro.
TAC.
Incastro perfetto che quasi non lasciava spazio a dubbi e ripensamenti.
Quasi.
 
Perchè nei puzzle,e così nella vita,non è mai il singolo incastro a far primavera.
Proprio come quella rondine solitaria.
 
E' una bestia strana,la vita.
Camaleontica,mai ferma,anche quando sembra immobile.
Come un grosso fiume.
Come il mare di inverno o il cielo delle notti d'estate.
Come la neve ai bordi delle strade quando la città dorme.
 
Così ciò che ieri ti sembrava magico e perfetto,oggi ti lascia perplesso.
Fino magari a portar nausea,domani.
Il tempo,dicono,darà ragione.
Aiuta e cura i mali.
 
Non è tanto il tempo,quanto il prender coscienza,con l'aumentare degli incastri,
di ciò che il nostro puzzle sta diventando.
Non tanto per questione di forma,che bene o male è quella li indicata sulla confezione
dai mille colori.
Quanto per l'immagine,o,meglio,l'insieme di immaigni.
Non puoi accorgerti subito di quanto disti dalla figura perfetta.
Ma pezzo dopo pezzo,un'idea te la fai.
E' li che il dubbio si infila nello spiraglio che quel "quasi" aveva tenuto aperto.
E' li che devi prendere delle decisioni.
 
Oddio,devi.
Non è detto.
 
Si può anche andare avanti così,facendo finta di nulla.
Quanti puzzle avrai visto in giro per le case di amici essere incompleti o inesatti?
Non muore nessuno.
Stonano solo un pò,nella loro cornice raffinata,tutta lucida e brillante.
Messi comunque in mostra da chi su quel piccolo errore ha la forza di riderci su.
E' andata così... che faccio?
Riparto da zero ad incastrare più di mille pezzi ognuno al suo posto?
 
Alcuni,più consapevoli o molto meno coraggiosi (la differenza è talmente minima...),
li tenogno all'ombra,nella stanza secondaria,in uno sgabuzzino.
Lontano dalla luce e dagli sguardi altrui,sempre troppo curiosi e irriverenti.
Ma a loro,consapevoli del fatto che il trucco c'è e si vede,l'errore fa male due volte.
 
Noi siamo quelli che nel bene o nel male il coraggio lo si tira fuori,quando serve.
Troppo perfezionisti,troppo esteti.
Troppo pretenziosi.
Fedeli a quella frase che dice che "chi si accontenta gode... così così".
Per questo ti ripeto di non piangere,anche se lo vedo da me che non ne
hai comunque voglia.
 
Perchè nel bene o nel male,tutto ciò che nasce dal coraggio non può che dare buoni frutti.
Lo dice la Storia e tante piccole storie con essa e in essa.
 
E allora non piangere come quel giorno in cui con una manata decisa e delicata hai disfatto
quel piccolo puzzle che riposava sul tuo tavolo già da un pò.
Non farlo,perchè hai fatto bene.
 
I pezzi magari combaciavano anche,ma l'immagine che ne scaturiva era sbagliata.
Si notava e si sarebbe notato troppo,una volta incorniciato e appeso nel salotto del tuo domani.
Riparti da zero,sempre senza paura.
Non piangere,non appesantire gli occhi di inutili lacrime,ma tienili puntati dritti verso il cielo,
che continuerà e continua amandare giu' pezzi di puzzle tutti per te.
Alcuni giusti,molti altri meno.
 
Catturali,falli tuoi e riparti,con pazienza e sapienza,e un briciolo di esperienza in più,a
dare un'immaigne alla tua vita che sia degna di te.
Degna dei tuoi sogni,delle tue ambizioni,degna di ogni singola goccia di sudore
che è scesa e scenderà ancora dalla tua fronte.
Sono sicuro che l'immagine finale,domani o appena appena dopo,sarà perfetta.
Com'è giusto che sia.
Per questo ti dico di non piangere.
E so che non lo farai.
 
Quanto a me...
Beh,per certe cose,non ci sono mai stato portato.
E l'elenco sarebbe lungo.
Certamente più lungo dell'elenco delle cose che,invece,sono bravo a fare.
I puzzle,per esempio.
In casa mia non ce n'è nemmeno mezzo...
 
E non ce ne saranno ancora per... per...
Per un pezzo.
 
Quel pezzo che mancherà sempre al mio puzzle,destinato a rimanere incompleto...
Il pezzo mancante sarà quello che andrò a cercare in ogni angolo di vita,in ogni scampolo
di avventura,in ogni viaggio nuovo,in ogni sorriso guadagnato o regalato,in ogni notte
a cui rimboccherò le coperte al sopraggiungere del sole,in ogni brindisi,in ogni urlo
contro il cielo,in ogni canzone che sentirò mia e solo mia...
 
E' quel pezzo che so che non troverò mai a condannare il mio puzzle.
 
Incompleto ed infinito nella stessa misura.
 
 

Passeggiata

 
La penna sussurra alla mia voglia di scrivere che è ora.
Ma la vita urla ad alta voce,e la mia voglia risponde.
Così in un amen mi ritrovo per strada.

Sempre lei,sempre uguale e terribilmente sexy... e di tanti pensieri,idee
e concetti,non mi rimane che il ricordo di qualche immagine...
Che per un testo non c'è tempo.
 
La colazione in piazza Vitto,la rosea compagnia della Gazzetta al tavolo con me.
Attorno gente e grigio a nascondermi la vista della Gran Madre.
Adoro questa foschia che non è nebbia,gentile,rispettosa di ciò che va a sfiorare,senza coprire.
Mi lancio per i portici,perchè a star troppo fermo,più che il freddo,può la noia.

Via Po e le luminarie natalizie... già pronte in rampa di lancio a far da corollario a sogni che forse non si avvereranno mai.
Bancarelle ovunque,quasi il baloon si fosse spostato dalle strade di Porta Palazzo al riparo di queste colonne secolari,
per giocare a nascondino con l'inverno e non farsi trovare quando il buio e il freddo saranno quelli veri.
 
Non mi fan nè caldo nè freddo tutte queste coppiette,mano nella mano a guardar vetrine...
Passo davanti a un negozio,incrocio lo sguardo della ragazza che ci lavora,che da quando si è fidanzata
ha cancellato un tot di numeri dal telefono.
Fra cui,ovvio,il mio.
Rispondo con un sorriso divertito al suo volto sorpreso... e penso che no,davvero,queste coppiette non mi fan nè caldo nè freddo.
E nemmeno tiepido...
 
Fra i tanti artisti di strada spicca il trio jazz in piazza Castello.
Melodie natalizie,fan venire voglia di cioccolata calda e danno una botta di allegria all'aria sonnolenta di questa domenica.
Resisto per qualche kilometro,ma anche io sono un uomo e,come diceva Oscar Wilde,resisto a tutto,tranne alle tentazioni.
Il consumismo mi scuce 10 euro,ma in fondo il cd li vale.
 
Torno sui miei passi,e mi innamoro ancora di Piazza Carlo Alberto.
E,ancora una volta di più,della mia città tutta.
Che oggi sa di Parigi,ma con qualche sorriso in più.
 
I lampioni,accesi già da un pò,solo ora alzano la voce.
Anche il freddo comincia a sembrare più credibile.

Adoro anche lui.
Questo freddo.
 
Fa sembrare più calda anche una piccola casa di 30 mq.
 

Via. Almeno per un pò.

 
Non è un caso che le onde del mare si siano fermate,per un attimo,a rifiatare.
Anche loro per quell'attimo o due si voltano,dando le spalle a quella spiaggia contro la
quale han corso tutta la notte,scortate dal vento e derise dalle stelle.
 
Puntano i loro sguardi increspati di prima mattina verso quel miracolo maestoso che solo
la sua quotidianità può ridurre,almeno in parte,a semplice "alba".
Le stelle,a quel punto,smettono di ridere e si fanno più in la,spingendosi una contro l'altra
verso l'uscita,nascosta dalla collina ligure come fosse un sipario su sogni e segreti che al Sole
non è dato sapere.
E,nel loro ammassarsi ad occidente,trascinano con sè la notte,o quel poco che ne rimane.
 
Forse è questo trambusto di astri e mari e destini a svegliarmi.
O forse il fermarsi del dolce cullarmi delle onde,li,a pochi metri dalla finestra dell'hotel a picco sul mare,
non a caso lasciata socchiusa per tutta la notte,nonostante il freddo cominciasse ad avere sembianze
d'inverno.
O,più concretamente,le urla dei primi gabbiani a prendere il volo verso quel blu intenso che,minuto dopo minuto,sta cambiando pelle,volgendo all'azzurro.
 
Mi muovo nella camera d'albergo come in un sogno,irreale,leggero.
Tutto,anche i miei passi scalzi,anche la mia ombra appena accennata sul muro bianco,
timida sul da farsi,proprio tutto sembra distare anni luce da ieri.
Scosto la tenda e mi lascio trafiggere i polmoni dalla brezza del mattino.
E,trafitto,mi unisco a onde e gabbiani ad ammirare quel miracolo,appunto,chiamato alba.
 
La luce riflessa del Sole su quella tavola che è ora il mare si muove appena,
balla solo un poco,unico segno di vita,cenno di respiro del pianeta che ha perfino
smesso di inspirare aria per espirare vento caldo...
Come un torace che va su e giù appena appena,nel silenzio più assoluto.
 
Ancora avvolta da sonno e lenzuola anche Lei si alza,muove dal letto alla finestra,
mi abbraccia da dietro e aggiunge il suo silenzio al mio,entrambi a contemplare la scena.
Senza disturbare.
Il suo respiro sul collo e la brezza, insieme a dirmi che sogno e son desto,contemporaneamente.
 
Perchè è proprio così,i sogni,spesso e volentieri,sono figli primogeniti ed illegittmi della pazzia,
quella sana.
 
Quella pazzia che solo poche ore addietro mi aveva mosso senza esitazione dalla casa alla macchina,
dalla macchina alla strada,da una città all'altra,da una realtà ad un chissà.
A volte questa città che amo mi sembra troppo piccola per racchiudere la mia voglia di vivere,
allora meglio portarla,questa voglia,questa energia,anche solo per qualche ora,
a sfogarsi un pò,laddove l'unico ostacolo,per i pensieri come per lo sguardo,è l'orizzonte...
dove anche mare e cielo,così diversi tra loro,arrivano a sfiorarsi fino a riconoscersi l'uno nell'altro.
 
La città alle spalle.
E con essa il lavoro,i piccoli problemi quotidiani,le nottate ultimamente troppo vuote
di emozioni ed un sole al tramonto... nemmeno lontano parente di quello che ora
ho di fronte e che mi ha svegliato e risvegliato.
Nascoste negli occhi,appena dietro le retine,le immagini del mare al tramonto,
dei passi lasciati di sera sulla spiaggia deserta,eccezion fatta per qualche pescatore
più romantico di noi,incurante delle nostre risa,delle nostre piccole tenerezze.
 
La conta delle navi all'orizzonte,con le loro storie e i loro intrecci da raccontare ad un'altra sponda lontana.
La scelta dell'hotel,improvvisa,scriteriata e saggia come solo una scelta d'istinto sa esserlo.
Vera.
Viva.
 
Ancora e infine,a pochi passi nella memoria,la notte.
 
Il Sole non ha tempo nè luce per i ricordi,recenti o lontani nel tempo.
Avanza sicuro nel suo incedere,prende quota,ruba la scena a tutto ciò che non gli è dato sapere: sogni,segreti,lune e stelle.
Quando il calore grida chiaro al mondo che il padrone è tornato,ognuno riprende il suo posto,il suo ruolo,il suo dannato e benedetto compito quotidiano.
Tutti con lo sguardo rigorosamente basso.
 
Sarà,a breve,ancora auto e strada,direzione uguale e contraria.
Sarà ancora quella città che tanto amo e a volte detesto.

Sarà ancora giorno.
E anche le onde del mare torneranno a correre,sempre verso la stessa spiaggia...
 
Scortate dal vento e compatite dalle nuvole...
 

Ascolta,si fa sera.

 
"Ascolta,si fa sera".
La voce della signora,impostata,sbuca fuori all'improvviso dalle casse del furgone.
Io non me ne posso rendere conto subito subito,la mente a mischiarsi nel
groviglio di auto e luci rosse e lampioni e frecce davanti a me.
 
Ci va quell'attimo,il tempo che il tessuto spugnoso del cervello si impregni di
ricordi per catapultarmi indietro di un paio di anni.
Quante volte su quella amatissima e maledetta "A4 Milano - Torino",tornando a casa da Como,
ho ascoltato quella vocina,sempre lei,sussurrare al mondo immerso nel suo traffico quel
"Ascolta,si fa sera".
 
E' un colpo al cuore,un battito mancato,ora,sentirla di nuovo.
 
Radio Rai 2,mio padre come immobile alla guida per kilometri e kilometri e quel
filotto di programmi sempre uguali da ascoltare più o meno distrattamente:
"Zapping" di Aldo Forbice,"Giornale Radio","Onda Verde" e poi,appunto,
"Ascolta,si fa sera" ad accompagnare stancamente il rientro a casa dalla giornata di
lavoro in quel di Lurate Caccivio,Como.
Papà alla guida,mio zio Didi di fianco,io semi sdraiato e annoiato dietro.
A volte,con me,sporadici compagni di lavoro... Simo,Chico. Addirittura Iwan.
Una vita e qualcosina ancora di tempo fa.
 
Ricordo gli occhi che si chiudevano,i tramonti laggiù come sfondo,le montagne,il traffico
ed il suono costante del motore e delle ruote sull'asfalto...
Perfino l'odore di pelle dei sedili dell'Audi.
 
"Ascolta,si fa sera" era,ed è tutt'ora,un programma di approfondimento culturale,dura
non più di dieci minuti e prende spunto sempre da una qualche riflessione.
 
Quando lo sento partire alla fine di "Onda Verde" (che mi dice di prendermela con molta calma,
c'è un incidente e la coda durerà ancora a lungo),ripresomi dal mio flash-back,il primo gesto
automatico sarebbe quello di passare da "radio" a "CD" e rimettermi ad urlare a squarciagola
le canzoni del Liga. Sempre lui.
 
Ma... lentezza o destino,non lo faccio,e rimango in ascolto della riflessione di oggi.
 
In breve,un rabbino racconta come andò fra Adamo,Eva e Dio il fatidico giorno in cui
l'uomo raccolse il frutto proibito... dopo vari passaggi,il rabbino spiega che secondo la Torah,
libro sacro agli Ebrei,Dio chiese ad Adamo,che si era nascosto: "Adamo,dove sei?".
 
Secondo il rabbino,che si lancia in una serie di ragionamenti affascinanti e profondi e delicati,
lo scopo dell'uomo,oggi,è rispondere a quella domanda come gli venisse costantemente rivolta...
"Adamo,dove sei?".
 
Qui.
Sono qui.
E dove,se no?
Sono qui,non esistono alternative.
Forse vorrei essere altrove.
Al di sopra di questo traffico che mi blocca in coda su una sperduta strada comasca.
Lontano dal buio che ha già inghiottito il tramonto.
Vorrei,forse,essere in mille altri posti lontanissimi e dietro l'angolo.
Ma sono qui.
E dove,se no?
 
E' la risposta che mi affiora subito sulle labbra,quasi a rispondere di persona e in prima persona
a quella domanda.
Qui. Ora. Adesso.
 
E' un qui da sbattere in faccia al mondo.
Una presa di coscenza e di responsabilità delle proprie azioni.
Si,lo so. Forse dovrei essere altrove.
 
A lavorare,come vorrebbero i miei.
Al locale,come vorrebbero i soci,i contratti,i dipendenti,forse anche i clienti.
A casa mia,anzi,a casa sua,come forse vorrebbe qualche ragazza fra amori,amanti,cuori infranti e
sogni mai realizzati.
In piazza,come vorrebbero gli amici.
In difficoltà,come vorrebbero nemici e detrattori,che quelli non mancano mai.
 
Invece sono qui,Qui,QUI.
 
Lo chiedesse a me,Dio,Gli risponderei esattamente così: sono qui,non mi vedi?
E il "qui" che intendo io non indica un dove,che il dove conta e non conta.
Indica un presente concreto,reale,tangibile,non significa "Sono in giro",significa,sottolinea,
urla al cielo "Sono ora,sono adesso."
Sono vivo,ci sono.
E sono dove,sono come,sono quando voglio io.
 
Penso allora a quante gente non sa dov'è.
Dove siete? "mah,qui... di passaggio".
 
Penso a un presente troppo spesso sottovalutato,ignorato,dato per scontato da troppe persone.
Quelli che corrono a ritroso per inseguire un passato immobile e comunque più veloce di loro.
Lontano.
E che a furia di correre a ritroso,inevitabilmente,inciamperanno,vedendo allontanarsi il passato e
rendendosi conto solo in quel momento di aver danneggiato,nella caduta,anche il presente.
Che invece era li,fermo,a portata di sguardo e di mano. E di sogni,forse.
 
Quelli che corrono col naso all'insù,in cerca di segnali vari ed eventuali dal futuro,che non
avranno sorte poi molto diversa,che a camminare guardando le stelle si sogna l'universo,ma
si inciampa nel primo sasso che si incontra e non si vede lungo il cammino.
"Dove sei?" "Mah,qui,caduto...".
 
Io sono qui.
Immerso nel mio presente,col passato dall'altra parte della strada che ormai ho
attraversato e il futuro dietro l'angolo.
Quell'angolo li,nè lontano nè vicino che prima o poi girerò per
vedere cosa nasconde.
 
Nel mentre,nell'attesa,sono Qui.
 
E dopo aver ascoltato il giorno farsi sera e la sera farsi notte,
annuso già,nell'aria,la notte farsi giorno.
Qui.
 
 
 
 
 
 

LigaLive in Arena 2009

Perfino la Luna,maestosa e "piena" di se", ha dovuto abbandonare convenevoli e buone maniere...

Ha disfatto il tavolo,sparigliato le molli nuvole di passaggio alla rinfusa e lasciato sul panno verde
della quotidiana partita a carte col giorno solo qualche stella,lo stretto necessario per riprendere poi la partita.
Più in là,con calma.
 
Nemmeno lei,indifferente ad abituata a tutto,ha voluto perdersi la magia,la bellezza sublime,
il miracolo dell'Arena di Verona trasformata dal Liga in un catino pieno,ripieno,stracolmo di emozione.
Perchè questo era.
 
Nessun concerto.
Nessun evento.
Nessuno spettacolo.
Solo e solamente emozioni. Emozioni. EMOZIONI....
 
Non c'è scaletta,assolo,voce,strumento,acuto,coro...
Niente di tutto ciò.
Tutto è secondario ed indispensabile.
E' un tutt'uno.
Il cielo con l'Arena,le gradinate col pubblico,la gente col palco,
il palco e l'orchestra,le voci i suoni i rumori i colori gli odori.
Anche gli odori.
L'odore di polvere da sparo dei fuochi esplosi a sorpresa sul finire di "Buonanotte all'Italia" che brucia
le narici e ti risveglia,ti riporta a terra,ti fa capire che si,è tutto vero.
Non è un sogno.
E' solo un concerto di Luciano Ligabue
Da rimanere senza parole.
 
Anche la Luna,raccolte le stelle lasciate sul panno,non saprà come spiegare al Sole
quello che si è perso...
 
 
Photo 1 of 59
I più bei posti in cui ho ballato... o cmq fatto casino...
Gli altri clubs degni di nota...
La mia lenta ma inesorabile conquista del mondo...

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